venerdì 30 Luglio 2021
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La bellezza del Pescara di Galeone

8 ' di lettura

Se non si osa nulla, non si può neppure vincere nulla”. Condannato a essere libero come Sartre. Perché un brechtiano che canta la Javanaise in TV, che ha giocato davvero a calcio con Pasolini, a qualcuno non sembra nemmeno un tecnico . Contro tutte le esasperazioni di quel vecchio caro arnese chiamato pallone.

Era partito bene: “In quella Nazionale juniores che vinse l’Europeo non a caso ero il capitano , nonostante ci fossero Albertosi e Rosato, Cera e Facchetti, Salvadore e Corso. Solo Mariolino era più forte del sottoscritto. Ero un centrocampista moderno, talento e piedi buoni. Un periodo mi accostarono a Netzer. E non solo per i capelli lunghi” . Il secondo scalo importante all’ Udinese, a trentadue anni: se perdiamo lo spareggio, mi ritiro. Va esattamente così.  

Finisce per caso ad allenare il Pescara. Lo prendono, ma per la serie C1 . Giovanni Galeone arriva dopo una sorta di moria di topi, come nella Peste di Camus. La squadra viene infatti smantellata. Si incassano quattro miliardi e non si spende. Il Pescara è quasi alla bancarotta. Restano in dodici con quattro ragazzi della primavera. Si va in ritiro, ma manca il pullman: ognuno con la sua macchina.

A meno di una settimana dall’inizio, il Pescara rimbalza tra i cadetti grazie alla cancellazione del Palermo. Galeone ha un contratto disossato, sessanta milioni annui. Un campo d’allenamento improponibile , la palla salta male. Si inizia in amichevole contro il Messina, trecento persone allo stadio.Galeone fa giocare anche qualcuno della Primavera senza averlo mai visto. La sua zona ha di solito poche settimane di gestazione. La squadra inizia a piacere, ma fa pochi punti: due nelle prime tre: “Non c’è un musone in questa squadra e se mai ce ne fosse uno, gli passa subito”. Un gruppo unito anche se ogni tanto Gasperini e Loseto si beccano. Qualcuno aveva fissato anche il premio salvezza, Galeone lo rifiuta : “Il segreto per vincere in B è non arrendersi mai e raggiungere il top della condizione nei mesi di gennaio e febbraio. Le fughe importanti nascono in quel periodo”. L’11 gennaio promette: se vinciamo a Bologna , andiamo in A.

E Rebonato la mette all’incrocio.

“Quando gli allenatori iniziano una partita pensando al pareggio, è il primo sintomo della loro pazzia”. Al centravanti Stefano Rebonato non credeva nessuno : segna ventun gol e senza rigori. Pagano e Bosco inventano corsie preferenziali : “Sono fiero del cambiamento di Loseto. Prima il passaggio più lungo era a due metri. Ora lo chiamano il Professore”.

Ad Arezzo alla penultima c’è il grande esodo dei tifosi pescaresi. E’ il pareggio sofferto che serve per giocarsi la serie A in casa col Parma. La gente colora le strisce pedonali di biancazzurro. I giocatori entrano in campo emozionatissimi, accolti dalle ragazze pon pon. Da due ore sono lì in quarantamila. Potrebbe bastare un punto, ma si rischia lo spareggio. A proposito, il Parma lo allena Arrigo Sacchi. La tensione fa brutti scherzi, Rebonato sbaglia a porta vuota. L’azione l’avvia Giacomino Di Cara, che ha appena compiuto 17 anni. Poi sponda di Rebonato per il solito inserimento di Bosco. Ed è serie A.

Casarin si avvicina a Galeone e gli dice “Sono stufo”. E fischia la fine qualche secondo prima. Tremano anche le fondamenta dello stadio Adriatico : “La gente a Pescara è gente di mare, è gente spensierata e che ha voglia di muoversi, che vuole fantasia, che vuole casino. E vuole un calcio così”. Il boato si avverte fino alla riviera e oltre la pineta dannunziana. Piazza Salotto viene invasa, molti allo stadio non sono riusciti a entrare. Qualcuno ferma in tempo chi cerca di dipingere di biancazzurro anche la fontana monumentale.

La squadra ha dispensato mesi di calcio afrodisiaco in un torneo lunghissimo come la serie B. Ma Galeone sa che per resistere in A deve cambiarle cilindrata:Con l’attuale squadra faremmo appena dieci punti. Per mettere in campo una formazione discreta ci vogliono tre minuti, basta ragionarci sopra”. Dalle cessioni di Bosco e Rebonato arrivano più di quattro miliardi e si spende , ancora, niente. Si gioca alla stessa maniera : “Quando sei abituato a vincere, ti resta questa mentalità” . Si racconta che all’esame di Coverciano gli avessero chiesto “Cos’è lo stop?”

“Non lo so, noi giochiamo sempre di prima”.

E chissenefrega se è vero o no.

Quando arriva Baka Sliskovic è tra gli stranieri di cui si parla meno: ci sono Careca, Gullit, Scifo. Eppure, con l’Hajduk, Bakaha steso il Torino con due gol pazzeschi. C’è un’amichevole pre-campionato, Pescara-Roma . Liedholm saluta Galeone e gli parla di Sliskovic: “Tu hai fatto grandissimo acquisto”. Salta l’uomo quasi da fermo. Coi suoi fondamentali a regola d’arte è in grado di acconciare qualsiasi palla e partire a grandissima velocità. E rifila un tunnel a Bruno Conti.

Quando Baka ritarda agli allenamenti, offre spumante a tutti. Anche se lui preferisce il Chivas. E’ arrivato solo perché il Marsiglia aveva toccato il tetto dei tre stranieri. Arriva anche Leo Junior, il brasiliano che corre come uno svedese. E infrange subito un record: è il primo straniero al quale i compagni danno del lei in allenamento.

La prima è Inter-Pescara. Ci sono Altobelli, Bergomi, Passarella, Zenga : “Niente inizio terribile. Fossi stato io il computer, il calendario iniziale del Pescara l’avrei compilato proprio così. Non provo niente ad eccezione di un pizzico di curiosità”. Il debutto in serie A non interferirà con le sue battute di pesca. Il corpo si nutre di sole come su una spiaggia algerina di Camus, basta respirare per incamerare energia : “C’è il sole e sto in spiaggia fino a sera. E anche i giocatori. Ci si allena ma in allegria. Il calcio non è algebra. Ora ci si batte per la paternità della zona. Io la applicavo anche in C. Ho quarantasei anni, ma posso riguadagnare il tempo perduto . Punto al massimo e se non ci riesco, vorrà dire che non ci sono riuscito. Il Pescara è retrocesso dalla A due volte sempre con 44 gol al passivo. Cancelliamo quel 44”.

Perché ogni tanto dà un’occhiata anche alle statistiche . E colloca la squadra in terza fascia, dopo la Samp di Vialli. Nessun premio salvezza, Galeone vuole il premio UEFA : “So che soffriremo. Però abbiamo imbroccato i due stranieri. Ho sempre ritenuto una fesseria la storia che i grandi giocatori creano grandi problemi. I problemi te li creano i brocchi. A San Siro andiamo per vincere.

La comitiva abruzzese arriva in treno a Milano il sabato sera. Galeone se ne va al ristorante con il giornalista Gianni Mura e gli anticipa il tema tattico dell’indomani: quando l’Inter avrà la palla, la lasceremo sempre al più scarso .

E va esattamente così. In campo schemi puliti, geniali tocchi di prima, cambi di passo. E una squadra che schiera contemporaneamente Sliskovic, Zanone , Berlinghieri con Pagano all’ala destra. Alla vigilia il Trap ha raccomandato di stare attenti al contropiede del Pescara. Che vince invece con la superiorità numerica in mezzo al campo: lancio avvitato di Leo Junior per il taglio di Galvani e Zenga raccoglie il primo. L’Inter spreca e ricorre a tutto, anche a una palla, prima buttata fuori per soccorrere un infortunato e poi non restituita . Finchè Rocco Pagano non decide che è il momento di cambiare marcia e trova l’Inter in ginocchio. Baka Sliskovic trasforma dal dischetto. Come fosse un’altra sigaretta.

Il Pescara esce da San Siro tra gli applausi : Siamo una squadra con una fisionomia, che produce buon calcio come gioco, ma prima ancora come cultura. La zona è pura poesia. All’Inter abbiamo concesso spazi che se fossero stati sfruttati, avremmo perduto”. La sua analisi spietata dopo una vittoria storica. Non è mancata la fortuna: “Conosco grandi sfigati, ma non sfigati diventati grandi”.

