venerdì 24 Settembre 2021
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Hugo Gatti, il prototipo del portiere moderno: con il Boca Juniors è stato campione del Sudamerica e del mondo

Attivo fino a 44 anni ha il record di presenze nel campionato argentino e di rigori parati assieme a Fillol

6 ' di letturaDici America di lingua spagnola e pensi a una generazione di portieri che, oltre che per le prestazioni fra i pali, si sono fatti conoscere per la loro naturale ‘follia’. Fra tutti Renè Higuita, ma anche, per motivi diversi il paraguaiano Carlos Chilavert, il messicano Jorge Campos, il brasiliano Rogerio Ceni.
Tutti loro, in qualche modo, hanno avuto un precursore argentino.

Si chiama Hugo Orlando Gatti, per tutti solo e soltanto ‘El loco’. Faccia da indio che sembra uscito da un western anni Sessanta, è stato un numero uno atipico, moderno, soprattutto perché capace di usare i piedi anche per uscire dall’area e rilanciare l’azione, cosa che ai giorni nostri può sembrare scontata. Il tutto condito anche da un look tutto particolare: la bandana a fasciare i lunghi capelli castani, le maglie e i guanti sgargianti, i calzettoni ‘alla cacaiola’. Un numero uno che si concedeva volentieri anche alla parata spettacolare, oltre che efficace.

Hugo Gatti con un altro storico portiere del Boca Juniors, Roma

Hugo Gatti sicuramente rappresenta un pezzo di storia importante del Boca Juniors, club con cui ha conquistato 3 campionati argentini, due coppe Libertadores e una Coppa Intercontinentale. Ma la sua carriera, considerando che in maglia xeneixe ci arriva quando ha già 31 anni e passa ed è già diventato uno dei protagonisti della nazionale, inizia ben prima.
Caso vuole che i suoi primi colori siano proprio il gialloblù dell’Atlanta di Buenos Aires: il primo incontro nel ‘Bohemio’ e in Primera Division è contro il Gimnasia y Esgrima de La Plata, squadra che sarà importante per il prosieguo della carriera. Due anni e 38 partite per iniziare a mettersi in mostra, non solo per le sue qualità ma anche per la sua eccentricità. Tanto da guadagnarsi le attenzioni di uno dei principali club della capitale argentina, il River Plate. Nella squadra con la banda rossa si alterna fra i pali con una leggenda come Amadeo Carrizo. Cinque stagioni senza successi ma abbastanza per entrare nel cuore dei tifosi e di una intera nazione. Si fa notare anche dai tecnici della selecciòn e, dopo aver fatto parte della rosa ai mondiali di Inghilterra del 1966, nel 1967 inizia un suo rapporto contrastato con la nazionale.

Hugo Gatti a difesa dei pali del River Plate nella copertina del Grafico

Il suo culmine, senza dubbio, il 20 marzo del 1976 nella sfida all’Unione Sovietica sotto la neve di Kiev. Menotti lo schiera titolare al posto di Fillol e lui si fa trovare presente con grandi parate che permettono di superare i sovietici con un gol di Kempes. Sarebbe stato lui il titolare, con tutta probabilità, dei mondiali di casa, poi vinti dall’albiceleste, se un infortunio non lo avesse convinto a rinunciare.

Hugo Gatti con la maglia della nazionale

La sua carriera, intanto, prosegue nelle squadre di club e sarà una carriera longeva e, finalmente, vincente. Dopo il River la tappa è al Gimnasia y Esgrima La Plata: sei stagioni che lo confermano ad altissimi livelli. A notarlo, ed è forse la svolta della sua carriera, è l’allenatore Juan Carlos Lorenzo (in Italia ha allenato la Lazio, per chi lo ricorda). Il ‘Toto’ lo chiama a difendere i pali dell’Uniòn de Santa Fe nel 1975, ma, soprattutto, lo pretende in squadra quando viene chiamato a dirigere il Boca Juniors.

Hugo Gatti difende i pali del Boca

Quando arriva in maglia xeneixe Gatti ha già 31 anni e 13 stagioni di Primera Division alle spalle. Ma solo con il Boca arrivarono i trionfi. E anche un cambio di soprannome: da Beatle diventò per tutti, e per sempre, El loco.
Con Gatti in porta e Lorenzo in panchina i successi arrivano subito: nel 1976 il Boca conquista sia il torneo Metropolitano sia il Torneo Nacional, quest’ultimo vincendo in una storica finale sul River Plate nello stadio del Racing. Una conquista che dà diritto alla prima partecipazione del club alla Copa Libertadores.

Stagione 1977: il Boca supera la prima fase di qualificazione battendo nel girone River Plate, Defensor Sporting e Penarol. Nella seconda fase le ‘vittime’ sono invece i colombiani del Deportivo di Cali e il Libertad. La finalissima è con i brasiliani del Cruzeiro. La prima gara, alla Bombonera, la decide Carlos Veglio con un gol dopo 4 minuti. A Belo Horizonte è Nelinho a mettere i giochi in pari. Serve lo spareggio che si gioca a Montevideo e anche in questo caso si rimane in equilibrio fino ai calci di rigore. Segnano tutti fino all’ultimo tiro della serie che vede Vanderlei davanti a Gatti: il sinistro del terzino cerca il palo alla destra del portiere, El loco indovina l’angolo e respinge. È lui a regalare la prima Copa Libertadores ai gialloblù della Boca.

L’anno successivo è ancora da incorniciare in campo internazionale. Prima la Coppa Intercontinentale: dopo il 2-2 dell’andata alla Bombonera in cui non scende in campo difende i pali argentini nella storia notte di Karslruhe: 3-0 al Borussia Monchengladbach e trionfo da mettere in bacheca con una grande prestazione del numero uno. Stesso anno si rinnova l’appuntamento in Copa Libertadores: Boca dritto al secondo turno dove supera nel gironcino gli eterni rivali del River Plate e l’Atletico Mineiro. Finalissima con i colombiani del Deportivo Cali: all’andata in Colombia (0-0) gioca Carlos Alberto Rodriguez, con cui si alternerà fra i pali anche negli anni Ottanta. Al ritorno alla Bombonera, davanti a 50mila spettatori torna in porta Hugo Gatti: 4-0 e ancora un titolo in bacheca.
Per Gatti è il penultimo titolo della carriera: l’ultimo sarà il campionato metropolitano del 1981. Lo giocherà da protagonista, dopo un inizio in panchina.

La parabola discendente è inevitabile ma lenta. Fa in tempo a vedere la crescita dell’astro di Diego Armando Maradona, prima come avversario (il Pibe gli rifila quattro gol quando è in maglia dell’Argentinos Juniors dopo che el Loco lo aveva apostrofato come ‘grassottello’) poi come compagno di squadra proprio nell’anno del trionfo in campionato.

Hugo Gatti e Diego Maradona avversari

Hugo Gatti festeggia la vittoria del campionato 1981 con Maradona

L’epilogo arriva nel 1988, all’età di 44 anni. Inizia da titolare in una sfida contro il Deportivo Armenio, ma un suo errore in uscita su un cross dalla tre quarti costa la rete degli avversari. Alle spalle scalpita e vince la sfida per la difesa dei pali un giovanissimo Navarro Montoya. È quell’11 settembre del 1989 il suo canto del cigno che rappresenta anche una frattura con la dirigenza gialloblu per dieci anni: ‘colpa’ anche del suo appoggio al presidente radicale Raul Alfonsìn, a fronte di una tifoserie xeneixe tradizionalmente peronista.

Chiude la carriera con una serie di record: il maggior numero di presenze nella storia della Primera Divisiòn argentina (765), il maggior numero di rigori parati sempre nella massima serie (26, a pari merito con Ubaldo Fillol). È al momento il secondo più presente nella storia del Boca Juniors (417) dietro Roberto Mouzo, squadra per la quale, in amichevole, per due volte ha anche giocato nel ruolo di attaccante.

Il suo fare istrionico ha anche fatto sì che sia stato il primo testimonial del calcio argentino. Nel 1979 sulla sua maglia apparve il nome di uno sponsor, una casa di giochi elettronici.

Sempre nel mondo del calcio al termine della carriera in campo si è reinventato come opinionista per giornali e tv spagnole. E ha anche sconfitto un altro avversario insidioso, il coronavirus, dopo essere stato a lungo ricoverato, anche in terapia intensiva.

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