martedì 19 Ottobre 2021
Home El futbolista genial Sergi e il “golazo” che salvò la panchina a Cruyff

Sergi e il “golazo” che salvò la panchina a Cruyff

6 ' di letturaIn casa Barcelona, la sconfitta nella finale di Champions League con il Milan fu uno spartiacque importante nella storia del club, e soprattutto della storia d’amore fra Johan Cruyff e i blaugrana.

Nel maggio del 1994 il ciclo del “Dream Team” sembrò arrivato al capolinea, e il tecnico olandese, d’accordo con la società, iniziò un difficile lavoro di ricostruzione. Il Barcelona iniziò a smantellare quel giocattolo quasi perfetto e molti veterani finirono nella lista dei partenti, come il portiere Andoni Zubizarreta, l’attaccante Julio Salinas, l’esterno Jon Andoni Goikoetxea, il terzino Juan Carlos, mentre Micheal Laudrup già aveva deciso di andarsene spontaneamente dopo divergenze proprio con il tecnico olandese.

Confidando del proprio “tocco magico”, Cruyff operò in maniera abbastanza strana sul mercato, e l’unico acquisto che diede i suoi frutti fu quello del difensore Abelardo, che era comunque un pilastro anche nella nazionale. Alcuni rinforzi arrivati a Barcelona quell’estate furono indefinibili, e gente come Jose Mari Garcia, Igor Korneev, Xabier Eskurza, Xavier Escaich divennero ben presto oggetti misteriosi, mentre il rumeno Gheorghe Hagi tornò in Spagna dopo l’esperienza di Brescia, ma nella Liga il “Maradona dei Carpazi”, malgrado il talento, non riuscì mai a fare la differenza.

Curiosa fu la gestione dell’eredità di Zubizarreta: Cruyff decise di puntare tutto su Carles Busquets – papà di Sergio – un portiere che usava di solito i pantaloni della tuta e che era fortissimo con i piedi, ma anche troppo spavaldo nei passaggi e soprattutto poco affidabile all’ora di parare. Per fargli da riserva fu chiamato invece il promettente Julen Lopetegui, già nel giro della nazionale, che venne però immediatamente bocciato dopo aver incassato 5 reti nella Supercoppa contro il Real Zaragoza, mentre fu dato persino spazio allo sconosciuto Jesús Mariano Angoy, che a 29 anni era ancora in rosa solamente per aver sposato la figlia di Cruyff.

Visto che in passato aveva funzionato, Cruyff iniziò allora a buttar dentro molti elementi della Cantera blaugrana, incluso il figlio Jordi. I fratelli Roger e Oscar Garcia, Ivan de la Peña e Albert Celades furono altri giovani lanciati in pianta stabile, mentre il terzino Sergi Barjuan aveva già debuttato nella stagione 1993-94, tanto da guadagnarsi immediatamente la chiamata al Mondiale 1994 da parte di Javier Clemente.

Sergi e Ferrer, in quegli anni terzini di Barcelona e nazionale spagnola

Alto appena 1,72, ma forte, tenace ed esplosivo, nella Cantera blaugrana Sergi aveva iniziato come ala, salvo riconvertirsi in terzino di fascia: il suo arrivo in prima squadra completò il lato sinistro della difesa, visto che dopo l’addio di Julio Alberto il Barcelona aveva faticato a trovare un elemento di qualità nel ruolo, con Juan Carlos che mai aveva convinto. Con lui e Albert Ferrer, l’allenatore olandese si dotò così di due terzini rapidissimi, sempre disposti ad incorporarsi alle azioni d’attacco, abili nei cross ma anche capaci di ripiegare prontamente e tappare eventuali lacune della difesa grazie alla velocità. L’affidabilità era anche l’arma in più di Sergi, il quale giocò più minuti di tutti nelle stagioni 1994-95 e 1995-96.

