venerdì 26 Febbraio 2021
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La Liga: i dieci migliori acquisti di sempre del mercato invernale

10 ' di letturaGennaio, tempo di saldi, ma anche tempo di mercato, quello di riparazione: la tua squadra ha stentato a far gol, ne ha subiti troppi, oppure il crack estivo non si è dimostrato tale? Nessun problema, a patto di trovare la soluzione giusta ai problemi, naturalmente. Negli ultimi anni molti club spagnoli hanno ricorso al mercato invernale per risolvere i loro problemi, anche se non sempre gli acquisti hanno migliorato la situazione. In qualche caso invece si, e i giocatori arrivati sono riusciti avere un impatto, lasciando anche una impronta indelebile nella Liga.

CHRISTIAN PANUCCI (Real Madrid, 1997)

Fabio Capello prese in mano il Real Madrid nell’estate del 1996, con il presidente Sanz che aprì il portafoglio approfittando della legge Bosman. La squadra venne rinforzata in tutte le posizioni, tranne però quella di terzino destro, dove il portoghese Secretario non si era dimostrato all’altezza del palcoscenico. Capello era stato costretto a ricorrere spesso al veterano Chendo, fino a che non si riunì con uno dei suoi pretoriani rossoneri, quel Christian Panucci che in seguito si sarebbe portato dietro anche alla Roma.

Con Panucci, il Real Madrid tappò la falla sul settore destro della difesa, e l’innesto fu vitale per vincere la Liga. In estate Capello se ne andò, ma Panucci rimase altre due stagioni, vincendo nel 1998 la sua seconda Champions League dopo quella vinta con il Milan nel 1994. Nella Liga Panucci vanta 73 presenze e 3 reti.

SAMUEL ETO’O (Mallorca, 2000)

Nella storia calcistica di Samuel Eto’o vi è stato un amore impossibile, quello con il Real Madrid. Il camerunense mosse i primi passi in Spagna proprio con i blancos, ma nella capitale non ebbe mai la possibilità di dimostrare il proprio valore. Prima fu ceduto in prestito al Leganés, poi all’Espanyol, infine il rientro a Madrid. Nella stagione 1999-2000 Eto’o debuttò persino in Champions League con i blancos ma dopo una manciata di presenze nella Liga il club decise di venderlo.

A farsi avanti fu il Mallorca, che il primo gennaio del 2000 pagò € 4,5m per portare Eto’o nelle Baleari. In metà stagione segnò sei reti, e nel seguente campionato – dopo la partenza di Diego Tristan al Deportivo – il camerunense si impossessò del ruolo di leader dell’attacco maiorchino. Nel 2001 le sue reti furono vitali per il terzo posto finale nella Liga, mentre due anni dopo Eto’o trascinò la squadra alla vittoria in Coppa del Re, segnando una doppietta nel 3-0 sul Recreativo Huelva in finale.

Bastò poco tempo per capire che il Real Madrid avesse fatto un errore a cederlo, ma fu troppo tardi per rimediare. Nel 2004 il Mallorca fece cassa vendendo Eto’o al Barcelona per € 27m e nelle cinque stagioni al Camp Nou il camerunese si convertì in un cecchino imparabile: per lui 162 reti in 280 partite di Liga, e il trofeo di capocannoniere del campionato spagnolo nel 2006.

DARKO KOVACEVIC (Real Sociedad, 2001)

Dopo aver giocato con la Real Sociedad dal 1996 al 1999, Darko Kovacevic aveva tentato l’avventura in Serie A, con la Juventus, con risultati ambigui: ottima media realizzativa ma scarso protagonismo. Nemmeno il seguente passaggio alla Lazio era servito per guadagnarsi i galloni da titolare, così il centravanti serbo non ci pensò due volte quando nel gennaio 2001 si prospettò la possibilità di rientrare a San Sebastian.

La Real Sociedad aveva terminato il 2000 al penultimo posto e il primo obbiettivo per Kovacevic fu quello di tirar fuori dalle sabbie mobili la compagine Txuri-Urdin. Nella stessa sessione di mercato arrivò poi anche il turco Nihat Kahveci che però faticò a inserirsi per colpa di un infortunio al ginocchio del quale stava ancora recuperandosi. Nella stagione successiva però i due trovarono l’affiatamento giusto e la Real Sociedad sfiorò il titolo di Liga, con un clamoroso secondo posto dietro al Real Madrid dei Galácticos: Nihat fece 23 reti e Kovacevic 20. Il serbo rimase ad Anoeta fino al 2007, totalizzando 261 presenze e 92 reti nella Liga.

PABLO AIMAR (Valencia, 2001)

Nel gennaio del 2001 il Valencia di Hector Cúper decise di fare un ulteriore salto di qualità e nel mercato di gennaio pescò in Argentina, acquistando un ragazzino di 21 anni di cui se ne parlava un gran bene. Il ragazzino in questione era Pablo Aimar, con cui il River Plate aveva ovviato alla partenza di Ariel Ortega – curiosamente anche lui arrivato a Valencia, nel 1997, prima di venire in Italia – nel ruolo di fantasista.

L’arrivo del Payaso potenziò l’arsenale offensivo del Valencia, e le sue prestazioni furono decisive per spingere la squadra alla sua seconda finale di Champions League consecutiva, anche se nella sfida contro il Bayern l’argentino non brillò, e fu sostituito nell’intervallo, un cambio tattico visto che il suo posto fu preso da un mediano di contenimento, Albelda.

Pure con Rafa Benitez Aimar rimase centrale al progetto valenciano, con due campionati, una Coppa Uefa e una Supercoppa europea vinti dai bianconeri, anche se il fantasista – dopo due ottime stagioni – iniziò ad accusare acciacchi fisici che si ripercossero sul suo rendimento. La grande promessa del calcio argentino fu costretto così a ridimensionarsi e finì un paio di stagioni a Zaragoza prima di passare al Benfica. Nella Liga vanta complessivamente 215 gare e 32 reti.

DANI ALVES (Sevilla, 2003)

Era il gennaio 2003 quando il Sevilla annunciò l’acquisto di uno sconosciuto brasiliano, tale Dani Alves proveniente dal Esporte Clube Bahia. Sembrava uno dei tanti arrivi giunti a far massa – della serie uno buono su dieci ci sarà – invece il d.s. Monchi aveva scovato in Sudamerica un’autentica gemma, pagata per giunta appena € 550000. Nella prima mezza stagione Dani Alves giocò dieci gare, di cui una sola da titolare, ma una volta ambientatosi divenne immediatamente un perno indiscutibile nello scacchiere di Joaquin Caparrós.

Nel novembre 2003 si fece conoscere in tutta Spagna quando ridicolizzò praticamente da solo tutto il Real Madrid, con nessuno capace di contrastarlo e quel giorno realizzò pure la sua prima rete in Liga. A Sevilla Dani Alves rimase fino al 2008, quando fu venduto al Barcelona a peso d’oro. Impossibile contare tutti i suoi trofei (fra Liga, Serie A e Ligue 1 ha vinto ben 9 campionati), Dani Alves è stato il miglior terzino destro a livello mondiale per almeno un decennio, con le sue discese sulla fascia delle autentiche rasoiate che scardinavano qualsiasi difesa avversaria. Nella Liga vanta 422 presenze e 25 reti.

EDGAR DAVIDS (Barcelona, 2004)

Edgar Davids è stato un’icona della Serie A, con le sue treccine al vento, gli occhialini protettivi e quella maniera inesauribile di giocare che lo portava a correre in tutti i settori del campo. L’olandese però aveva anche un caratterino niente male, e fu proprio l’ennesimo diverbio con Marcello Lippi a sancire la fine della sua avventura con la Juventus, di cui era diventato un pilastro.

A Barcelona era invece la prima stagione di Frank Rijkaard in panchina e Ronaldinho in campo, ma i blaugrana erano partiti male e al termine del girone d’andata stazionavano solo al settimo posto, già 16 punti dietro alla capolista Valencia. A centrocampo il Barcelona aveva mostrato grosse lacune: Gerard e Gabri si erano dimostrati inadatti a certi palcoscenici, Luis Enrique e Cocu erano arrivati ormai a fine carriera, così le responsabilità erano ricadute tutte sul giovane Xavi, ancora troppo acerbo per prendersi da solo la squadra sulle spalle. A Xavi serviva una spalla di sostanza per fare il lavoro sporco, e l’arrivo di Davids tappò la falla.

Davids giocò 18 partite in blaugrana, gare in cui il Barcelona ottenne 13 vittorie, 3 pareggi e due sole sconfitte, per altro arrivate nella terzultima e ultima gara con l’olandese in campo. Il tremendo impatto si rifletté anche nella classifica, visto che il Barcelona scalò la graduatoria fino a portarsi al secondo posto, arrivando a 5 punti dal Valencia. Rijkaard avrebbe voluto che Davids si fermasse ancora un’altra stagione al Camp Nou, ma l’olandese scelse però di tornare in Italia, all’Inter.

MARCELO (Real Madrid, 2007)

Nella stagione 2006-07 Fabio Capello fu di nuovo chiamato dal Real Madrid e “Don Fabio” portò ancora a termine il compito, conquistando la Liga. Nemmeno stavolta mancarono le polemiche, e il tecnico friulano se ne andò l’estate successiva. La squadra era un misto di vecchie glorie, giovani rampanti e pretoriani come Emerson e Cannavaro che Capello si era portato dietro dalla Juventus. Della sua precedente avventura madrilena, a parte Raul e Guti, era rimasto il solo Roberto Carlos, il quale a 33 anni stava iniziando a dare preoccupanti segnali di cedimento.

Dalla cantera erano usciti Raúl Bravo e Miguel Torres ma nessuno sembrava essere della pasta giusta per ricevere il testimone del brasiliano. Fu così che il Real Madrid decise di pescare in Sudamerica e portare in Spagna un ragazzo di 18 anni formatosi nelle giovanili della Fluminense: Marcelo Vieira.

Nella prima stagione in blanco, Marcelo giocò appena sei gare, ma dal campionato seguente si impossessò del posto da titolare, anche se gli inizi non furono affatto facili e il giovane brasiliano dovette difendersi dalla critiche per il suo gioco troppo offensivo e poco difensivo. Il suo rendimento andò comunque in crescendo anno dopo anno fino a convertirsi in uno dei migliori nel ruolo per alcune stagioni. Attualmente, con 32 anni e 364 gare sulle gambe è ancora in campo a dare battaglia, malgrado la presenza di Ferlan Mendy lo abbia relegato al ruolo di riserva.

GONZALO HIGUAIN (Real Madrid, 2007)

Mentre Marcelo arrivava a Madrid come perfetto sconosciuto, almeno al grande pubblico, Gonzalo Higuain, acquistato dal Real nella stessa sessione di mercato, era un nome che circolava già da diverso tempo nei taccuini degli addetti ai lavori. Cresciuto nelle giovanili del River Plate, Higuain vantava già un paio di stagioni sul groppone, per tanto Capello non si fece problemi a buttarlo subito fra i titolari.

Quel Real Madrid poteva disporre, sulla carta, di un discreto parco attaccanti: Raul, Van Nistelrooy, Ronaldo, Robinho, Cassano, Reyes. Tuttavia, Ronaldo era alla frutta, Cassano fu più d’ingombro che d’aiuto, Robinho troppo inconcludente e Reyes considerato più come un jolly da giocarsi nei finali di gara. Higuain marcò solo due reti nella sua prima stagione, ma il suo rendimento andò migliorando mese dopo mese fino alle 27 reti realizzate nel campionato 2009-10, secondo solo dietro a Messi nella classifica cannonieri.

In quella stagione Higuain aveva fatto coppia con Cristiano Ronaldo, con l’argentino che nella Liga segnò un gol in più del portoghese. Nonostante i numeri eccellenti, la stella di Higuain fu offuscata dalla presenza di CR7, attorno a cui venne disegnato non solo l’attacco ma l’intera squadra. L’argentino continuò a segnare, ma col tempo fu Karim Benzema quello con le caratteristiche migliori per far da spalla al portoghese, così, nell’estate del 2013 Higuain fu messo sul mercato e venduto al Napoli, una operazione che servì a ricavare i fondi per portare a Madrid il gallese Gareth Bale.

L’argentino lasciò la Liga con ottimi numeri, comunque: 107 reti in 190 partite, una ogni 111 minuti.

EVER BANEGA (Valencia, 2008)

Valencia è stata da sempre una destinazione speciale per gli argentini sin dai tempi di Mario Alberto Kempes, e nel gennaio 2008 toccò a un giovane regista di 18 anni approdare al Mestalla: Ever Banega.

Banega fu un talento precoce nei suoi inizi con il Boca Juniors, prendendo in mano le redini del centrocampo dopo la partenza di Fernando Gago, il cui trasferimento al Real Madrid non aveva però prodotto i frutti desiderati. Dopo aver giocato in prestito una stagione all’Atletico Madrid, Banega rientrò a Valencia nel 2009, anche se – malgrado il grande potenziale -fu un periodo turbolento per l’argentino, spesso protagonista di episodi fuori dal campo, mostrando una certa propensione per mettersi nei guai, come quando si ruppe una gamba dopo aver lasciato sfrenata la propria auto.

Ciò nonostante, Unai Emery – con cui aveva avuto un difficile rapporto a Valencia – decise di portarlo a Sevilla per ovviare alla partenza di Ivan Rakitić: con il passare degli anni, il rendimento di Banega migliorò e quello di Sevilla fu il miglior periodo della sua carriera, al contrario della stagione all’Inter, dove non brillò come sperato. Attualmente Banega si trova in Arabia Saudita, dove sta giocando con la maglia dell’Al-Shabab. Nella Liga vanta 315 apparizioni e 27 reti, con tre Europa League e una Coppa del Re vinte.

IVAN RAKITIC (Sevilla, 2011)

Nel gennaio 2011 il Sevilla approfittò del mercato di riparazione per puntellare ulteriormente la rosa, in un periodo di transizione per il club iniziato dopo l’addio di Juande Ramos nel 2007 e terminato solo sei anni dopo con l’arrivo di Unai Emery. Nel mezzo un terzo e un quarto posto nella Liga ma niente più. Furono in quegli anni che Monchi gettò le basi per il futuro, con l’arrivo di Gary Medel e quello di Ivan Rakitić come primi tasselli della ricostruzione.

Rakitić, croato di passaporto calcistico ma svizzero di nascita, malgrado i soli 22 anni arrivò con già tre stagioni e mezzo di Bundesliga alle spalle con la maglia dello Schalke 04, più un altro campionato da titolare con il Basilea, club con cui si era formato. Nel 2008 era stato titolare con la Croazia nell’Europeo, e tanti club europei si erano interessati a lui, specialmente con il contratto in scadenza nell’estate del 2011. Rakitić si sarebbe liberato gratis, ma Monchi giocò d’anticipo su tutti pagando l’irrisoria cifra di € 2,5m per averlo subito, con il giocatore che accettò di buon grado il trasferimento, convinto che Sevilla sarebbe stata la piazza giusta per esplodere completamente.

Centrocampista polivalente, dotato di dinamismo, resistenza e propensione a incorporarsi alle azioni d’attacco, Rakitić divenne ben presto il fulcro e il capitano di quel Sevilla, che con l’arrivo di Emery trionfò nell’Europa League del 2014, stagione in cui il croato segnò ben 15 reti in tutte le competizioni. Arrivata la maturità completa, per lui era pronto il salto verso una big, con il Barcelona che lo acquistò per € 18m: al Camp Nou Rakitić si consacrò definitivamente e aggiunse al proprio palmares quattro Lighe, altrettante Coppe del Re e una Champions League, dove fu proprio lui ad aprire le marcature nella finale con la Juventus.

Tuttavia, la tappa di Rakitić a Sevilla lasciò nel croato una impronta indelebile, e la scorsa estate, quando si aprì la prospettiva di tornare, il centrocampista non ci pensò due volte. Il croato vanta 333 partite di Liga e 49 reti.

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Juri Gobbini
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Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

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