venerdì 30 Luglio 2021
Home El futbolista genial The Mexican Sensation: Raúl Jiménez

The Mexican Sensation: Raúl Jiménez

5 ' di lettura


Il centravanti dei Wolves sta per tornare dal tremendo infortunio, ed è pronto a prendersi l’Europa.


La caduta

29 novembre 2020.
Arsenal e Wolverhampton sono ferme sullo 0-0, Willian batte un calcio d’angolo per i Gunners.
Sulla traiettoria tesa ad uscire c’è il numero 9 in maglia orange Raúl Jiménez, che anticipa di testa David Luiz: il centrale brasiliano colpisce violentemente la tempia del centravanti messicano, l’impatto è violentissimo, i due cadono a terra ma Raúl ha la peggio, tutti i giocatori in campo hanno le mani nei capelli.
Il bomber ha perso i sensi, segue una corsa in ambulanza con operazione d’urgenza al cranio, questione di vita o di morte, non esattamente chiacchiere.

Immagini raggelanti dal pomeriggio dell’Emirates Stadium.

Il puntero che odiava la frutta

Raúl nasce il 5 maggio del ‘91 a Tepeji, ovvero da qualche parte in mezzo al Messico, dove esiste perfino una chiesa di San Francesco da Assisi. È il secondo di quattro figli di una famiglia mestizo, mezzo sangue nativo, mezzo sangue europeo.
Lo chiamano Alo, perché il suo nome completo è Raúl Alonso e devono distinguerlo dal fratellino più piccolo, che si chiama anch’egli Raúl in omaggio alla fantasia di famiglia. Instaura un rapporto simbiotico con la sorellina Miri, al secolo Miranda Jiménez.
Infanzia felice, tanto pallone, tanti sorrisi, frutta neanche a parlarne: in tenera età, gli fanno assaggiare una banana, la sputa, decide che non gli piace e che quindi non mangerà mai più alcun tipo di frutta.
Poco male perché il bimbo è di sana e robusta costituzione, inizia a giocare a calcio in piccole formazioni rionali, ma segna così tanto da meritarsi il viaggio nella vicina Città del Messico: prima due anni al Cruz Azul, poi, soprattutto, la chiamata del Club América.

Azulcrema y Tricolòr

Manco a dirlo, con la maglia de las Aguilas Raúl si mangia i campionati giovanili, fino ad esordire in prima squadra a 19 anni.
Il suo fisico da prima punta è ormai definito, 188 centimetri per 80 chilogrammi che lo rendono difficile da spostare per chiunque, la cattiveria agonistica non manca; resta da migliorare una già buona tecnica individuale, e magari acquisire quel tot di malizia che serve per anticipare i difensori e schiaffarla dentro con continuità.
Il diamante è grezzo ma inizia a splendere, così nell’estate del 2012, quando c’è da mettere insieme la Nazionale Olimpica del Messico, anche Alo sale sull’aereo per Londra. In quella giovane Tricolòr non sarà titolare, ma il back-up del fuoriquota Peralta, reduce da 43 gol stagionali nel Santos Laguna e decisivo anche nel torneo olimpico, con tanto di doppietta in finale al Brasile di Neymar e Hulk. Ad ogni modo, è oro olimpico: giovani come il nostro Raúl, Herrera e Jonathan Dos Santos rimettono il Messico sulla cartina geografica del fútbol.
In patria, Jiménez migliora a vista d’occhio, gioca altre due stagioni vestito di azulcrema e segna un gol ogni tre partite.
Tanto basta per il trasferimento dei sogni: l’Atletico Madrid del Cholo Simeone, campione di Spagna in carica, lo acquista per 10 milioni di euro.

Una scena che in Messico hanno visto 36 volte.

Apprendistato

I rojiblancos hanno appena vinto una storica Liga, e questo enorme attaccante venuto da lontano è chiamato a sostituire Diego Costa, nientemeno.
El Cholo ne apprezza le doti di lottatore, gli concede fiducia, lo aspetta con pazienza.
Non basterà: 28 presenze e un solo gol sono un bottino troppo magro per un club che ambisce ad imporsi a livello europeo; così, dopo una sola stagione Raúl fa le valigie e si sposta qualche chilometro ad ovest, quando il Benfica ne acquista la metà del cartellino per 9 milioni.
In Superliga la musica cambia: Alo è il supersub delle Aquile di Lisbona, quello che entra e decide le partite, sta imparando a dare una mano allo sviluppo della manovra, segna con maggiore regolarità e non smette di lottare, tanto che inizia ad esultare indossando la maschera del suo amico Sin Cara, popolarissimo wrestler messicano.
Ormai è un idolo del Da Luz, nel 2017 segna il gol decisivo per la vittoria del secondo campionato consecutivo, nell’1-0 in casa del Rio Ave. Aggiunge al palmares due coppe portoghesi ed una Supercoppa: a 27 anni è pronto per il definitivo salto nel calcio europeo.

