venerdì 30 Luglio 2021
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Notti di Libertadores: 8 maggio 2008, va al San Lorenzo l’ottavo degli idoli con le maglie sbagliate

7 ' di letturaÈ sempre un grande affare quando due squadre della stessa nazione si trovano l’una contro l’altra nelle competizioni continentali. La questione è totalmente amplificata quando si parla di calcio sudamericano. Prima di tutto, proprio perché si parla di calcio sudamericano: la calorosità del tifo, la malignità degli sfottò tra le tifoserie, tutto viene portato a livelli impossibili da comprendere per la placida Europa occidentale.

Ma c’è un’altra questione che rende questi incroci “de copa” ancora più sentiti. In tante nazioni le squadre principali sono tutte ammucchiate nelle città principali. In Brasile è difficile uscire da Rio e São Paulo; Buenos Aires contiene praticamente tutte le squadre principali d’Argentina, così come Montevideo domina in Uruguay; la zona di Santiago è la più prolifica del Cile; e così via per tutti gli altri stati. Così, la maggior parte delle volte che due squadre battenti la stessa bandiera sono accoppiate in un turno, si tratta di un vero e proprio “clásico”.

Queste circostanze si replicano anche nella Copa Libertadores 2008. Gli ottavi di finale vedono subito scontri tra club rivali anche in patria: per il Brasile c’è una paulista contro una carioca, São Paulo contro Fluminense; gli hinchas argentini invece si divertiranno con due club della capitale, il San Lorenzo e il River Plate.

Cosa fare se il tuo idolo gioca per gli altri?

Le due squadre arrivano alla sfida in condizioni totalmente diverse l’una dall’altra. Il River sta passando uno dei momenti più bassi della sua storia: l’anno precedente è stato eliminato dalla Libertadores già dopo la prima fase, e non succedeva da 15 anni; in casa non va molto meglio, visto che non trionfa in campionato dal Clausura del 2004. Il San Lorenzo al contrario è in grande forma, si è qualificato alla Libertadores grazie alla vittoria del Clausura 2007 con una squadra in cui militano “El Pocho” Lavezzi, Jonathan Bottinelli (ex Sampdoria) e l’altro Cristian Ledesma, non quello che ha giocato nella Lazio ma colui che ha avuto esperienze all’Amburgo e in Grecia.

Ma si sa, in Sudamerica se le bandiere esistono ancora e rimangono sempre fondamentali, la maggior parte della rosa di una squadra può esser soggetta ogni anno a grandi sconvolgimenti. Così entrambe le contendenti hanno perso pezzi pregiati negli ultimi anni: i Millonarios hanno visto partire “El Pipita”, Gonzalo Higuaín, ed Ernesto Farías, così sono in mano ai giovani fenomeni Diego Buonanotte e Radamel Falcao, mentre è stato acquistato da poco un altro ragazzo interessante come Alexis Sanchez; il “Ciclón” invece ha visto volare Lavezzi a Napoli, e tre quarti della formazione tipo che ha vinto il Clausura l’anno prima ormai non c’è più, ma ha appena prelevato dal Benfica un attaccante di prospettiva come Gonzalo Bergessio.

In questo valzer di giocatori e allenatori, che vanno e vengono e non si fermano mai, qualcuno deve essersi divertito a scompigliare un po’ la normalità delle cose. Perché quando si legge il tabellino delle due partite ci sono dei nomi che devono essere necessariamente nelle colonne sbagliate. Prendiamo per esempio il River, preso in mano pochi mesi prima dal “Cholo” Simeone. In attacco non c’è più Higuaín, non c’è più Cavenaghi, allora tocca a “El Loco”, Sebastián Abreu. Ma Abreu è sempre stato un personaggio legato al Ciclón, è stato infatti proprio il San Lorenzo ad acquistarlo dal Defensor Sporting nel 1996 e lì è rimasto due stagioni intere, che è il massimo che l’attaccante ha mai sopportato di rimanere nello stesso club.

Ancora peggio però fa il club de Almagro, che ha ben tre storici ex del River tra le sue fila. Il primo è Diego Placente, difensore sinistro che ha debuttato nelle file del Millonarios con Javier Saviola e Pablo Aimar e ha vinto svariati titoli sotto la direzione tecnica di Ramón Díaz, in quello che è stato uno dei periodi migliori del River. Ed è proprio “El Pelado”, l’allenatore che ha vinto di più nella storia del River Plate, a sedere ora sulla panchina del San Lorenzo. E a chiudere questo cerchio maledetto c’è “El Cabezón” Andrés D’Alessandro, uno nato proprio nel barrio de La Paternal ma che è stato un idolo del Monumental fin dal suo esordio, e che ora veste sempre il “diez” ma per i colori sbagliati.

Un’andata tutto sommato tranquilla

L’andata si gioca al Nuevo Gasómetro, lo stadio del San Lorenzo. Gli animi non si scaldano troppo nel primo tempo che vede un gol per parte, Silvéra per il Ciclón e ovviamente Falcao per i Millonarios. Nel secondo invece la temperatura cresce inesorabilmente: quando il terzino del River Villagra ruba palla a Diego Rivero e prova a partire in contropiede, quest’ultimo lo scalcia da dietro. Villagra non la prende bene e gli rifila una manata, facendo subito partire un assembramento da cui non può uscir nulla di buono. Per assurdo, ma neanche troppo, il giovane Falcao è uno di quelli che più cerca di calmare i bollenti spiriti, Andrés D’Alessandro è uno di quelli che invece aizza, buttando il suo testone in mezzo al gruppo e cercando di litigare con tutti quelli che vestono quella che era la sua maglia.

La situazione si chiude senza che l’arbitro estragga un cartellino rosso. C’è tempo per Simeone di cambiare Abreu, che si prende una quantità di fischi dal Nuevo Gasómetro da far tornare l’udito a un sordo per poi fargli spaccare i timpani dal dolore, per inserire il 34enne Ariel Ortega. Ma a tre minuti dalla fine l’arbitro, sugli sviluppi di una punizione dal limite, decide di dare un rigore molto dubbio al San Lorenzo. Così Rámon Díaz si porta a casa la prima parte della sua personale vendetta contro la sua ex squadra, che l’ha ostracizzato dal fútbol argentino per anni, e al Monumental il River sarà chiamato a una prova molto più sostanziosa.

“El milagro”, il miracolo del Ciclón

Nove giorni dopo ci si sposta di barrio, da La Paternal a Núñez, per il ritorno di questo ottavo di finale con molte sotto-trame contorte e vendicative. I due allenatori non fanno grossi aggiustamenti, dopo aver affrontato già una volta gli avversari. Simeone si permette di rischiare fin dall’inizio Buonanotte, che all’andata era partito dalla panchina, mentre Díaz mette in campo Bottinelli al posto di Gastón Aguirre.

Il River sembra di tutt’altro spessore rispetto a dieci giorni prima. Tiene chiuso il San Lorenzo nella sua metà campo, attacca a pieno organico, ma la mano del “Cholo” si vede soprattutto nell’aggressività che ci mettono i suoi giocatori nel recuperare ogni pallone possibile. Questo è l’atteggiamento giusto, ed è subito vincente. Al 12′ una punizione laterale battuta da Abelairas finisce in porta senza esser toccata da nessuno, con Falcao che si avventa sul pallone ma lo liscia clamorosamente traendo in inganno il portiere. Il River continua a schiacciare senza sosta gli avversari, e così Diego Rivero si trova costretto al 42′ a prendere il secondo giallo dell’incontro. Il San Lorenzo rimane in 10, la squadra di Simeone sente odore di sangue e continua a spingere aggressiva, così quando nel recupero Sebastián Méndez si impappina col pallone sulla bandierina d’angolo, sempre Falcao entra in scivolata per rubargli il pallone senza occuparsi troppo della salute dell’avversario.

Effettivamente Méndez si fa male, zoppica vistosamente anche se si rialza subito per andare a dire qualcosina a Radamel Falcao. Ma ormai la miccia è stata accesa, e ovviamente “El Cabezón” è il primo a farla sua. D’Alessandro viene respinto facile, ma ormai tutto il San Lorenzo accerchia Falcao e i suoi compagni che gli fanno scudo. Dall’altra parte del campo arriva però di gran carriera Carrizo, che entra nel capannello di peso e lo buca come fosse burro, e uscirne dall’altra parte dopo aver afferrato per il bavero l’ex compagno di squadra D’Alessandro. La differenza di stazza tra i due è alquanto ridicola per il povero trequartista, che evita gli schiaffi solo perché un compagno di Carrizo lo riesce a trascinare via. Allora il portiere imbufalito vede Bergessio poco più in là e si aggancia a lui, mentre Méndez zoppicante se la prende con qualsiasi membro della terna arbitrale a cui riesce ad arrivare. L’immagine clou della rissa è quella del “Loco” Abreu che cerca inutilmente di rimandare tutti in campo per giocare a calcio.

Il secondo tempo si apre senza Méndez che non ce la fa, al suo posto Aguirre. Al 59′ però succede il disastro. Falcao prende palla a centrocampo e fa un sombrero a Bottinelli, scappando sulla destra. Il difensore del Ciclón recupera di gran carriera e riesce ad anticipare il colombiano in area di rigore, ma si ferma e aspetta che gli arrivi a tiro per stenderlo con una gomitata nella bocca. Penal, calcio di rigore, ed espulsione per Bottinelli che lascia il San Lorenzo in nove. Sul dischetto si presenta proprio il “Loco” Abreu, che punisce la sua ex squadra con un piattone al centro della porta. Il River si porta sul 2-0 ed è in vantaggio di due uomini, e sembra aver chiuso la pratica.

Al Ciclón basta un gol per mandare la partita ai supplementari, per sperare di riacciuffare una serie assurda. Si butta in avanti, 11 contro 9, con la proverbiale forza della disperazione e poco altro in corpo. In queste situazioni basta un nonnulla, uno sforzo in più rispetto agli altri giocatori in campo, per poter ribaltare tutto. Ed è Andrés Silvera, che aveva segnato all’andata, a riuscire a mettere quel briciolo in più. Su un cross basso dalla destra poco pretenzioso, che dovrebbe arrivare docilmente ai difensori del River, lui si avventa come se ne andasse della sua vita e anticipa tutti. Riesce a girarla verso il centro dell’area per Placente, che ormai gioca da trequartista aggiunto, e questo pesca Bergessio libero sulla sinistra. Il bomber non ci pensa due volte a tirare di prima, sul secondo palo, bruciando Carrizo e segnando il 2-1.

Al 70′ il San Lorenzo riesce a mettere il doppio confronto sul pari. Si andrebbe all’extra time, se il risultato rimanesse questo. Il “Cholo” chiama a raccolta i suoi e li spinge avanti, ma l’inerzia della partita sembra cambiata. Due minuti dopo il San Lorenzo guadagna un corner, a batterlo ovviamente Andrés D’Alessandro. Disegna una traiettoria a rientrare a mezza altezza sul primo palo, dove dovrebbe accorrere uno dei suoi a colpire. E arriva, eccome se arriva. È sempre Bergessio ad avventarsi sul pallone, mette la testa senza paura nonostante Villagra ci vada con il piede, e imbuca sul secondo palo con Carrizo che può solo guardare la palla spegnersi di nuovo nella sua porta.

“El milagro” è stato compiuto. Il Ciclón trova il pari, in 11 contro 9, in trasferta al Monumental, zittendo l’intero stadio per la seconda volta. La faccia dei giocatori in bianco dice tutto. Ci sarebbero altri venti minuti da giocare in superiorità numerica per il River, segnare due gol potrebbe non essere un’utopia fosse un’altra serata, ma non quella sera. L’8 maggio 2008, per una notte, i Millonarios si riscoprono “gallinas”, polletti impauriti. Il San Lorenzo passa dopo una partita assurda, dove il cuore ha la meglio sui numeri e le statistiche, e Ramón Díaz chiude la seconda parte di una vendetta servita molto fredda ma che fa tanto tanto male alla sua vecchia squadra.

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