Poi in casa, c’è il Pisa. Che viene letteralmente travolto. Vittoria per 2-1 e due traverse. La prima rete di Junior su punizione, poi un rigore di Gasperini. Che Galeone non vede, troppo provato dopo essere accorso al capezzale della moglie, ferita in un pauroso incidente stradale. E’ il medico a consigliargli di rientrare negli spogliatoi. Al termine i giocatori corrono a chiedergli come si sente. Galeone risponde : “Piuttosto come vi sentite voi in testa alla classifica? Per favore, non montatevi la testa” . Sliskovic lo paragona al suo ex-mister francese Hidalgo. Perché la Francia è nel codice genetico di Galeone. Che adesso rischia di diventare Profeta.

Si va a Torino contro la Juve di Rush con la consueta sfacciataggine. E una squadra che dovrebbe schierare contemporaneamente Sliskovic, Zanone e Berlinghieri, con Pagano all’ala destra. Rush è costato otto miliardi, quanto due anni di campagne cessioni del Pescara. Sconfitta fisiologica. La difesa si rivela friabile. Serve adesso il pragmatismo: “Se vinciamo col Cesena, possiamo assicurarci al novanta per cento la permanenza in A”. La vittoria profuma sincera di lotta per la salvezza: all’ultimo secondo e nonostante l’uomo in meno.

Poi arrivano i risvegli. Non le sconfitte, che ci stavano. Ma le sberle memorabili: 6-0 a Napoli, 4-0 a Firenze e 5-1 contro la Roma. Lui non sembra turbato: “Giocheremo alla stessa maniera, anche perché non sappiamo giocare diversamente”. La paura può prenderti ed è come l’acqua stagnante. Solo lui può gestire tre sconfitte di quelle dimensioni. E il Pescara non vince gli scontri diretti con Avellino e Como. Li stravince. Gasperini in mezza rovesciata.

“I giocatori sono dei professionisti , non sto loro dietro come dei ragazzini . E se a tavola preferiscono la birra al vino, padroni di berla. Le donne? Non sono un vizio”. Nella lotta per non retrocedere abita un estraneo. Una sola squadra dall’effetto dissonante, che fa la zona pura e un pressing giudizioso. Guidata da un tecnico, votato al piacere dannunziano, com’è ovvio a Pescara, (presunto) corruttore dei costumi, che si oppone fieramente agli assatanati di pareggi. Che scappa ingessato dall’infermiera e torna a Pescara per seguire la squadra. E sopporta i quattro caffè (in un’ora) e le sigarette (un pacchetto al giorno, pare) di Baka Sliskovic.

“Siate realisti, chiedete l’impossibile”. Arrivano i pareggi pesanti. Prima Roma poi Inter. E poi c’è la partita di Junior, contro il Torino: che l’ha svenduto credendolo in declino. Vedere un fuoriclasse brasiliano che si vendica è dolce, se ce l’hai dalla tua parte. Per Galeone è Joao Gilberto che canta “Que reste t’il de nos amours”. Punizione dal limite e balletto sulla palla, tutti si aspettano che tiri Junior. Infatti tira Sliskovic, sotto l’incrocio. E le tre vittorie che permettono di finire in scioltezza: Pagano passeggia prima sulla Juve, poi a Cesena. Intanto l’orario di qualche allenamento viene spostato: il mister deve uscire in barca. Chiudono Junior e Sliskovic che si portano a spasso il VeronaBagnoli precisa: “Dobbiamo ringraziare il Pescara che ci ha ricordato come si gioca a calcio. E mi ha ricordato il mio Verona dei momenti felici”.

“Se vedete qualcosa in campo che non va , cambiate da soli”. La passione per il calcio di Galeone scava un solco profondo come il mare tra i suoi. Ci sono infatti dei veri allenatori in campo, come Gasperini, Camplone, Bergodi, ovviamente Junior . Perfino Sliskovic : “Mister, mi marca quello grosso (Sergio Brio n.d.a.) . Me lo porto a sinistra , lo salto come un birillo e ci infiliamo ”. Schierando insieme Sliskovic, Zanone e Berlinghieri, con Pagano all’ala destra. Anche se Zanone ormai è fuori. E Sliskovic si è adattato a punta pura. Anche se nessuno credeva a Gatta, Bergodi, Benini, Di Cara e Camplone, definiti da Serie C da qualche sedicente esperto.

“Io non ho inventato il calcio. Ho cercato di portare soltanto un sorriso in più” . Qualcuno organizza la sfilata di Galeone sul lungomare. Era prevista su un cavallo bianco, ma lo trovano nero. Perchè la sua squadra dovrebbe schierare insieme Sartre, Brecht e Camus, con Pasolini all’ala destra.

Alla fine i gol subiti sono ancora 44. Chi se ne frega, il Pescara è salvo.
                                                                                                                     Ernesto Consolo

Da Soccernews24.it

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