martedì 19 Ottobre 2021
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Romario & Cruyff: due geni e una insolita promessa

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Febbraio, mese di carnevale, periodo di calvario per tutti i brasiliani impegnati in Europa, costretti a giocare al freddo del vecchio continente, lontani dalla festa allegorica, condita da femmine sensuali che ballano al ritmo di samba. Ne sa qualcosa Romario, che ai tempi del Barcelona arrivò persino a pregare Johan Cruyff per aver un permesso extra di qualche giorno per volare in Brasile a festeggiare il carnevale. A ricordarlo lo stesso attaccante in una recente intervista a ESPN.

Cruyff, davanti alla richiesta, annuì, promettendo Romario che lo avrebbe lasciato partire solo in caso di una doppietta nella seguente partita. Uno stimolo in più – semmai ce ne fosse stato bisogno- una occasione che “O Baixinho” difficilmente si sarebbe lasciato sfuggire. Romario, stando sempre al suo racconto, fece però di meglio. Di gol ne segnò addirittura tre. Dopo il terzo guardò la panchina ricordando a Cruyff la promessa. Nell’intervallo arrivò a tutta velocità negli spogliatoi e iniziò a svestirsi, pronto per la doccia. Voleva essere sostituito. I compagni lo osservarono incredulo. Lui però si rivolse di nuovo a Cruyff, battendo l’indice sul polso: “Mister…l’aereo parte in una ora”

Cruyff era un visionario e un grande motivatore, perciò fu logico che il brasiliano fosse oggetto di un trattamento privilegiato, viste anche le 32 reti complessive che Romario riuscì a infilare durante quella stagione: la storia racchiude la genialità dei due personaggi e col tempo si è convertita da semplice aneddoto a leggenda, anche se l’episodio è in realtà una bufala.

Il carnevale del 1994 si celebrò la settimana del 15 febbraio, e sebbene Romario avesse segnato una doppietta – e non una tripletta come sostiene lui – nella sfida esterna del 13 febbraio contro il Real Zaragoza, il brasiliano giocò tutta la gara, con la seconda rete che fu mera consolazione, visto che i blaugrana persero 6-3, una batosta che aprì una grossa crisi in casa Barcelona. Tutta la settimana non si parlò d’altro nei giornali: nell’edizione del martedì del Mundo Deportivo venne riportato come la maggior parte della rosa, all’uscita dagli allenamenti, avesse evitato di fare dichiarazioni sul momento negativo, incluso Romario, il cui silenzio però soprese poco, visto che il brasiliano era solito schivare la stampa.

La domenica successiva, il 19 febbraio, Romario segnò veramente una tripletta in Barcelona-Osasuna, gara finita 8-1, ma non fu sostituito, rimanendo in campo tutti e novanta minuti. Soprattutto, nemmeno in questo caso ottenne nessun permesso extra, visto che tre giorni dopo scese in campo contro il Valladolid, segnando nuovamente un altro gol. Difficile pensare che fosse volato in Brasile la domenica sera per poi tornare il martedì.

Romario poi nel suo racconto fa una confusione tremenda parlando di George Hagi – che arrivò a Barcelona solo l’estate successiva – e di una misteriosa pausa delle nazionali, anche se l’unica occasione in cui il brasiliano si assentò per tornarsene a Rio de Janeiro, dove rimase qualche giorno, fu nel gennaio del 1994, dopo essere stato espulso in Sevilla-Barcelona per un pugno rifilato a Diego Simeone, che lo aveva astutamente provocato. Una settimana prima però il Baixinho aveva segnato una tripletta al Real Madrid: che il viaggio fosse stato concordato in precedenza con Cruyff come premio alle sue prodezze nel Clásico?

Dati alla mano, in quel campionato il brasiliano segnò cinque triplette e quattro doppiette, ma nessuna coincise con una assenza prolungata dai campi. A novembre vi fu un’altra pausa per le nazionali e Romario effettivamente segnò una doppietta al Tenerife, ma il brasiliano non volò da nessuna parte visto che rimase a Barcelona per farsi operare all’occhio sinistro. L’unica occasione in cui il Baixinho venne sostituito nell’intervallo fu una gara di Coppa del Re contro lo Sporting Gijon dove però rimase a secco. Chissà, forse il tempo ha giocato un brutto scherzo alla memoria di Romario, anche se è più probabile che il brasiliano abbia volutamente ingigantito la storiella, per renderla ancor più divertente.

Dopo la vittoria nel Mondiale degli Stati Uniti Romario però si rifece, restando in Brasile a festeggiare fino a fine agosto, mentre i compagni si preparavano per l’imminente stagione. Il Barcelona provò a rintracciarlo in tutte le maniere per farlo tornare, ma lui se la prese decisamente comoda. Al suo ritorno Cruyff lo lanciò di nuovo nei titolari, confidando nel talento del brasiliano – che, per dovere di cronaca, nemmeno all’apice della carriera era stato un grande amante degli allenamenti – ma Romario rientrò in Spagna svuotato, fisicamente e mentalmente. Una ombra rispetto a quello della stagione precedente.

Finché le cose funzionavano, fin tanto Romario demoliva le difese avversarie segnando caterve di reti, tutti era disposti a chiudere un occhio alle sue stravaganze e al suo carattere bizzoso, ma quattro goal in 16 gare di Liga fu decisamente un bottino modesto per gli standard del brasiliano. Il quale da lusso diventò zavorra, per la squadra e il club. Divergenze con Cruyff non tardarono ad arrivare e nel gennaio del 1995 Romario lasciò definitivamente Barcelona per rientrare in Brasile.

Nella stagione 1996-97, il Baixinho provò di nuovo nella Liga spagnola accasandosi al Valencia, dove però si scontrò con l’inflessibile Luís Aragonés, molto diverso da Cruyff nella gestione quotidiana della stella carioca. Romario durò appena cinque partite ma nella stagione successiva rientrò entusiasta al Mestalla in quanto Jorge Valdano, uno dei suoi ammiratori, era stato nominato tecnico del Valencia. Nemmeno stavolta il matrimonio funzionò: il brasiliano si infortunò durante il precampionato, mentre l’allenatore argentino venne esonerato dopo poche partite e sostituito da Claudio Ranieri, i cui metodi ovviamente non andarono a genio a Romario, che già a dicembre se ne tornò in Brasile.

Stefano Borghi, nel suo Cronache dei 90 parla di Romario – prendendo in prestito le parole proprio di Valdano- descrivendolo calcisticamente come una “menzogna che cammina […] che vive mandando messaggi falsi, dando informazioni sbagliate e svelando la verità solo all’ultimo istante. Inutile aggiungere che questa verità di solito scuote la rete”. Romario, il gol è una bugia è anche il titolo dell’episodio numero 10 del podcast di Borghi. Bugia come quella del viaggio premio per il carnevale.

Juri Gobbini è autore anche di La Quinta del Buitre

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Juri Gobbini
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Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

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