venerdì 18 Giugno 2021
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Storie di Champions: la “Séptima” e la porta crollata

2 ' di letturaCon il passaggio del turno contro il Liverpool, il Real Madrid ha collezionato così un’altra semifinale di Champions League, trofeo che è ormai diventato il suo terreno di caccia preferito, visti i 13 successi dal 1955 fino ad oggi.

Malgrado l’attuale palmares da urlo, vi fu un periodo in cui i blancos avevano perso lo scettro di re d’Europa, e per 32 anni, dal 1966 al 1998, rimasero a secco di trofei. Tale digiuno fu per molti motivo di scherno, e negli anni Novanta era tipico in Spagna – specie per i tifosi rivali – riferirsi ai successi del Real come “vittorie in bianco e nero”, visto quanto si era evoluta la società e la tecnologia dopo l’epopea dei vari Di Stefano e Puskás.

Tale digiuno sarebbe stato interrotto il 20 maggio 1998, con il Real vittorioso sulla Juventus, ma prima di arrivare alla finale dell’Amsterdam Arena i blancos furono costretti a sbarazzarsi dei campioni uscenti del Borussia Dortmund, che, dopo aver fatto fuori i cugini del Bayern Monaco, già pregustavano un’altra sfida contro la Juventus, battuta dodici mesi prima all’Olympiastadion di Monaco di Baviera.

Tuttavia, la sera del 1° aprile 1998 il Real Madrid si trovò ad affrontare un altro, ben più grave, problema. Pochi minuti prima di scendere in campo, infatti, una porta era crollata di schianto dopo che alcuni tifosi spagnoli si erano arrampicati sulla recinzione, dove la porta era collegata mediante i cavi di sospensione.

Furono attimi di tensione, un episodio curioso che lasciò impreparati tutti, compreso l’arbitro Mario van der Ende che mandò tutti negli spogliatoi, in attesa di trovare una soluzione. I tedeschi avrebbero voluto non giocare, sperando magari di ricevere una insperata vittoria a tavolino, mentre i dirigenti del Real provarono, senza successo, a rimettere in piedi la porta.

All’epoca non era obbligatorio avere una porta di riserva, da usare in caso d’emergenza, così, l’unico posto dove ottenere una porta sostitutiva era la Ciudad Deportiva, il centro d’allenamento del club. Ma il problema non era certo semplice da risolvere. Come trasportare poi la porta al Bernabéu, e installarla in tempo utile?

Il destino volle che Cándido Gómez, un costruttore di Fuenlabrada, si trovasse proprio in quel momento al lavoro nella Ciudad Deportiva. Al vedere arrivare i dirigenti del Real offrì immediatamente il proprio aiuto, anche se nella fretta nessuno aveva preso le chiavi del cancello, che lo stesso Gómez fu costretto a sfondare col proprio camion, sul quale venne caricata poi la porta sostitutiva.

Sembrò un film d’azione, di quelli a la Fast and Furious, con Gómez che sfrecciò a tutta velocità lungo le strade di Madrid fino ad arrivare allo stadio Bernabéu, dove la porta fu installata a tempo di record. Dopo settantacinque lunghissimi minuti, la gara ebbe finalmente inizio.

Il Borussia Dortmund, rimaneggiato, giocò in maniera troppo passiva e il Real ottenne il massimo con il minimo sforzo, grazie alle reti di Fernando Morientes e Christian Karembeu. Il ritorno in Germania produsse solo un soporifero 0-0, che spedì i blancos alla finale contro la Juventus. L’episodio della porta costò al Real una multa salata e una giornata di squalifica del Bernabéu, ma poco importava, visto che in finale Raúl e compagni terminarono alzando al cielo la Séptima grazie a un gol di Pedrag Mijatovic.

@JuriGobbini

Juri Gobbini è autore anche di La Quinta del Buitre

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Juri Gobbini
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Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

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