giovedì 13 Maggio 2021
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La leggenda del Kiricocho: dal Mondiale del 2010 al rigore di Haaland

2 ' di letturaI Paesi latini hanno tra loro molte somiglianze e cose in comune in diversi ambiti, dalle più importanti a quelle marginali. La superstizione è una di queste, per alcuni ininfluente, per altri il fondamento della propria vita. Per caso o per volontà, negli stessi Paesi in cui la scaramanzia ha radici ben fondate, il calcio è una componente imprescindibile. Spesso questi due aspetti vanno a mescolarsi tra loro, come è successo con il Kiricocho. 

Le origini del Kiricocho 

Tutto parte nel 1982; sulla panchina dei Pincharratas sedeva Carlos Bilardo alla sua seconda esperienza con i biancorossi. Nel Metropolitano dello stesso anno, la squadra non partiva assolutamente come una delle favorite; Boca River pregustavano il duello che le aspettava. Però a rivoltare ogni pronostico arrivò Kiricocho, né un giocatore, né un allenatore, un semplice tifoso che di semplice non aveva niente. Il ragazzo della Hinchada non si perdeva neanche un allenamento della squadra portandosi dietro la sua “iella”: ogni volta che Kiricocho si presentava, l’infortunio era dietro l’angolo. Bilardo, notato questo particolare, decise di sfruttare questa sfortuna a suo favore. Iniziò a far girare il suo amuleto in giro per i centri sportivi e gli stadi delle rivali e nominandolo responsabile dell’accoglienza degli ospiti. Il risultato? L’Estudiantes vince il Metropolitano dell’82 subendo una sola sconfitta contro il Boca Juniors, l’unica squadra che Kiricocho non visitò.  

Sarà Bilardo il tramandatore della leggenda in giro per l’Europa. L’allenatore vincitore del Mondiale dell’86, sei anni dopo il successo internazionale venne preso dal Siviglia. Il tecnico esportò quella sua formula magica in Spagna dove trovò terreno fertile e la fece diventare un’abitudine. Dove andavano i Rojiblancos rimbombava ¡Kiricocho!, sia in allenamento che in partita. La storia divenne nota nel Mondiale del 2010, teatro della massima esplosione del gioco spagnolo. Lo zampino però non lo mise solamente il Tiki Taka; nella finale contro l’Olanda, al 62esimo Robben si invola da solo verso Casillas, l’unico a rincorrerlo è Joan Capdevila, allora terzino della Villareal. L’esterno difensivo non poteva più fare nulla per fermare l’olandese e si affidò all’urlo del Kiricocho. Il facile appoggio fu completamente sbagliato e la strada si spianò per il trionfo delle Furie Rosse. 

A riportare sotto i riflettori questa speciale esclamazione è stato il portiere del Siviglia Bono (con gli andalusi dal 2019, a conferma della permanenza della tradizione). Nel ritorno degli ottavi di Champions League contro il Borussia Dortmund, l’estremo difensore uso il Kiricocho per ipnotizzare il primo rigore calciato da Haaland. Difficilmente il norvegese dagli undici metri fallisce, ma evidentemente la forza dello “iettatore” è stata più forte del talento.  

LEGGI ANCHE: Edgar “El Ruso” Pratola, il guerriero mai dimenticato dell’Estudiantes

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