giovedì 13 Maggio 2021
Home El futbolista genial Waldemar Victorino, non chiamatelo bidone: quattro trofei in un anno con Uruguay...

Waldemar Victorino, non chiamatelo bidone: quattro trofei in un anno con Uruguay e Nacional

L'attaccante di Montevideo fra 1980 e 1981 ha conquistato il 'triplete' a suon di gol: campionato, Copa Libertadores e Coppa Intercontinentale

5 ' di letturaDici il nome di Waldemar Victorino e, in Italia, ti viene in mente una carrellata di ‘bidoni’ arrivati dall’estero senza dare alcun apporto alle squadre di appartenenza.

Ma dareste mai di ‘bidone’ a un giocatore che è stato decisivo, nello stesso anno, per la conquista di campionato nazionale, Copa Libertadores, Coppa intercontinentale e Mundialito? Casomai, se proprio un sostantivo occorre associargli, sarebbe meglio meteora.

Waldemar Victorino, classe 1952: campione o “bidone”?

Già, perché praticamente tutta la carriera di Victorino si potrebbe riassumere in quell’unico, magico, anno a cavallo fra il 1980 e il 1981.

Classe 1952 Victorino è del Cerro, della collina di Montevideo che guarda al Rio de la Plata. Longineo, non tanto alto, si distingue per le sue doti di opportunista dell’area di rigore. Ma fatica a entrare nel giro che conta. Debutta 17enne nelle fila della squadra del suo quartiere, il Cerro, poi debutta fra i professionisti a 22 in seconda divisione al Progreso, sempre di Montevideo. L’occasione di spiccare il salto è con il River Plate, club omonimo dei millionarios di Argentina.

È la svolta perché con i biancorossi in campionato viaggia a una media dalla doppia cifra ogni stagione. Entra così nel giro della nazionale allenata da Josè Marìa Rodriguez. Debutta con la celeste il 9 giugno del 1976 subentrando a Josè Moreira (un nome che ricorrerà nella sua carriera) in un’amichevole al Centenario di Montevideo persa 3-0 con l’Argentina. A fine carriera (l’ultimo match è del settembre 1981 contro la Colombia nelle qualificazioni per i mondiali di Spagna ’82) sommerà 33 gare con 15 gol realizzati. Niente male per un presunto bidone.

Victorino con la maglia dell’Uruguay

La consacrazione in Uruguay arriva con una delle due squadre più rappresentative della capitale, il Nacional Montevideo. Ci arriva dopo la retrocessione del River in seconda divisione nel 1978 e rapidamente diventa la ‘figura’ della squadra. Nel 1979 il titolo va agli acerrimi rivali del Peñarol, ma Victorino si laurea capocannoniere con 19 gol. È il viatico per l’anno d’oro della sua storia, un anno paragonabile a quello dei grandi campioni del pallone quanto a trofei conquistati.

Il primo trofeo arriva ad agosto ed è la Copa Libertadores, cui il Nacional di Pedro Dellacha si è qualificato da secondo della classe nella stagione precedente. In panchina c’è un esordiente, Juan Martìn Mujica, che schiera la squadra con la difesa a uomo a tutto campo e trova così la chiave per vincere in patria e fuori.

Il Nacional vittoria di campionato e Copa Libertadores e Intercontinentale

Nel girone di qualificazione il percorso è quasi netto, fatta salva una sconfitta, in quota, contro The Strongest a La Paz. Nel gruppi di semifinale, invece, Olimpia Asunciòn e i cileni dell’O’Higgins non rappresentano un ostacolo valido.

La finalissima è contro l’Internacional di Porto Alegre, la squadra di Falcão, favoritissima per il titolo. All’andata finisce a reti bianche, il ritorno lo decide, manco a dirlo, Waldemar Victorino. È il 35’: Moreira dopo una fuga inventa un cross dalla destra, sul secondo palo c’è il nostro che la colpisce con la fronte e fa 1-0 battendo Gasperin. Il resto della partita, davanti ai 65mila del Centenario, è una battaglia, con il forcing brasiliano che sbatte contro la vena del portiere Rodriguez. A fine match nello spogliatoio uruguaiano si presenta proprio Falcão: vuole la maglia del numero 9, che chiuderà quella edizione come capocannoniere del torneo con 6 gol.

Victorino in azione con il Nacional Montevideo

Il 21 settembre del 1980 una vittoria contro il Defensor regala al Nacional la matematica vittoria del campionato. Victorino è fra i protagonisti della stagione, anche se il titolo dei capocannonieri va alla punta dei Rentistas retrocessi, Jorge Siviero.

A fine anno c’è un’altra sfida importante, stavolta in nazionale. A Montevideo, a cavallo di Capodanno, si gioca la Copa de Oro, il cosiddetto Mundialito, per festeggiare i 50 anni del primo campionato del mondo del 1930. Vi partecipano tutte le squadre che hanno vinto almeno una edizione del mondiale: salta, però, l’Inghilterra, sostituita dall’Olanda finalista delle ultime due edizioni della rassegna iridata.

Il girone di semifinale è a tre squadre: l’Uruguay affronta e supera Olanda e Italia per 2-0 e Victorino segna in tutti e due i match (quello con gli italiani una vera battaglia, con tre espulsi). In finale c’è un re-match della finale dei mondiali 1950 fra Uruguay e Brasile. Victorino è al centro di quell’attacco e dà un altro dispiacere ai brasiliani. Nel secondo tempo vantaggio di Barrios, pareggia Socrates e a decidere il match è a dieci minuti dalla fine un altro gol di Victorino. L’Uruguay alza la coppa e Waldemar si aggiudica anche il titolo di capocannoniere di quella rassegna.

Victorino esulta dopo un gol

Un bomber di razza, insomma, come conferma la finalissima di Coppa Intercontinentale che si gioca l’11 febbraio del 1981. È la prima edizione in gara unica che si svolge a Tokyo e prende il nome di Toyota Cup. Si affrontano Nacional Montevideo e il mitico Nottingham Forest di Brian Clough. Ancora una volta la garra uruguaya sovverte ogni pronostico.

Passano 10 minuti: Moreira (lo stesso della finale di Libertadores) si libera sulla fascia e crossa, Burns sbuccia il rinvio, sul pallone si avventa Victorino e fa 1-0. E un altro titolo si aggiunge nella già piena bacheca del Tricolor e dell’attaccante.

Victorino vince il premio di miglior calciatore della finale di Coppa Intercontinentale

L’apice della carriera, a 29 anni, è raggiunto. La seconda parte della sua storia calcistica, quella dell’età adulta, non conferma i fasti raggiunti. Priva un’esperienza in Colombia con il Deportivo Cali poi approda con grandi aspettative al Cagliari, assieme al peruviano Uribe, nella stagione 1982/83: 10 partite sole e nessun gol per uno che la porta l’aveva vista sempre benissimo.

Gli ultimi anni di carriera sono da giramondo: Newell’s e Colon di Santa Fe (in serie B) in Argentina, poi l’Ecuador (è capocannoniere a pari merito con altri due calciatori con 23 reti nelle fila del Ldu Portoviejo) e infine il Perù con le sue ultime apparizioni nel 1990 nelle final del Defensor di Lima.

Nella testa, ancora oggi, quella fantastica stagione, a cavallo fra 1980 e 1981, in cui sembrava poter spaccare il mondo: una meteora che, però, non merita l’appellativo di bidone.

LEGGI E COMMENTA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Seguici

Ultimi Articoli

Miracolo a Parigi: la Coppa delle Coppe del Real Zaragoza

Ogni vittoria ha la sua sliding door, il momento clou che cambia il corso della storia, dove gloria e disperazione si sfiorano prima di...

Quattro colonne portanti del nostro amore: ritorna la schedina

"La schedina tra le dita può cambiare la tua vita", cantava un lanciatissimo Toto Cutugno nella sigla, datata 1987, di una fortunata edizione di...

La bellezza del Pescara di Galeone

“Se non si osa nulla, non si può neppure vincere nulla”. Condannato a essere libero come Sartre. Perché un brechtiano che canta la Javanaise...

Real Sociedad Txapeldunak: lo storico titolo di Liga che interruppe una maledizione

C’è una filastrocca che qualsiasi persona dalle parti di San Sebastian è in grado di ripetere a memoria, non importa se si tratti di...
Condividi: