venerdì 30 Luglio 2021
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Il “Centenariazo”: quando il Deportivo rovinò il compleanno al Real Madrid

5 ' di letturaIl 2002 fu l’anno del Real Madrid: il club festeggiò un secolo di vita, vennero organizzati tutti tipi di eventi per celebrare la ricorrenza e persino la Vuelta di Spagna ebbe la sua conclusione all’interno dello stadio Bernabéu. Il Real dei Galácticos aggiunse poi la ciliegina sulla torta conquistando la nona Champions League. Un anno perfetto, o quasi, visto che in qualche modo qualcuno decise di guastare la festa.

Il club fu ufficialmente fondato il 6 marzo 1902 come Madrid Foot-ball Club da un gruppo di dirigenti, fra cui i fratelli Padrós e Julian Palacios, quest’ultimo nominato primo presidente della società. A tal proposito, per onorare il compleanno, venne deciso di anticipare la finale di Coppa del Re – di solito disputata verso il finale di stagione – proprio al 6 marzo 2002 con lo stadio Bernabéu scelto come sede, ovviamente.

Il Real Madrid conquistò il suo posto in finale dopo un cammino relativamente semplice, anche se Gimnàstic Tarragona negli ottavi e Athletic Bilbao in semifinale misero spavento ai blancos, costringendoli agli straordinari nella gara di ritorno per guadagnare la qualificazione. Mentre i madrileni rispettarono comunque il pronostico, dall’altra parte del tabellone la sorpresa fu il Figueres, squadra catalana di Segunda B che avanzò a suon di scalpi importanti. Il primo a cadere fu nientemeno che il Barcelona, sconfitto al Municipal de Vilatenim per 1-0, poi toccò all’Osasuna, al Novelda – un’altra sorpresa – e al Cordoba. I catalani provarono ad entrare nella storia, ma in semifinale il Deportivo La Coruña non si fece prendere di sorpresa, anche se i galiziani faticarono più del previsto e il Figueres, dopo aver perso l’andata per 1-0, tenne alto l’onore pareggiando 1-1 al Riazor.

Malgrado la superiorità del Real Madrid, fra gli avversari che potevano capitargli il Deportivo era senza dubbio il peggiore. La squadra guidata da Javier Irureta aveva vinto la Liga nel 2000 e conquistato il secondo posto nel 2001, mentre nella stagione in corso stazionava al terzo posto, due punti dietro lo stesso Real e tre dietro la capolista Valencia, che terminò vincendo la Liga. Il Deportivo non solo aveva scalato le gerarchie del calcio spagnolo, ma anche in Europa era venuto a galla come una forza emergente.

Nella precedente edizione della Champions League i galiziani erano usciti nei quarti per mano del Leeds, ma nella stagione 2001-02 avevano alzato l’asticella e fornito prestazioni e risultati che sarebbero rimasti nella storia del club. Il Deportivo aveva infatti battuto nella prima fase a gironi il Manchester United di Sir Alex Ferguson sia in casa che all’Old Trafford, mentre nella seconda fase la legge del Riazor aveva visto l’Arsenal e Juventus soccombere a La Coruña, con gli uomini di Irureta che avrebbero poi espugnato anche Highbury a metà marzo. Ma prima c’era un altro appuntamento in ballo: la finale di Coppa del Re contro il Real, ufficialmente in campo neutro, ma in pratica nella tana dei blancos.

Entrambe le squadre si presentarono all’appuntamento in pompa magna, con tutti, o quasi, i titolari in campo. Il Real, schierato col solito 4-2-3-1 a trazione offensiva, presentò César fra i pali – il portiere giusto in quelle settimane aveva scalzato Iker Casillas dai titolari – mentre Irureta rispose con un modulo identico nel quale utilizzò il solo Diego Tristán in avanti e lasciando in panchina sia l’altro bomber, l’olandese Roy Makaay, che il fantasista Djalminha, il cui impiego si era ridotto da quando era arrivato Juan Carlos Valerón al Riazor.

Zidane contro Mauro Silva: il centrocampista brasiliano fu autore di una prova maiuscola

Fin dai primi minuti apparve chiaro che gli ospiti non erano venuti al Bernabeu per godersi la festa, bensì per rovinarla: al quinto minuto il centrocampista Sergio Gonzáles si sganciò dai compiti difensivi e si infilò nella difesa madrilena, prendendo tutti di sorpresa e trafiggendo César. Il gol a freddo scaldò subito la gara e dopo pochi minuti vi fu persino un accenno di rissa quando Lionel Scaloni falciò Raúl ai bordi dell’area di rigore, con Mauro Silva e l’attaccante madrileno che furono separati a fatica. Sulla conseguente punizione Zinedine Zidane centrò la traversa: si prevedeva una bella serata ricca di emozioni.

