venerdì 30 Luglio 2021
Home El futbolista genial Johan Cruyff superstar: storia della “manita” che ammutolì il Bernabéu

Johan Cruyff superstar: storia della “manita” che ammutolì il Bernabéu

5 ' di letturaIl 17 febbraio 1974 era una data destinata a diventare importante nella vita di Johan Cruyff. Proprio in quel giorno sarebbe dovuto nascere infatti Jordi, il terzogenito della famiglia, il primo maschietto dopo Chantal e Susila. Tuttavia, c’era un problema: il 17 febbraio si sarebbe dovuto giocare al Bernabéu anche il Clásico fra Real e Barcelona, e per Cruyff sarebbe stato difficile essere contemporaneamente a Madrid e Amsterdam, dove la moglie Danny avrebbe dovuto partorire. Fu così deciso che Jordi nascesse tramite parto cesareo, anticipato al 9 febbraio proprio per poter permette a Cruyff di esserci.

 

In aggiunta, anche il nome scelto fece scalpore, visto che Saint Jordi è il santo patrono della Catalogna: in Olanda, dove nacque, nessuno ci fece caso, ma il problema si presentò quando Cruyff andò a registrarlo all’anagrafe spagnola, visto che durante la dittatura di Francisco Franco i nomi in catalano erano proibiti e Jordi sarebbe dovuto diventare Jorge, il suo equivalente castigliano. Ma Cruyff, bastian contrario per eccellenza, non era certo uno che si faceva frenare da qualche grigio funzionario, e alla fine anche la burocrazia franchista si dovette arrendere davanti alla sua ostinatezza.

Quello del parto fu comunque solo un aneddoto da allegare a una gara che entrò nella storia dei due club. Da quando era nata la Liga, infatti, il campo del Real Madrid era sempre stato un terreno ostico per il Barcelona che nei precedenti 42 incontri era riuscito a vincere in sole 6 occasioni, rimediando 16 sconfitte consecutive – alcune anche pesanti- dal 1949 al 1965. Il complesso di inferiorità blaugrana si rifletteva anche nel palmares, dove spiccavano otto campionati – l’ultimo nel 1960- contro i quindici del Real, con i blancos indiscussi mattatori in Europa, grazie alle sei Coppe dei Campioni già in bacheca.

In piedi: Mora, Rifé, Torres, De la Cruz, Costas e Juan Carlos; Accosciati: Rexach, Asensi, Cruyff, Sotil e Marcial;

Tuttavia, il Real Madrid aveva iniziato a perdere colpi e nelle precedenti quattro stagioni aveva vinto una sola Liga, mentre in Europa erano arrivate eliminazioni con squadre non certo di prima fascia, come quelle con Rapid Vienna e Standard Liegi, oltre a una finale di Coppa delle Coppe persa contro il Chelsea. Il ciclo vincente degli Zoco, Velazquez, Amancio, Grosso – tutti oltre la trentina- era arrivato al capolinea e del “Real de los Ye-Ye” solo Pirri aveva ancora qualche anno nel serbatoio. I nuovi, come Santillana, Vicente Del Bosque e José Antonio Camacho, erano alle prime armi, mentre il tedesco Günter Netzer non aveva brillato come sperato e avrebbe concluso la stagione con zero reti nel proprio carniere.

L’arrivo di Cruyff, unito a quello di Rinus Michels, alla sua terza stagione al Camp Nou, fu invece il pezzo che completò finalmente il puzzle blaugrana. Il Barcelona poteva già contare su gente del calibro di Juan Manuel Asensi, Charly Rexach, Manuel Marcial e il peruviano Hugo Sotil, ma ovviamente l’asso olandese fu la ciliegina sulla torta e valse la pena tutte le tribolazioni passate per acquistarlo.

Il club, presieduto all’epoca da Agustí Montal, aveva già provato in precedenza a portare Cruyff in Spagna, forti della presenza in panchina di Michels e prima ancora di Vic Buckingham, colui che lo aveva fatto debuttare a diciassette anni, ma la chiusura delle frontiere aveva sempre reso l’operazione impossibile.

Nel 1973, però, il mercato spagnolo finalmente si aprì e ovviamente anche Santiago Bernabéu, lo storico presidente del Real Madrid, si unì alla corsa per Cruyff. Furono trattative parallele, quelle portate avanti da entrambi i club, negoziazioni nelle quali l’Ajax e lo stesso Cruyff fiutarono la possibilità di giocare al rialzo. A un certo punto, persino il Barcelona arrivò a tirarsi indietro, e il segretario del club Armand Carabén nel luglio del 1973 si incontrò con Gerd Müller e i dirigenti del Bayern Monaco, ottenendo il sì di giocatore e club, con l’unica condizione che il bomber bavarese si sarebbe potuto muovere solo dopo il Mondiale.

Con il Real Madrid apparentemente già in parola con l’Ajax, il Barcelona si rifece sotto, e alla fine, il 13 agosto 1973, raggiunse un accordo economico con il club e Cruyff. Anche qui esistono varie versioni della storia, una quella che Cruyff si sarebbe rifiutato di andare al Real dopo essersi reso conto che il club lo aveva già venduto, decidendo quindi per lui. Bernabéu invece sempre sostenne di essersi ritirato dalla trattativa, stufo del continuo gioco al rialzo, con il presidente del Real a cui non piacque la jeta – la sfacciataggine– del giocatore.

Un problema burocratico impedì però a Cruyff di prendere parte alle prime sette giornate, dove il Barcelona racimolò ben tre sconfitte, due sole vittorie e altrettanti pareggi, compreso un grigio 0-0 casalingo nel Clásico del Camp Nou. L’esordio arrivò finalmente il 28 ottobre 1973 contro il Granada, e l’asso olandese si presentò al nuovo pubblico con una doppietta. L’innesto diede i frutti sperati e in meno di due mesi il Barcelona si riprese della minicrisi iniziali, conquistando la vetta: con Cruyff i blaugrana sarebbero rimasti imbattuti per ben sei mesi, subendo la seguente sconfitta solo a campionato già matematicamente vinto.

Quando le due squadre si sfidarono nel Clásico, il Barcelona si presentò in campo come capolista, con un vantaggio di nove punti sul Real, in quel momento solo settimo in graduatoria. Nonostante ci fossero oltre tre mesi di campionato da giocare, il margine era abbastanza sufficiente e il Barcelona avrebbe potuto tranquillamente accontentarsi di un pareggio. Ma proprio qui stava la differenza nell’avere o no uno come Cruyff nel proprio arsenale: se possibile, il rivale andava annientato. E così fu.

Un elefante che schiaccia un pulcino. Così fu la copertina celebrativa della Revista Barcelonista

La partita, in sé per sé, ebbe poca storia, tanto che nel suo numero 464 la Revista Barcelonista sintetizzò la vittoria blaugrana mettendo in prima pagina i giganteschi piedi di un elefante che stavano schiacciando un pulcino, tanto grande fu la differenza vista in campo quel giorno al Bernabéu.

Il centrocampista Asensi segnò il gol del vantaggio alla mezzora di gioco, a cui fece seguito il raddoppio di Cruyff sul finire di primo tempo. Nella ripresa tutti si aspettavano una furiosa reazione del Real Madrid, che invece crollò di colpo: Asensi si prese il centro del palcoscenico firmando la doppietta personale – la prima in carriera, proprio il giorno della sua centesima gara in blaugrana- poi toccò al capitano Juan Carlos Perez prima che il peruviano Hugo Sotil completasse la manita, così sono conosciute in Spagna le vittorie per 5-0.

Fu un festival del calcio, il tutto sotto la regia di Cruyff, che mosse gli invisibili fili dell’attacco, segnando un gol e fornendo due assist. Se nella storia del Real Madrid vi è un prima e un dopo Di Stefano, per quella del Barcelona vale lo stesso discorso con Cruyff, e questo malgrado un palmares da giocatore decisamente più modesto, visto che dopo quella Liga arrivò un solo altro trofeo, la Coppa del Re. Anni più tardi, l’olandese sarebbe tornato a Barcelona, stavolta in veste d’allenatore. E anche in quel caso il Real Madrid fu la vittima preferita, con un’altra manita rifilata ai blancos nel gennaio 1994, 20 anni dopo quella originale. Ma questa è un’altra storia…

@JuriGobbini

Juri Gobbini è autore anche di La Quinta del Buitre

COMPRA ORA A SOLI € 1,99

LEGGI E COMMENTA

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Juri Gobbini
Juri Gobbinihttps://www.amazon.it/dp/B08357KH4V
Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

Seguici

Ultimi Articoli

Ben Brereton, un inglese per la nazionale cilena

La nazionale cilena si è riunita in questi giorni in vista del doppio impegno contro Argentina e Bolivia, valevole per le qualificazione ai Mondiali,...

Llorente: la famiglia più sportiva di Spagna?

Metti una cena di Natale a casa Llorente, sul finire degli anni Novanta. Da un lato il nonno materno Ramón Moreno Grosso, lo zio...

Il quinto numero dieci

L’ala e’ uno di quei ruoli di cui ti innamori subito perché sai che prima di far arrampicare fino in cielo il centrale di...

Miracolo a Parigi: la Coppa delle Coppe del Real Zaragoza

Ogni vittoria ha la sua sliding door, il momento clou che cambia il corso della storia, dove gloria e disperazione si sfiorano prima di...
Condividi: