domenica 5 Dicembre 2021
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La ‘puerta 12’ resta chiusa e si consuma la tragedia: 71 morti e 113 feriti dopo un River-Boca del 1968. Nessun colpevole per il dramma

3 ' di letturaRiver-Boca, ovvero il ‘superclasico’. In Argentina, insomma, LA partita. Una sfida sempre esaltante, al di là del risultato, che si è rinnovata anche questa notte (ora italiana) con un 2-2 che ha fatto divertire il pubblico della Bombonera.

Un match che, però, evoca anche immagini funeste. Come quella del 23 di giugno del 1968. La partita si gioca al mitico stadio Monumental nel quartiere di Nunez a Buenos Aires. Ma non è il risultato a passare alla storia, un noioso 0-0.

Mancano dieci minuti alla fine della partita quando si consuma il dramma nel settore che ospita i tifosi xeneixes. Il pubblico inizia a defluire dalla curva nord dirigendosi alla porta numero 12. Ma c’è un doppio problema: a causa del maltempo le scale e il pavimento sono molto scivolosi. Inoltre la porta per l’uscita dallo stadio è chiusa.

Il risultato è un momento di panico collettivo che porta la folla ad ammassarsi caoticamente verso le uscite. Centinaia di persone che si ritrovano nello stesso punto e in pochi minuti si consuma il dramma. Nessuno, né le forze dell’ordine né i responsabili dello stadio, sblocca l’uscita. Nel frattempo si sta verificando uno dei momenti più tragici del calcio argentino. Lo dice il bilancio finale, che parla di 71 persone morte, per la gran parte giovani sotto i 25 anni, schiacciate e calpestate per terra o sul cancello e di 113 persone ferite, alcune delle quali portano ancora i segni di quella partita.

Troppo tardi la ‘puerta 12’ fu aperta, per i primi soccorsi e per ammassare i cadaveri da portare all’obitorio.

I responsabili? Come spesso succede, nessuno. Non si riuscì, in giudizio, a indicare responsabilità precise per quella porta rimasta chiusa. Sono anche i tempi della dittatura militare che ha rovesciato il trionfo elettorale peronista del 1965. Tante le omissioni, il clima è di omertà. Ai familiari delle vittime, per evitare che facciano causa, viene offerta una cifra inferiore ai 5mila pesos (intorno ai 1400 dollari), poco più che simbolica. A confermarlo, di recente in una intervista sul quotidiano Pagina 12, l’avvocato di parte civile Carmen Palumbo, che conferma l’accordo stragiudiziale (a pagare furono il River e l’associazione calcistica argentina, l’Afa) ma non specifica le cifre (che per altre fonti si aggiravano intorno ai 1000 dollari per ogni parente delle vittime).

Solo in due rifiuteranno l’accordo e otterranno dal tribunale civile, che condannerà il River e l’Afa, un risarcimento. Sull’entità di quest’ultimo le cifre differiscono. Alcuni dei familiari delle vittime, non direttamente interessati alla causa, parlano di 50mila dollari liquidati a Nélida Oneto de Gianolli y Diógenes Zúgaro, coloro che portarono la questione in tribunale. Per altre fonti la cifra è decisamente inferiore. Così, fra gli altri, riferisce in un articolo nel cinquantenario dei fatti il quotidiano Clarìn, che parla di un risarcimento di 140mila pesos, poco meno di 40mila dollari, non è chiaro se complessivi o se per ciascuno dei danneggiati.

Anche il regime militare non sembra interessato a scoprire la verità: gli oppositori politici dicono che il motivo è la militanza della maggioranza dei tifosi gialloblu, che in curva intonano cori a favore di Peròn, il presidente più amato e spodestato dalla giunta militare. Qualcuno dà la responsabilità degli eventi proprio a una carica della polizia all’uscita della ‘puerta 12’.

Una verità che, nonostante una serie di inchieste giornalistiche e un documentario, probabilmente non emergerà mai.

A restare, a perenne memoria, il ricordo di quei 71 morti per una partita di calcio.

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