Raised by Wolves

Il neopromosso Wolverhampton di Nuno Espírito Santo lo porta in Premier League pagando 3 milioni di euro per il prestito oneroso.
È una squadra dall’anima latina, fondamentalmente costruita dal superagente portoghese Jorge Mendes (che cura, oltre a quelli di CR7 e di mezza nazionale portoghese, anche gli interessi di Jiménez). Gli Wolves danno subito spettacolo, Adama Traoré rifornisce il tandem composto da Diogo Jota e il bomber messicano, che bagna la sua prima stagione inglese con 12 gol e 7 assist, ed è subito Europa League. Meglio, preliminari di Europa League, ma non è un problema per Diogo e Raúl che massacrano il malcapitato Torino di Mazzarri nel doppio confronto.
Nel frattempo, Raúl viene riscattato per altri 38 milioni di euro: per tutti, al vecchio Molineaux, è The Mexican Sensation.
Diventa l’uomo dei gol pesanti, perché spesso e volentieri mata le big del campionato, e mette insieme altri 27 gol stagionali.
Non bastano i numeri a rendere l’idea dell’attaccante che è diventato: ha una tecnica da numero 10 abbinata ad un fisico da granatiere, un’accelerazione fuori dal comune, la furbizia tipica del lupo affamato e in caccia, eccitato dall’odore del sangue.
Dominante nel gioco aereo, prezioso quando si abbassa a dialogare con i compagni, micidiale in area di rigore, dove – fondamentalmente ambidestro – non ama le conclusioni spettacolari, preferisce trovare la soluzione più rapida ed efficace per fare male. Il suo dribbling è essenziale, le sue finte non sono mai superflue: Raúl sterza, sposta il pallone, lo difende, lo scaraventa in rete.

Raúl Alonso Jiménez Rodríguez

È, semplicemente, l’attaccante più forte in Europa tra quelli che costano meno di 100 milioni. Per questo, durante la scorsa estate, Manchester United e Juventus hanno cercato di strapparlo agli Wolves, senza successo.
È partito Diogo Jota, ora al Liverpool, è rimasto Raúl, leader tecnico del club…fino all’incidente di Londra.

L’ora del ritorno

Sono stati mesi difficili.
La cicatrice sul lato destro del cranio a ricordare quanto se l’è vista brutta, l’amore della splendida compagna Daniela Bassom (una delle più amate wags d’oltremanica, attrice e modella messicana) e della loro piccola Arya a ricaricarlo per la sfida più difficile: rientrare e confermarsi ai suoi livelli, risollevare le sorti degli Wolves, precipitati in 13ª posizione, per poi pensare al suo futuro e ai Mondiali in Qatar con la Tricolòr.

Loading…

Proprio con la Nazionale Raúl si è allenato in questi giorni, e col gruppo di Espírito Santo si allena ormai da più di un mese.
Scalpita, è bollente.
Alo, il puntero dei due mondi, sta tornando più forte di prima, ed è pronto a prendersi tutto.


 

LEGGI E COMMENTA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Seguici

Ultimi Articoli

Ben Brereton, un inglese per la nazionale cilena

La nazionale cilena si è riunita in questi giorni in vista del doppio impegno contro Argentina e Bolivia, valevole per le qualificazione ai Mondiali,...

Llorente: la famiglia più sportiva di Spagna?

Metti una cena di Natale a casa Llorente, sul finire degli anni Novanta. Da un lato il nonno materno Ramón Moreno Grosso, lo zio...

Il quinto numero dieci

L’ala e’ uno di quei ruoli di cui ti innamori subito perché sai che prima di far arrampicare fino in cielo il centrale di...

Miracolo a Parigi: la Coppa delle Coppe del Real Zaragoza

Ogni vittoria ha la sua sliding door, il momento clou che cambia il corso della storia, dove gloria e disperazione si sfiorano prima di...
Condividi: