venerdì 30 Luglio 2021
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“O roubo”, la partita più controversa della storia della Libertadores

10 ' di lettura21 agosto 1981, Estádio Serra Dourada di Goiânia. Più di 70.000 tifosi si riversano nello stato del Goiás per assistere allo spareggio valido per il passaggio del turno della Copa Libertadores. Le contendenti sono entrambe brasiliane, e sono le due squadre probabilmente più forti dell’intero continente: il Flamengo guidato da Zico e l’Atlético Mineiro del bomber Reinaldo.

La situazione è particolare, dovuta principalmente al regolamento strano della Libertadores. Al torneo accedono solo le prime due arrivate per ogni campionato nazionale, e i gironi iniziali sono formati sorteggiando non le nazioni. Così per ogni raggruppamento ci sono due coppie di squadre dello stesso paese, e passa solo la prima. Sicuramente un metodo che non aiuta a stemperare la tensione, sempre frequente nelle sfide tra grandi club sudamericani.

Così il girone 3 vede la presenza di Brasile e Paraguay, con i rubronegro carioca e gli alvinegro minerais che si sbarazzano facilmente di Cerro Porteño e Olimpia ma pareggiano due volte 2-2 tra di loro. Il Flamengo avrebbe una migliore differenza reti, ma il regolamento prevede una partita di spareggio, e solo in caso di ennesimo pareggio allora verrebbe considerata come criterio.

Le migliori due squadre del Brasile

La sfida tra il Mengão e il Galo non è roba nuova. Negli ultimi anni sono le due protagoniste del Brasileirão, e sei giocatori di queste due squadre faranno parte della Nazionale che volerà in Spagna per il Mundial. Il Flamengo è capitanato da Zico, aiutato da altri due membri della Seleção come Leandro e Júnior, dall’altra parte c’è Toninho Cerezo insieme a Luizinho e Éder.

Il numero 10 del Mengao non ha bisogno di presentazioni, è uno dei calciatori più forti della storia di questo sport ed è al picco della carriera. L’anima dell’Atlético Mineiro invece non è nei tre nomi appena citati, ma nell’attaccante Reinaldo. Classica punta piccola e molto veloce, festeggia i suoi gol correndo col pugno chiuso alzato per ricordare i Black Panthers e non ha problemi a esprimere tutto il suo disprezzo per le dittature sudamericane. Un giocatore eccellente che chiuderà la carriera al Galo con 255 gol segnati, eppure “stranamente” verrà ignorato da Telé Santana per i Mondiali spagnoli.

L’anno precedente agli scontri in Libertadores i due club si sono trovati contro più volte, con risultati contrastanti. Nell’amichevole prima dell’inizio del Brasileirão il Flamengo domina gli avversari 5-1, ma durante la stagione il divario si riduce e l’Atletico vince in casa 2-1. A sole quattro settimane dalla fine del campionato, nell’ultima amichevole disputata sarà di nuovo il Mengâo a prevalere 1-0.

Il Brasileirão quell’anno ha una complessità organizzativa unica. È diviso in quattro fasi, con le prime tre che prevedono dei gironi ogni volta di diversa composizione e quindi ogni volta ri-sorteggiati. L’ultima parte invece è molto più classica: quattro squadre ad accedere, previste semplici semifinali e finali entrambe in doppio confronto andata e ritorno. In fondo arrivano proprio Flamengo e Atlético Mineiro, e se i carioca arrivano per la prima volta a giocarsi il titolo, il Galo ci è andato vicino già tre anni prima dopo una stagione in cui non ha perso una partita. Solo che Reinaldo viene squalificato per dubbi motivi in vista della finale, quell’anno secca, e l’alvinegro perderà ai rigori contro il Sâo Paulo.

La finale del Brasileirão 1980

L’andata si gioca al Mineirão di Belo Horizonte. Zico non è disponibile, Reinaldo invece è in campo. Finisce 1-0 per il Galo proprio con un gol del suo attaccante più forte. La regola anche qui è intricata: in caso di ugual numero di reti alla fine delle due partite non vengono considerati doppi i gol in trasferta, ma viene favorita la squadra che ha segnato di più nelle semifinali, che in questo caso è il Flamengo. Al Mengâo basta vincere, con qualsiasi risultato, e il ritorno al Maracanâ si preannuncia quindi caldissimo grazie anche ai 154.000 spettatori previsti.

La bolgia che accoglie le due squadre è impressionante. Zico è regolarmente presente in campo, e ci mette sette minuti a far capire che vuole vincere. Passaggio filtrante fantastico che diventa un assist per Nunes, che si trova solo davanti al portiere e segna il primo gol per i padroni di casa. Un minuto dopo però è già pareggio, col solito Reinaldo che si destreggia in area in mezzo ai difensori del Flamengo e trova lo spiraglio per pareggiare. Ma è di nuovo Zico, a pochi minuti dalla fine del primo tempo, a riportare in vantaggio il Mengâo.

Il secondo tempo parte male per il Galo. Reinaldo subisce un colpo alla coscia e si stende a terra. Dagli spalti gli oltre 150.000 tifosi iniziano a urlargli “Bichado!”, che è un modo molto “gentile” per indicare chi è spesso infortunato. Alla fine il bomber ce la farà a rialzarsi e dovrà continuare a giocare, visto che il Mineiro ha già usato le due sostituzioni consentite. E incredibilmente sarà proprio lui a trovare nuovamente il pareggio poco dopo l’ora di gioco, quando un cross di Éder spiove in area e una sua zampata manda il pallone in porta. Non riesce a correre, al massimo può zoppicare velocemente, ma il pugno chiuso di nuovo svetta alto per festeggiare nel gelo del Maracanâ.

Il fattaccio accade due minuti dopo il pareggio. Viene fischiato un fuorigioco, rivedibile, sempre a Reinaldo. L’attaccante rimane sul punto di battuta della punizione, ostacolando la ripresa del gioco. L’arbitro Aragâo scatta veloce verso di lui e tira fuori il cartellino rosso. Espulsione diretta, che dire eccessiva è molto più che un eufemismo. La panchina del Mineiro esplode nelle proteste e il nervosismo sale alle stelle. Il Flamengo in superiorità numerica parte all’arrembaggio, e trova il gol del nuovo vantaggio al minuto 82 grazie a un’azione solitaria di nuovo di Nunes.

A quel punto i giocatori del Galo perdono completamente la testa. Chicâo decide di far fare la conoscenza dei suoi tacchetti a Tita, e viene spedito anche lui fuori. Sulle successive proteste, stavolta completamente inutili, viene espulso anche Palhinha. L’Atlético Mineiro finisce la partita con otto giocatori e non può far nulla per trovare il pareggio. Il Flamengo vince il suo primo Brasileirão, festeggiato nello scenario favoloso del Maracanâ tinto di rosso e nero.

Le premesse di un nuovo disastro

È quindi destino delle due pretendenti al trono del Brasile ritrovarsi l’anno successivo nello stesso girone di Libertadores. Le scorie della finale di campionato sono ancora presenti, ma non succedono ulteriori disastri negli incontri del 1981. Nelle due partite andate in scena in campionato ha prevalso il Flamengo, mentre andata e ritorno del gruppo di Libertadores finiscono entrambi 2-2. L’andata al Mineirâo aveva visto proprio il Mineiro ad avere il doppio vantaggio, ma nel secondo tempo il Mengâo riprende la partita per il rotto della cuffia.

Così diventa necessario lo spareggio per decidere chi vince il gruppo e accede alla seconda fase. Non c’è nulla di definito, nulla di scritto, in piena salsa sudamericana tutto è sospeso e può cambiare da un momento all’altro. C’è da decidere quale sarà il campo che ospiterà la partita, chi sarà l’arbitro, quale giorno giocare. Il clima si fa rovente, l’incertezza dà adito ai peggiori presentimenti. Il ricordo dell’espulsione di Reinaldo dell’anno precedente brucia ancora, tanto che il presidente dell’Atlético Mineiro Elias Kalil dichiara a mezzo stampa che la COMNEBOL sta tramando contro la sua squadra.

Alla fine il giorno è deciso subito, il 21 di agosto. Anche per l’arbitro non ci sono molte discussioni: viene scelto quello considerato come il miglior fischietto brasiliano dell’epoca, José Roberto Wright. Mengâo e Galo si trovano d’accordo sul nome senza troppe discussioni, d’altra parte ha già arbitrato le due squadre nell’andata di Libertadores. Il problema nasce sul campo, dove ci sono opinioni discordanti. Il Flamengo propone molti stadi: il Castelâo di Fortaleza, il Fonte Nova di Bahia, un’estrazione per decidere se giocare al Minerâo o al Maracanâ.

Alla fine però la COMNEBOL impone il Serra Dourada di Goiânia. Al tempo l’impianto deve aver avuto un addetto al manto erboso quantomeno estroverso, perché il rettangolo di gioco si presenta tagliato a scacchiera, con rettangoli opposti chiari e scuri, e in ognuna di queste forme è iscritto un cerchio di colore opposto. Un effetto particolarissimo, che potrebbe ricordare un’opera d’arte d’avanguardia più che un campo da calcio.

O roubo

Le squadre e la terna arbitrale arrivano sullo stesso aereo diretto nello stato del Goiás. Tutti avvertono la tensione salire, salire sempre di più. Il giorno della partita migliaia di tifosi affollano il Serra Dourada, che restituisce un colpo d’occhio che onestamente sa un po’ di sbagliato. Le squadre scendono in campo sembrando piccolissimi pezzi da gioco di elaborata scacchiera, la divisa che più si vede da lontano è nettamente il completo nero dell’arbitro Wright.

Il match inizia e subito si capisce che sarà una guerra più che un incontro di calcio. Tutti affondano la gamba senza tirarsi indietro, e se c’è di mezzo la gamba di un avversario tanto meglio. Il miglior fischietto del Brasile sembra subito in difficoltà, prova a redarguire i giocatori per gli interventi estremamente fallosi ma nessuno gli dà retta. A livello tecnico, nonostante i campioni schierati da entrambi gli schieramenti, la partita è molto brutta. Controlli sbagliati, passaggi sballati, l’unica determinante è l’agonismo sfrenato.

Wright tira fuori tre gialli nei primi venti minuti, visto che a nessuno interessa delle sue ciance. Sembra che tutti i possibili regolamenti di conti risalenti all’anno precedente debbano essere risolti proprio in questa serata. In ogni zona del campo una scivolata rischia di far saltare qualche osso. Alla mezz’ora l’arbitro è stufo, evidentemente non sa più cosa fare per mantenere il controllo della partita. Convoca i due capitani, Zico e Toninho Cerezo, e annuncia categorico: “Il prossimo che vedo entrare in scivolata da dietro lo caccio fuori”.

Passano tre minuti. Al 33′ Zico prende palla davanti alla difesa, come spesso fa per dare il là all’azione del Mengâo. Si trova davanti Reinaldo, che lo affronta entrando in scivolata ma viene saltato da un semplice quanto effettivo cambio di direzione. L’entrata non è cattiva, è impossibile che faccia male al “Galinho”. Ma l’arbitro Wright aveva già mandato l’ultimo avvertimento, così inizia a sgambettare rapido verso il bomber del Galo col fischietto che spara tre colpi acuti, e lo caccia platealmente dal campo. Per la seconda volta in due anni Reinaldo viene espulso contro il Flamengo.

Ovviamente le proteste del Mineiro sono a dir poco veementi. Tutti gli effettivi, tranne il portiere João Leite, inseguono Wright come uno sciame di api infuriate. Ma il direttore di gara non cambia assolutamente idea, anzi sbraccia sempre più nervoso all’indirizzo dei contestatori più accaniti. Sembra che da un momento all’altro possa espellerne altri, ma alla fine decide semplicemente di riprendere il pallone dalle mani di un Palhinha arrabbiatissimo e di consegnarla al difensore del Flamengo. La partita può ricominciare.

Passano un minuto e mezzo, forse due dalla ripresa del gioco. Wright fischia un fallo a metà campo a favore dell’Atlético Mineiro. Il pallone scivola via e lo va a riprendere Éder, che va verso il punto di battuta. L’arbitro si gira e inavvertitamente (o almeno così sembra dalle immagini) va a scontrarsi col giocatore del Galo. Non si capisce se deve aver detto qualcosa, o se un raptus di follia prende possesso del fischietto più importante del Brasile, fatto sta che Wright dopo qualche attimo di shock sventola il secondo rosso della gara.

Éder non si accorge delle intenzioni dell’arbitro. Rimane qualche secondo accucciato per posizionare ammodo la palla, poi alza la testa e vede Wright col cartellino in mano. Non protesta neanche, si gira dall’altra parte e cade in ginocchio, le mani lanciate verso il cielo, e urla disperato. Alcuni giocatori sono fermi in mezzo al campo imbambolati, paralizzati nel non comprendere la situazione. Altri sono delle furie, tra chi si va di nuovo a rubare il pallone e chi prova ad accerchiare l’arbitro. Ma il più scatenato è l’allenatore del Galo, che entra in campo con tutta la panchina. Ormai è delirio allo stato puro.

La partita è sospesa per mezz’ora. C’è voluto l’intervento della polizia per placare di nuovo gli animi. Quando torna un minimo di chiarezza, si comprende che Wright ha cacciato altri due titolari del Mineiro, i soliti Chicâo e Palhinha, insieme ad allenatore e tutti i componenti della panchina. Il Galo si ritrova con sette effettivi e senza sostituzioni disponibili al 35′ del primo tempo. Così i giocatori restanti pensano a una strategia improvvisata, più dettata dalla disperazione che da altro: uno di loro fingerà di subire un infortunio e sperare di bloccare di nuovo, in mancanza di sostituzioni, stavolta definitivamente la partita.

João Leite così si stende a terra e chiama il fisioterapista. Wright se ne frega e fa continuare l’azione, fino a che anche un attaccante del Mineiro finisce a terra steso da un fallo di un difensore avversario. L’arbitro solo in quel momento si muove verso il portiere del Galo e gli chiede di rialzarsi per giocare. Leite fa orecchie da mercante, e Wright decide di chiuderla qui. Quinto cartellino rosso. Il Mineiro rimane in sei uomini, e per regolamento perde la partita a tavolino.

Un lascito durato 32 anni

Telé Santana, che commenta la partita per O Globo, dichiara che la partita sarebbe andata avanti tranquillamente se Wright non avesse espulso Reinaldo. Per un altro giornalista, Luciano do Valle, l’arbitro ha proprio mancato di rispetto verso i tutti i tifosi del calcio. Secondo lo stesso Reinaldo, Wright aveva deciso già da prima del match che avrebbe favorito il Flamengo, che avrebbe collaborato con loro espellendo giocatori del Mineiro. Da parte del Mengâo Júnior invece l’unico modo per fermare i violenti falli del Galo era quello di tirarli fuori dal campo, e di aver sentito Éder dire all’arbitro che l’avrebbe pagata cara dopo che aveva cacciato il loro bomber, ed è per questo che ha dato il rosso anche a lui.

Insomma, come al solito non si capisce molto di quel che effettivamente può esser successo. Lo stesso José Roberto Wright è tornato sulla questione moltissimi anni dopo, nel 2013, prendendosela con l’Atlético Mineiro per il suo attegiamento in campo e con il presidente Kalil per aver esacerbato il clima settimane prima della gara. Rimane il fatto che la COMNEBOL decide di dare la vittoria a tavolino al Flamengo, di fatto convalidando l’operato del fischietto incriminato. Così il Mengâo accede prima alla seconda fase con Jorge Wilstermann e Deportivo Cali, e poi facilmente alla finale contro il Cobreloa. Nonostante il doppio confronto con i cileni si riveli più complicato del previsto, Zico alzerà per la prima volta nella storia del Flamengo la Copa Libertadores.

L’Atlético Mineiro invece, frastornato da una delle partite più assurde della storia del calcio, dovrà aspettare il 2013 prima di riuscire finalmente a conquistare la Libertadores. Presidente non è più Elias Kalil ma il figlio Alexandre, e la stella della squadra non è più un bomber di razza ma un grandissimo numero dieci, che l’anno precedente aveva vestito la maglia proprio dei vecchi rivali rubronegro. Sarà infatti Ronaldinho, proprio come Zico al tempo, a essere il faro guida del Galo che rimonta lo svantaggio di due reti contro l’Olimpia Asuncion e vince ai rigori. Per i tifosi più attempati non si può parlare di vendetta, ma almeno la soddisfazione di aver vinto quel trofeo sottrattogli 32 anni prima.

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