venerdì 24 Settembre 2021
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Real Sociedad Txapeldunak: lo storico titolo di Liga che interruppe una maledizione

5 ' di letturaC’è una filastrocca che qualsiasi persona dalle parti di San Sebastian è in grado di ripetere a memoria, non importa se si tratti di un anziano, una donna o un ragazzino che nel 1981 ancora doveva nascere:

“Hay un pase de Olaizola sobre Alonso, centro de Alonso, va a saltar Castro, toca de puños, llega el balón sobre Górriz, ¡disparo de Górriz! Atención, Zamora tiene la pelota, tira y…. ¡goooooool, goooooool, gol de la Real, gol, gooool, gol de la Real, goooooooool! ¡Increíble señores!”.

La filastrocca è in realtà l’emozionante cronaca di Josean Alcorta di Sporting Gijon-Real Sociedad, ultima giornata di campionato disputatasi il 26 aprile 1981. È la narrazione del gol di Jesús Maria Zamora, con cui i Txuri-Urdin [biancocelesti, in basco] conquistarono la prima Liga nella loro storia. Una rete ottenuta allo scadere, arrivata quando tutto sembrava perduto: Real Sociedad Txapeldunak [Real Sociedad campionessa!] potettero gridare finalmente i tifosi. Un anno dopo i baschi fecero il bis, ma l’emozione della prima volta fu irripetibile.

La vittoria nella Liga mise fine anche a quasi 70 anni di maledizione per il club, iniziati quando il Velodromo locale era stato abbattuto per far spazio allo Stadio di Atocha, dimora della Real Sociedad dal 1913 al 1993, anno in cui i Txuri-Urdin traslocarono nell’attuale Anoeta. La decisione fece infuriare in particolare Julian Comet, un francese che aveva portato il ciclismo a San Sebastian sul finire del secolo precedente, mettendo su un negozio di bici e finanziando lui stesso la costruzione del velodromo. Con l’esplosione del calcio in città, il modesto campo di Ondarreta era diventato ben presto obsoleto, e così fu deciso di trasformare il velodromo in uno stadio dedicato al solo calcio, fra le proteste di Comet, il quale lanciò una maledizione destinata a durare nel tempo: “La Real Sociedad non sarà mai più campiona di Coppa”. All’epoca la Liga non esisteva, ma sembrò chiaro con il passare degli anni che quel sortilegio avrebbe funzionato in qualunque competizione il club avesse partecipato.

Nella stagione 1979-80, per esempio, la Real Sociedad era arrivata alla penultima giornata in testa e imbattuta– un record di 38 partite che fu superato solo dal Barcelona nel 2018 – tuttavia la sconfitta in casa del Sevilla aveva permesso al Real Madrid di strappare il titolo al fotofinish, e allora in molti si ricordarono delle parole di Comet. Il campionato 1980-81 vide invece l’Atletico Madrid guidare la classifica per lunghi periodi, ma i colchoneros crollarono nel finale, lasciando via libera alla Real Sociedad e al Real Madrid, che ripetettero il testa a testa di dodici mesi prima. I madrileni si presentarono al turno finale con un punto in meno e con una peggior differenza reti rispetto ai baschi, ciò nonostante, ebbero comodamente la meglio sul Valladolid, mentre le ultime provenienti dal Molinón di Gijon davano lo Sporting avanti 2-1 sulla Real Sociedad.

All’epoca le gare venivano trasmesse via radio e, nella confusione generale, a Valladolid arrivò la notizia della sconfitta della Real Sociedad. Juanito, l’attaccante del Real Madrid che aveva promesso di farsi il campo camminando sulle ginocchia in caso di vittoria, aveva appena iniziato la propria provocazione quando improvvisamente ci fu il dietro-front: al Molinón la gara era ancora in corso, anche se mancavano pochi secondi. Fu in quel momento che iniziò il mito della telecronaca di Alcorta, culminata con lo storico gol di Zamora, forse il più forte giocatore che abbia mai vestito la maglia della Real Sociedad e sicuramente quello più importante nella storia del club.