Nell’estate 1995 Cruyff effettuò la seconda fase di restaurazione della rosa: via Ronald Koeman, Hristo Stoichkov, Aitor Begiristain ed Eusebio, mentre Romario aveva salutato già a gennaio. Fra gli acquisti, spiccarono Luis Figo e Gheorge Popescu, mentre il centravanti bosniaco Mehmed Kodro, pur non facendo male, non rispettò la media gol di San Sebastian, dove aveva segnato 48 reti nelle ultime due stagioni con la Real Sociedad.

Nonostante una discreta partenza, la stagione 1995-96 del Barcelona fu però troppo irregolare e i blaugrana lasciarono per strada punti preziosi. Quella fu anche la prima Liga in cui la vittoria valeva tre punti anziché due, e perciò i tanti pareggi (ben 14) furono la causa per cui i blaugrana non riuscirono mai a chiudere il gap con l’Atletico Madrid, vincitrice del campionato. Ogni qualvolta i colchoneros sembravano sul punto di rallentare la propria marcia, il Barcelona si vedeva infatti incapace di recuperare terreno, come alla trentesima giornata, quando l’Atletico fu sconfitto in casa dal Valladolid, mentre i blaugrana rimediarono un secco 4-1 al Mestalla con il Valencia.

Ad inizio marzo Cruyff si riunì con il presidente José Luis Núñez e le due parti sembrarono più distanti che mai. In teoria il Barcelona era ancora in lotta su tre fronti, Liga, Coppa del Re e Coppa UEFA, con i blaugrana attesi al Philips Stadion di Eindhoven per il ritorno dei quarti di finale con il PSV, ma Núñez era alla finestra per capire come affrontare il futuro. Un eventuale trofeo avrebbe potuto galvanizzare di nuovo la squadra e il club, e dimostrare che Cruyff fosse sulla strada giusta. Viceversa, un cambio al timone sarebbe stato quasi inevitabile.

Cruyff e Núñez: un matrimonio ricco di amore e odio

P-S-V (Para seguir vivos) fu il titolo che capeggiò sulla prima pagina del Mundo Deportivo il giorno della sfida con gli olandesi, con la stampa che non fece che amplificare l’importanza della posta in palio. All’andata il Barcelona aveva solo rimediato un 2-2, e la regola dei gol in trasferta dava così un enorme vantaggio agli uomini di Dirk Advocaat, che per la doppia sfida non poté contare sul diciottenne brasiliano Ronaldo, infortunato.

Il PSV attuale non era minimamente parente di quella squadra che aveva dominato il calcio olandese sul finire degli anni Novanta – vincendo la Coppa dei Campioni nel 1988 – ma poteva contare su alcuni giovani interessanti come Phillip Cocu e Boudewijn Zenden, il bomber belga Luc Nilis e il regista Wim Jonk, rientrato in Olanda dopo la deludente esperienza con l’Inter. In panchina anche un islandese di 18 anni che qualche anno più tardi avrebbe vestito di blaugrana: Eidur Gudjohnsen.

La sera del 19 marzo 1996 il Barcelona sembrò partire con il piede giusto e i gol di José Maria Bakerouno che di gloriose notti europee se ne intendeva – e Figo misero la sfida in discesa già dopo 23 minuti. Cruyff stavolta aveva lasciato da parte la spavalderia offensiva e preferito mettere in tribuna l’unico attaccante di ruolo, Kodro, inserendo invece un difensore in più e alzando il polivalente Bakero, alle cui spalle giocarono Figo ed Hagi. Sembrava che tutto stesse andando per il verso giusto, invece il PSV, spinto dal pubblico, si rifece sotto: Zenden accorciò le distanze a fine primo tempo, mentre René Eijkelkamp ristabilì la parità nella ripresa. Nel frattempo, Nadal si era fatto espellere, lasciando la squadra in dieci. Cruyff fu costretto allora a togliere sia Figo che Bakero e alzare le barricate, sperando di reggere fino ai rigori, mentre la pressione del PSV si stava facendo sempre più incessante. Fu allora che apparve il salvatore, Sergi.

