venerdì 24 Settembre 2021
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Toninho Cerezo, una grande carriera e quel mistero mai risolto

4 ' di letturaCome ogni anno, con l’avvicinarsi delle feste natalizie, nella mente di molti italiani – specialmente quelli over 40 – rimbomba una sola domanda: “Dove festeggerà il Capodanno Toninho Cerezo?” Carlo Urbinati, che in Vacanze di Natale interpretava il personaggio di Luca Covelli, all’epoca era sicuro che il brasiliano sarebbe rimasto a casa: “Secondo me dorme, perché è un professionista”.

Vacanze di Natale del 1983 fu senza dubbio il primo “Cinepanettone” della storia e andò a inaugurare un classico del cinema italiano, ovvero il filmone natalizio. E Antonio Carlos Cerezo, per tutti Toninho, malgrado un passaporto, quello brasiliano, sinonimo di allegria e carnevale, dava proprio l’impressione di essere una calciatore serio e professionale.

Cerezo, con i suoi 28 anni, arrivò a Roma nel pieno della propria maturità, potendo vantare già 52 presenze con la nazionale carioca, con cui aveva giocato i Mondiali del 1978 e del 1982. Proveniente dall’Atletico Mineiro, a Roma andò poi a ricomporre assieme a Paulo Roberto Falcao la coppia che reggeva il centrocampo del Brasile, prendendo il posto di secondo straniero lasciato libero dalla partenza dell’austriaco Herbert Prohaska.

Con i giallorossi Cerezo si dimostrò un tuttocampista di prim’ordine, completo in ogni aspetto. Tecnica, corsa, intelligenza tattica, spirito di sacrificio e fiuto per il gol, e non fu un caso che il brasiliano divenne uno dei beniamini della folla, proprio nel momento in cui Falcao aveva iniziato a perdere parte della propria brillantezza. La prima stagione fu agrodolce: dopo un discreto inizio i giallorossi non riuscirono a stare al passo con la Juventus e persero il campionato per soli due punti, mentre in Coppa dei Campioni fu il Liverpool a interrompere i sogni di gloria romanisti, in una finale disputata proprio all’Olimpico e che significò il capolinea di quella squadra creata e plasmata da Nils Liedholm. Arrivò comunque la vittoria in Coppa Italia contro il Verona – Cerezo andò in rete nell’1-1 del Bentegodi – e da lì si aprì una nuova era, targata Sven-Goran Erikson.

Malgrado le buone prestazioni, con l’allenatore svedese disposto a ringiovanire la squadra Cerezo finì fuori dai piani nel nuovo progetto romanista, e Liedholm, nel frattempo passato al Milan, non tardò troppo a mettere il suo nome sulla lista della spesa estiva consegnata al neopresidente rossonero Silvio Berlusconi. Il 1986 fu anno particolare: con la Roma lanciata verso un altro Scudetto il brasiliano si infortunò perdendosi un finale di stagione dove i giallorossi si fecero superare clamorosamente dalla Juve a un turno dal termine. L’infortunio gli fece perdere pure il Mondiale, ma il 14 giugno Cerezo riuscì a rientrare in campo per la gara di ritorno della finale di Coppa Italia con la Sampdoria e fu proprio un suo gol a sigillare il 2-0 che diede alla Roma il trofeo. Fu anche la sua ultima partita in giallorosso, ma anziché al Milan finì proprio alla Samp.

Cerezo vestì per sei stagioni la casacca blucerchiata

Il suo acquisto inizialmente sembrò stonare con il resto della squadra, giovane, rampante e guidata in attacco da Roberto Mancini e Gianluca Vialli, il futuro della nazionale italiana in quegli anni. Invece, Cerezo si incastrò alla perfezione nel gruppo diretto da Vujadin Boskov, come quei mobili talmente belli da poter essere piazzati in qualsiasi angolo della casa, senza entrare in contrasto con l’ambiente circostante. A Genova Cerezo visse una seconda giovinezza vincendo una Coppa delle Coppe, altre due Coppe Italia e uno storico Scudetto, festeggiato tingendosi i capelli di biondo platino, un look, quello sì, che stonava non poco con la carnagione scura e con i suoi folti baffi neri. Purtroppo, anche in blucerchiato arrivò una delusione europea, con la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni contro il Barcelona allenato da Johan Cruyff, vera bestia nera dei doriani in quel periodo.

Quella sconfitta meritava una vendetta sportiva, che arrivò nel dicembre successivo quando il São Paulo di Telê Santana sconfisse il Barcelona nella finale di Coppa Intercontinentale, con Cerezo, nel frattempo tornato in Brasile, in campo. Il brasiliano avrebbe voluto rimanere alla Samp, ma come a Roma anche a Genova era stato chiamato Eriksson per rilanciare la squadra dopo l’era Boskov, e stavolta sembrò saggio lasciar partire un giocatore che aveva appena compiuto 37 anni. Il rientro in patria somigliò a un pre-pensionamento, invece Cerezo visse la sua “terza giovinezza” finendo in un gruppo di giocatori fantastici del quale facevano parte anche Zetti, Cafu, Rai, Palinha, Müller, Dinho, Leonardo e Juninho Paulista. Il capolavoro arrivò però un anno dopo, in una delle più belle finali di Coppa Intercontinentale mai viste, quella con il Milan di Fabio Capello vinta dal Tricolor per 3-2. A 38 anni Cerezo non si tirò certo indietro, marcando il momentaneo 2-1 e venendo premiato come miglior giocatore della finale.

Toninho Cerezo con la maglia del São Paulo

Cerezo si ritirò solo nel 1997, a 42 anni suonati, dopo essere ritornato nel suo Atletico Mineiro. Come molti, anche lui ha intrapreso la carriera di allenatore, alternando esperienze esotiche – Giappone, Arabia Saudita, Dubai – con incarichi in Brasile. Di lui si sa quasi tutto, incluso che è il padre di Lea T, modella transgender, famosa in Italia anche per la sua partecipazione a una edizione di Ballando con le Stelle. Tuttavia, un mistero non è ancora stato svelato: dove avrà passato il Capodanno del 1984?

Juri Gobbini è autore anche di La Quinta del Buitre

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Juri Gobbini
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Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

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