Quando si parla di identità basca, poi, erroneamente si tende a identificare l’Athletic Bilbao come unico club con il pedigree basco, in realtà anche la Real Sociedad ha sempre vantato una completa sinergia con il territorio. Recentemente il club di San Sebastian ha aperto le porte agli stranieri, e non è un mistero vedere in campo francesi, svedesi o turchi, anche se lo zoccolo duro rimane quello locale. Tuttavia, negli anni Settanta e Ottanta la Real Sociedad poteva vantare una squadra totalmente fatta in casa, e nella rosa campione della Liga solo Diego Alvarez e Lopez Ufarte erano nati fuori dell’Euskal Herria, particolare di poca importanza visto che entrambi si erano trasferiti da piccoli nei Paesi Baschi, il primo a Eibar e il secondo a Irún.

In porta vi era Luis Miguel Arconada, una saracinesca dotato di esplosività e coraggio, un portiere considerato fra i migliori di tutti i tempi in Spagna, e che fu un idolo di una intera generazione. In difesa spiccava invece la coppia centrale Alberto GórrizIgnacio Kortabarria, il primo forte sui palloni aerei e bravo nella lettura del gioco, il secondo risoluto e carismatico. Górriz arrivò a giocare 12 partite – seppur in tarda età – con la nazionale spagnola, mentre Kortabarria, dopo aver esordito con le Furie Rosse nel 1976, decise di abbandonare la Selección per via delle sue idee indipendentiste. Genaro Celayeta e Julio Olaizola erano i disciplinati terzini, mentre a centrocampo Diego e Miguel Angel “Perico” Alonso -papà di Xabi Alonso- apportavano tanta quantità, con Alonso che era in possesso anche di un ottimo tiro dalla distanza che lo vide segnare 47 reti in carriera.

Assieme a loro vi era poi Zamora, il numero 10 della squadra, un raffinato regista a tutto campo che non disegnava le incursioni in area, coadiuvato nella trequarti dal folletto Lopez Ufarte– soprannominato “il piccolo diavolo” – un mancino terribile che era in grado di mettere in soqquadro qualunque difesa con i suoi dribbling o passaggi filtranti. In avanti le reti erano poi assicurate dal baffuto centravanti Jesús María Satrústegui, una specie di “Pruzzo in versione basca”, un attaccante d’area che poteva contare su fisico, combattività e fiuto del gol. A completare il lotto gli attaccanti Pedro Uralde, Santiago Idigoras e un giovanissimo José Maria Bakero, un polivalente centrocampista offensivo che poi sarebbe diventato un ingranaggio fondamentale del Barcelona di Johan Cruyff.

Molti meriti dei successi di quella squadra furono senza dubbio anche del tecnico Alberto Ormaetxea, ex terzino sinistro della Real Sociedad che nel 1978 aveva preso in mano la guida della squadra con soli 39 anni. Personaggio pacato, poco appariscente, Ormaetxea fu bravo nel costruire una squadra organizzata difensivamente, combattiva a centrocampo e letale in attacco, con il pubblico di Atocha come dodicesimo uomo. Lo stadio era un catino caldissimo, con le tribune praticamente attaccante al campo, tanto che esistono a riguardo varie leggende, una delle quali narra di come i tifosi fossero soliti allungare gli ombrelli – oggetto indispensabile, visto che nei Paesi Baschi piove (quasi) sempre- attraverso le maglie della rete, punzecchiando con la punta i guardialinee nel fondoschiena.

Ormaetxea fu fortunato a trovarsi in mano una generazione dorata di calciatori – la maggior parte di quella squadra è nelle varie top-10 del club per numero di presenze o reti segnate – ma allo stesso tempo fu bravo nel tirar fuori il meglio da loro, e la conferma arrivò dodici mesi dopo, quando la Real Sociedad fece il bis nella Liga. Stavolta fu una corsa a tre, con il Barcelona che si inserì nella lotta al titolo assieme al solito Real Madrid. I blaugrana si presentarono a cinque giornate dalla fine con tre punti di vantaggio, ma gli Txuri-Urdin tennero duro, rosicchiando punto su punto fino al sorpasso nella penultima giornata. Il titolo fu poi sigillato in casa, con l’Athletic Bilbao battuto ad Atocha per 2-1 in una festa tutta basca, malgrado la rivalità fra i due club.

@JuriGobbini

Juri Gobbini è autore anche di La Quinta del Buitre

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Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

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