Il gol di Sergi nacque da una punizione a favore degli olandesi, giusto qualche metro fuori dall’area catalana. Il tiro fu respinto dalla barriera, con la sfera che finì nel cerchio di centrocampo, dove un olandese cercò di ributtarla in avanti, con Sergi che andò a pressarlo. Il difensore blaugrana, nonostante i soli 172 cm, riuscì a intercettare il rilancio spizzando la palla e spendendola nella metà campo rivale. Iniziò così una cavalcata di 60 metri che portò il terzino dritto verso Ronald Waterreus. Anche se aveva già segnato una rete in quella stagione, il difensore non era certo un habitué del gol, e quando la conclusione di sinistro, il suo piede, venne respinta, in molti si disperarono per l’occasione mancata. Ma Sergi era uno che non mollava mai, e fu anche fortunato che la ribattuta gli ricadde proprio sui piedi. Nel frattempo, tre difensori erano arrivati a chiudergli lo specchio, ma Sergi ebbe la freddezza di scartarne uno e di puntare di nuovo la porta, scaricando in rete di destro, nonostante l’opposizione di un secondo avversario.

Con soli dieci minuti da giocare, il gol sentenziò l’incontro e la qualificazione. Il Barcelona era così ancora in corsa per la Coppa UEFA, e Cruyff poteva finalmente respirare. Sergi, l’inaspettato eroe, gli aveva salvato la panchina, anche se la pace durò poco in casa blaugrana.

Ad aprile il Barcelona incappò in un periodo no, prima la sconfitta nella finale di Coppa del Re con l’Atletico Madrid, poi due punti scialacquati in casa del Racing Santander, infine l’eliminazione da parte del Bayern Monaco nella semifinale di Coppa Uefa. Ad aggiungere benzina al fuoco, poi, la sconfitta casalinga contro la capolista Atletico Madrid, che di fatto chiuse il campionato, spedendo i blaugrana a -6 con sole cinque giornate dal termine.

Da lì in avanti fu solo un conto alla rovescia verso l’esonero di Cruyff, con la tifoseria divisa a metà. In un sondaggio del Mundo Deportivo, i vari fan-club si pronunciarono così: il 52% avrebbe dato ancora fiducia a Cruyff, il 32% lo avrebbe esonerato in quel momento, mentre il 16% lo avrebbe cambiato a fine stagione. Furono settimane intense, e dopo molti tira e molla Cruyff alla fine venne licenziato alla vigilia di Barcelona-Celta Vigo, penultima di Liga: all’olandese fu così negato l’ultimo saluto da parte del Camp Nou, con lo stadio che si schierò però tutto dalla sua parte, mettendo in atto la classica pañolada verso il palco presidenziale. Si chiuse così un glorioso capitolo, e quella fu anche l’ultima stagione di Cruyff come allenatore. Sergi, invece, continuò in blaugrana fino al 2002, quando passò all’Atletico Madrid dove chiuse la propria carriera nel 2005. Per anni fu il terzino sinistro titolare delle Furie Rosse, con cui vanta 56 presenze e 1 rete, arrivata il giorno del suo debutto contro la Polonia.

@JuriGobbini

Juri Gobbini è autore anche di La Quinta del Buitre

COMPRA ORA A SOLI € 1,99

LEGGI E COMMENTA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Juri Gobbini
Juri Gobbinihttps://www.amazon.it/dp/B08357KH4V
Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

Seguici

Ultimi Articoli

Ben Brereton, un inglese per la nazionale cilena

La nazionale cilena si è riunita in questi giorni in vista del doppio impegno contro Argentina e Bolivia, valevole per le qualificazione ai Mondiali,...

Llorente: la famiglia più sportiva di Spagna?

Metti una cena di Natale a casa Llorente, sul finire degli anni Novanta. Da un lato il nonno materno Ramón Moreno Grosso, lo zio...

Il quinto numero dieci

L’ala e’ uno di quei ruoli di cui ti innamori subito perché sai che prima di far arrampicare fino in cielo il centrale di...

Miracolo a Parigi: la Coppa delle Coppe del Real Zaragoza

Ogni vittoria ha la sua sliding door, il momento clou che cambia il corso della storia, dove gloria e disperazione si sfiorano prima di...
Condividi: