venerdì 30 Luglio 2021
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Notti di Libertadores: 24 maggio 2016, il miracolo nei quarti di finale dell’Atlético Nacional

8 ' di letturaLa Copa Libertadores si differenzia per molti motivi dalla sua controparte europea, ma uno dei principali è che il calcio sudamericano da sempre regala spazio alle outsider. Chiaramente ci sono i grandi club, quelli che all’inizio dell’anno sono chiaramente i favoriti per la vittoria, o quelli dalla grande tradizione. Ma ogni anno sbuca fuori qualche pretendente inaspettata, magari di un campionato secondario, che grazie a solide prestazioni in casa riesce a mettere in difficoltà qualsiasi squadra.

L’edizione del 2016 vede ai nastri di partenza molte squadre blasonate, e qualche d’una più sorprendente. Uno dei club che improvvisamente sale alla ribalta è l’ecuadoregno Independiente del Valle, che dopo aver battuto nella prima fase i paraguaiani del Guaraní si trova in un girone difficile contro il sempre pericoloso Colo-Colo e l’Atletico Mineiro guidato in attacco da Lucas Pratto.

Tra le squadre argentine che sono qualificate alla competizione c’è il Rosario Central, che non gioca la Libertadores dal 2006. Le “canallas” hanno in rosa due giovani talenti dal futuro assicurato nel calcio che conta come Giovani Lo Celso e Franco Cervi, ma anche alcune vecchie glorie all’ultimo tango come “El Chaco” Herrera e giocatori che non hanno sfondato in Europa, per esempio quel Marcelo Larrondo passato senza lasciare traccia dalle parti di Firenze e Torino.

Dalla Colombia si è qualificato invece l’Atlético Nacional, campione del Torneo Finalización (il corrispettivo del Clausura di altri paesi) l’anno precedente. La rosa è buona, c’è più di un giocatore nel giro della Nazionale maggiore, alcune individualità interessanti come Mateus Uribe e Orlando Berrío, e tra i pali un portierone come Franco Armani. Il vero valore aggiunto però è in panchina, dove siede una vecchia volpe come Reinaldo Rueda, colui che è riuscito a portare l’Honduras ai Mondiali del 2010 e l’Ecuador a quelli del 2014. Un’assicurazione di poter ottenere qualsiasi risultato, ci fosse lo spiraglio per puntarci.

Un torneo con qualche sorpresa

Il Rosario Central viene sorteggiato nel Grupo 2, dove sicuramente la squadra favorita alla vittoria del girone è il Palmeiras. Il gigante brasiliano è guidato in campo da due grandi vecchi come Edu Dracena e Zé Roberto (proprio quello che ha giocato per anni in Germania), ma tra le sue fila c’è anche il giovanissimo centrale colombiano Yerri Mina e soprattutto quello che agli occhi di molti osservatori appare uno dei nuovi fenomeni del calcio mondiale, il diciannovenne Gabriel Jesus che infatti a metà stagione annuncerà il suo ingaggio da parte del Manchester City.

Insieme alle Canallas e ai brasiliani ci sono due club uruguagi, il Nacional e il River Plate di Montevideo. Sulla carta dovrebbero essere inferiori, ma il Nacional è squadra di lunga tradizione. All’esordio costringe al pari a reti bianche il Central, mentre nel doppio confronto (consecutivo, nelle giornate 3 e 4) sconfigge incredibilmente tutte e due le volte il Palmeiras. E proprio questi due risultati inaspettati delineano la classifica del Grupo 2, perché il River Plate è chiaramente inferiore e guadagna solo 3 punti, ma il Nacional riesce a stare sopra alla rimonta dei brasiliani e guadagnare il secondo posto, a due punti dai rosarini. E questa è una gran sorpresa.

Nel Grupo 4 invece il compito dell’Atlético Nacional sembra molto più semplice. C’è sì una delle squadre più famose e titolate del continente, il Peñarol che però non è più quello di una volta, ma l’Huracán è il club argentino più debole del lotto e lo Sporting Cristal ha una grande tradizione in Perù ma a livello continentale vanta solo una finale di Libertadores, persa nel 1997. La squadra di Medellín ha vita facile sulle sue avversarie, non chiude a punteggio pieno solo perché dopo cinque vittorie di fila si riposa all’ultima giornata e regala lo 0-0 all’Huracán, a cui basta quel punto per esser sicuro di guadagnare il secondo posto. Il Peñarol vince 4-3 l’ultima partita contro lo Sporting per abbandonare un tristissimo ultimo slot nel Grupo.

Si inizia a fare sul serio

Il tabellone degli ottavi è costruito nella solita maniera un po’ contorta. Le 16 qualificate vengono divise in due “tablas”, in base ai punti fatti nei gruppi. Le prime otto sono guidate proprio dall’Atlético Nacional, e vede il Rosario Central all’ultimo posto. Gli accoppiamenti sono fatti tra una squadra delle prime otto, e la corrispettiva inversa delle ultime. Così la prima del gruppo dei migliori, l’Atlético Nacional, pesca l’ottava del gruppo dei peggiori, casualmente di nuovo l’Huracán. Per questa regola l’ultima squadra delle prime, appunto il Rosario, trova la prima del secondo gruppo, e la sfida col Grêmio non è così semplice.

L’Atlético ha vita semplice, pareggia all’andata ma poi chiude il conto con un pirotecnico 4-2. Il Rosario incredibilmente fa meglio, riuscendo a mantenere la porta inviolata nel doppio confronto contro una squadra che può schierare contemporaneamente talenti come Luan ed Everton. A Porto Alegre segna un gol fondamentale in trasferta ed è corsaro 0-1, mentre al Gigante de Arroyito va a segno Marco Ruben con una doppietta e “El Flaco” Donatti. Così entrambe arrivano ai quarti di finale, e il tabellone le vede di fronte.

L’andata è in Argentina. El Gigante de Arroyito è pieno per questa grande occasione, l’intera Rosario cerca di portare il suo Central in semifinale. E bastano solo cinque minuti alle canaglie per andare in vantaggio. Montoya intercetta il pallone nella metà campo offensiva, e da 35 metri non ci pensa due volte a tirare forte vedendo Armani fuori dai pali. La traiettoria del tiro del centrocampista è perfetta, scavalca il portiere avversario e si infila nell’angolino. Il Gigante rischia di cadere giù dalla gioia degli hinchas argentini, a discapito anche del titolare della Nazionale.

L’Atlético cerca di rispondere, ma è sempre il Rosario a rischiare il secondo gol. “El Chaco” Herrera prende un clamoroso incrocio dei pali con un tiro d’esterno da fuori area, ma è al 60′ che arriva l’opportunità più ghiotta della partita. Herrera protegge palla al limite dell’area per l’accorrente Montoya, che lascia partire una sassata deviata leggermente da un difensore. Armani si è già tuffato, ma incredibilmente riesce col braccio di richiamo a parare e si rialza subito per bloccare la ribattuta di Ruben. Montoya è ancora lì e prova per la seconda volta, ma il portiere argentino si riscatta completamente parando anche questa proprio sulla linea di porta. Tre miracoli in cinque secondi che potenzialmente indirizzeranno tutto il doppio confronto.

Il folle ritorno a Medellín

La prima sconfitta della campagna di Libertadores della squadra colombiana poteva essere effettivamente più larga, ma rimane convenientemente limitata allo 0-1. Quel che Armani ha potuto regalare con un posizionamento non perfetto sul gol, ha ridato con quei tre interventi assurdi. Reinaldo Rueda sa bene che può succeder di tutto al ritorno, visto che si giocherà in casa e comunque l’Atlético Nacional non può essere quello visto a Rosario.

Tredici giorni dopo l’andata argentina, il 24 maggio si gioca all’Atanasio Girardot di Medellín. Rueda schiera la squadra col 4231, lasciando in panchina Berrío. Il Central risponde col suo classico 4312, con Cervi a manovrare da trequartista centrale e Lo Celso pronto a subentrare, come successo in tutto il torneo. Gli spalti dello stadio sono totalmente tappezzati a strisce bianche e verdi, i tifosi cantano già, ben prima del fischio d’inizio dell’arbitro uruguaiano Fedorczuk, fuochi d’artificio illuminano il cielo colombiano. Ci sono tutti gli ingredienti per una grande serata di calcio.

Ma dopo soli otto minuti l’intera Medellín si ammutolisce. C’è un palese tocco con la mano dentro l’area e il Central guadagna un calcio di rigore, che Ruben segna spiazzando Armani. Adesso si fa davvero molto dura, visto che ci vogliono tre gol al Nacional per passare il turno. I colombiani si lanciano in attacco, ma fino a ora la difesa rosarina è stata una delle più solide. Rimbalzano tutto il primo tempo, e al 36′ Rueda è costretto anche a un cambio visto che si è rotto uno dei suoi totem, il mediano Sebastián Pérez Cardona. Bando alle ciance, l’allenatore lancia sul campo direttamente Orlando Berrío e decide di schierarsi ultra offensivo.

La scelta paga. Al 42′ è proprio il nuovo entrato a sfondare sulla destra e a far partire il cross basso su cui si inserisce Macnelly Torres a segnare il pareggio. Un gol che spezza l’equilibrio potenzialmente favorevole al Rosario, che rende ipotizzabile una rimonta. Rientrati negli spogliatoi Rueda cerca in tutti i modi di caricare i suoi, sa che ce la possono fare e lo ripete tutto l’intervallo. E infatti bastano cinque minuti della ripresa all’Atlético per passare in vantaggio: Donatti liscia clamorosamente un rinvio davanti la sua area di rigore, si impossessa del pallone Moreno che serve al centro il venezuelano Alejandro Guerra, solo davanti al portiere. 2-1 per il Nacional che ora può davvero sperare di passare.

La partita diventa ovviamente un assedio dei colombiani, che però non riescono a creare occasioni incredibili. Il Rosario gioca di contropiede, ma Ruben viene colto in fuorigioco quando è lanciato solo davanti ad Armani. L’arbitro assegna sei minuti di recupero, e qui succede di tutto. Al 91′ il difensore del Central Burgos si vede sventolare il rosso dall’arbitro. Al 92′ una punizione defilata di Bocanegra finisce poco sopra la traversa, sul rilancio del portiere sempre Ruben vince il duello di forza con un difensore del Nacional e si trova a tu per tu con Armani. Qui un bomber di razza non ci pensa mai a passarla, ma la pressione gioca brutti scherzi e Ruben decide allora di appoggiarla all’accorrente Cervi, permettendo al terzino avversario di finire la diagonale e ad Armani di chiudere lo specchio della porta. Un’occasione enorme per chiudere la partita, tirata via. E nel calcio certi errori si pagano caro.

Al 95′ l’ultimo entrato per l’Atlético Nacional, l’ala Andrés Ibargüen, prende palla ai trenta metri e si incunea sulla sinistra della difesa del Rosario. Arriva fino alla linea di fondo e mette in mezzo il classico cross della disperazione, il campanile alto e lento. Henriquez, che di lavoro fa il difensore centrale ma ormai è un attaccante aggiunto, svetta però sul pallone e riesce ad appoggiarlo verso la porta. E chi ti sbuca? Ovviamente Orlando Berrío, che anticipa il portiere degli argentini e butta clamorosamente in rete. L’Atlético Nacional ribalta clamorosamente all’ultimo respiro, “en la agonía” come descrive brillantemente la lingua spagnola la situazione.

Gli spalti sembrano letteralmente iniziare a muoversi verso il campo, tanta la gioia che i tifosi colombiani urlano al cielo di Medellín. Ma è proprio sul rettangolo di gioco che succede tutt’altro che un festeggiamento. Berrío infatti, una volta rialzatosi da terra, ha la brillante idea di andare a urlare tutta la sua felicità in faccia al portiere del Central. Un compagno prova a portarlo via, ma Orlando ha troppa adrenalina in corpo. Uno sgarro così però passa liscio da poche parti, figurarsi in Copa Libertadores. È Musto a prendersi il compito di andare a difendere l’onore del compagno, e gli arriva a tirare un calcione prima di esser divisi da giocatori, staff tecnico e steward dello stadio (che ne approfittano per tirare qualche colpetto al difensore argentino, tanto per far capire che aria tira). Ovviamente parte il rissone, con decine e decine di persone in campo, che vede fine quando l’arbitro riesce ad arrivare fisicamente a espellere sia Berrío che Musto.

Il Rosario Central avrebbe ancora due minuti per provare a trovare un gol, che diventano sei visto il ritardo, ma è psicologicamente a pezzi. Così Giovani Lo Celso decide di chiudere la partita con un’altra “roja directa”, quando al 100′ tira una bracciata in stile wrestling alla nuca di Mejia. Prova a spiegare all’arbitro che c’erano storie pregresse, probabilmente dalla rissa di prima, ma è chiara la frustrazione degli argentini. Dopo sessanta secondi dalla quarta espulsione della gara, con le coronarie di tre quarti di Colombia che non ce la fanno più a reggere il colpo, finalmente Fedorczuk fischia la fine.

Orlando Berrío spiegherà giorni dopo di aver avuto quella reazione al gol perché il portiere del Central gli aveva detto qualcosa riguardo al colore della sua pelle, ma a questo punto poco importa. L’Atlético Nacional passa alle semifinali e alla fine andrà a conquistare la Copa Libertadores, 27 anni dopo la sua prima vittoria. In finale trova nientemeno che l’Independiente del Valle, che nel turno precedente ha eliminato clamorosamente il Boca Juniors. Ma anche la favola più bella non può nulla contro la squadra che ha realizzato uno dei miracoli sportivi più clamorosi della storia del calcio sudamericano.

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