Sergio, l’autore del gol, era arrivato l’estate precedente proveniente dall’Espanyol con l’obbiettivo di rinforzare la mediana, e le prestazioni offerte in Galizia lo portarono persino a vestire la maglia della nazionale, con cui avrebbe partecipato al Mondiale disputato in Corea e Giappone. Il centrocampista catalano fu immediatamente accoppiato con l’esperto brasiliano Mauro Silva, e i due quella sera fornirono una prestazione degna del palcoscenico. La mediana del Depor mandò in tilt il centrocampo madrileno, tranciando in due il Real: da un lato la difesa con i due mediani, Ivan Helguera e Claude Makelele, a protezione, dall’altra il tridente galattico, composto da Luis Figo, Zidane e Raúl, che agivano alle spalle di Fernando Morientes.

Ma il Deportivo non era solo sudore e polmoni, Irureta poteva contare su giocatori di classe cristallina come Valerón o il capitano Fran Gonzáles, mentre il centravanti Tristán stava vivendo il suo anno di grazia, e avrebbe terminato la stagione con 32 reti in tutte le competizioni. Il centravanti andaluso durante la sua carriera fu accusato di incostanza e di fare una vita non proprio da professionista, ma nel periodo di massima forma fisica era un toro difficile da domare, visto che oltre alla stazza vantava una ottima tecnica. Quella sera Tristán fece venire il mal di testa a una leggenda come Fernando Hierro, mentre il giovane stopper Francisco Pavón venne messo talmente in crisi che Vicente del Bosque fu costretto a toglierlo ad inizio ripresa. In quel momento il Depor si era già portato sul 2-0, proprio grazie a Tristán che aveva approfittato di un taglio di Valerón e il successivo passaggio filtrante, con la difesa madrilena completamente in tilt. Lo stesso Valerón, dopo aver uccellato Salgado, aveva sfiorato il tris centrando il palo a inizio del secondo tempo.

Davanti al proprio pubblico, era impensabile che il Real alzasse bandiera bianca senza lottare, e nella ripresa ebbe una reazione d’orgoglio, con Raúl che riaccese la miccia accorciando le distanze. Del Bosque rimescolò le carte, inserendo sia Santiago Solari che Guti, costringendo Irureta ad irrobustire il centrocampo, togliendo un fantasista, Valerón, per un mediano di rottura come l’argentino Aldo Duscher, che qualche settimana dopo sarebbe diventato famoso per l’entrata killer con cui ruppe il metatarso a David Beckham, mettendo a rischio la partecipazione dello Spice Boy ai Mondiali.

Nonostante le folate offensive del Real Madrid, la difesa del Deportivo tenne duro, grazie alla tremenda attuazione del centrale marocchino Noureddine Naybet, insuperabile sui palloni alti e preciso nelle chiusure. Lui, assieme a Mauro Silva, Sergio e Tristán i migliori di un Deportivo che si portò a casa la sua seconda Coppa del Re dopo quella del 1995. Della squadra che sette anni prima aveva battuto il Valencia Fran fu l’unico in campo nelle due finali e proprio il capitano si presentò sul palco a ricevere la coppa da Re Juan Carlos di Borbone, sotto occhi invidiosi della dirigenza madrilena, la cui festa era stata completamente rovinata. Il presidente Florentino Pérez, nel dopogara, ammise la sconfitta, chiedendo scusa ai tifosi, mentre il numero uno del Depor, Augusto César Lendoiro, dedicò il successo ai 25000 galiziani giunti a Madrid per una serata indimenticabile.

I giocatori del Depor celebrando il “Centenariazo”

“Dale Depor, dale de, al compás del tamboril; la Copa del Centenario, se la gananos al Madrid” è infatti il coro con cui tuttora i tifosi del Deportivo ricordano quello storico successo, le cui memorie servono in parte ad affievolire le recenti delusioni e la caduta in picchiata del club, confinato adesso alla Segunda B, la serie C spagnola.

Il “Centenariazo” fu invece una sconfitta dura da mandar giù per il Real Madrid, e i blancos, dopo un duro testa-a-testa con il Valencia, persero anche la Liga cedendo di schianto nelle ultime tre giornate. Ciò nonostante, nel loro terreno di caccia preferito – la Champions League – i Galácticos andarono avanti spediti, eliminando il poderoso Bayern di Monaco e poi il Barcelona, prima della tirata finale contro il Bayer Leverkusen decisa da un golazo al volo di Zidane e dalle parate di Casillas. Ma questa è un’altra storia…

@JuriGobbini

Juri Gobbini è autore anche di La Quinta del Buitre

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Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

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