mercoledì 14 Aprile 2021
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Volver: Santi Cazorla e l’infinita connessione con il Submarino Amarillo

3 ' di letturaMettiamola così. Se sei a Lugo de Llanera vuol dire che ti trovi nel bel mezzo delle Asturie. Il posto probabilmente ti dice poco, ma tranquillo, è normale. Forse però qualcuno dovrebbe usarti la cortesia di informarti su un paio di cosette. Perché si dà il caso che sì, anche in un angolo non certo indimenticabile del mondo possa annidarsi un gruzzolo di magia.

L’incantesimo ha un nome ed un cognome: Santiago Cazorla González. Mamma è un’addetta alle pulizie in una qualche impresa locale, mentre papà fa il minatore da quando aveva 16 anni. Santi nasce a ridosso del Natale 1984 e comincia ben presto ad accorgersi di possedere un dono: sapete, la storia del piccolo talento che emerge dalla provincia e si fa strada. Sembra un cliché, ma solo per chi non sa cosa significhi viverla sulla pelle.

Nella sua cameretta spuntano i poster di Laudrup e Zidane. L’intuito è quello. Le movenze saranno similari. Inizia dal basso, nel Covadonga, la squadra cittadina. Poi passa al Real Oviedo. Già adesso le qualità del ragazzino sono nitide: con quel baricentro basso e con quelle fattezze improbabili – tarchiato e compatto all’inverosimile – assomiglia ad una caricatura che danza intrisa di follia sul campo. Geniale, eppure duttile. Risolutivo, ma anche capace di sacrificarsi.

Quando l’Oviedo comincia a passarsela male e retrocede, lui viene venduto al Villarreal. Eccoci. Qui lo scarto con il destino si azzera. Perché Santi ed il Submarino Amarillo sono destinati ad essere una cosa sola. Con le sue qualità convince il severo Manuel Pellegrini e si pianta stabilmente in prima squadra, diventando il giocatore totale che conosciamo: gol, ricami di bellezza, assist, sacrificio. Le sue giocate sono incantesimi: lui è il prestigiatore designato, anzi, El Mago.

Santi: tutto per una maglia

Abbastanza per attirare su di sé i riflettori dei grandi club d’Europa e per conquistarsi uno slot in nazionale. Quando Santi lascia casa sua per Londra, sponda Arsenal, non è infelice. Sa che quella con i Gunners – che ne hanno fatto l’acquisto più costoso del mercato – può diventare un’avventura intrigante. Eppure, proprio come nelle migliori storie d’amore, quel legame con il Sottomarino Giallo, con la sua gente, continua a scavare solchi profondi. Una bava dei sensi che non riesce ad essere limata, perché quando hai amato davvero qualcosa o qualcuno, continua a viverti dentro, anche se provi a non pensarci.

Così, quando la sua carriera sembra spezzata per sempre da una serie di infortuni ai limiti della fantascienza, Santi sente che le forze lo stanno abbandonando. Oltre 600 giorni lontano dal campo da gioco. Per lui è praticamente finita. Eppure sceglie di non arrendersi: si allena, si rimette in carreggiata, a 34 anni tenta un’ultimo giro di giostra.

Cosa lo spinge a fare una scelta simile? Come si fa a dribblare il dolore fisico? Basta davvero una manciata di finte per disorientare i pensieri più tetri? Forse no. Forse serve un motivo. Lo stimolo è il ritorno a casa. Volver. Ogni cosa viaggia in direzione opposta a questo scenario, ma il richiamo dell’amore, quello vero, se ne sbatte delle leggi fisiche. Così Santi torna ad indossare la camiseta amarilla, per un’ultima volta. Quando lascerà definitivamente, il conto reciterà così: 329 partite, 57 gol, 57 assist.

Con la sensazione profonda che, comunque proseguirà la vita, non ci sarà mai un posto troppo lontano da casa, se casa è proprio dentro di te.

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Paolo Lazzari
Giornalista

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