mercoledì 14 Aprile 2021
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Gloria e tragedia: la vita spezzata del “Palomo” Usuriaga

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L’11 febbraio 2004 fu un giorno tragico per il calcio colombiano, che collezionò un’altra pagina nera con l’uccisione di Albeiro Usuriaga, mitico attaccante facente parte della generazione dorata dei cafeteros a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta.

Nativo del barrio 12 de Octubre di Cali, Usuriaga iniziò a giocare con la squadra principale della città, l’America de Cali, e fu proprio agli esordi che gli venne appioppato il soprannome con cui tuttora è ricordato: Palomo. L’attaccante era stato infatti premiato per le sue prestazioni in campo da una azienda di abbigliamento, che lo aveva invitato a servirsi: Usuriaga non si fece scappare l’occasione e consone con la sua stravaganza uscì dal negozio completamente vestito di bianco – paloma in spagnolo significa appunto colomba.

L’eccentricità di Usuriaga non era comunque solo nel vestirsi e nel pettinarsi – all’epoca aveva un taglio da mohicano – ma anche nel comportarsi, in campo e fuori. All’America durò poco e Palomo fu prestato prima al Tolima e poi al Cucuta, fin tanto che intervenne Francisco Maturana che nel 1989 lo portò all’Atletico Nacional Medellin, squadrone in procinto di diventare una delle grandi di Sudamerica. Usuriaga ringraziò, e le sue reti determinanti per la vittoria nella Coppa Libertadores: fu lui a decidere l’andata dei quarti contro il Millonarios, fu suo il poker nella semifinale contro il Danubio vinta 6-0 e infine siglò la rete del 2-0 nella finale contro l’Olimpia Asunción, gol che spedì la sfida ai rigori, dove poi René Higuita fece il resto, portando la Coppa Libertadores per la prima volta in Colombia.

Il 1989 fu un anno particolare per la Colombia, probabilmente il peggiore della sua storia recente, con il tanto sangue sparso dalla guerra fra cartelli della droga e stato, con la strage aerea del Volo Avianca e l’uccisione del politico Luis Carlos Galán. In una esplosione di violenza incontrollata, il campionato fu sospeso dopo l’omicidio dell’arbitro Alvaro Ortega, il tutto mentre la nazionale diretta dallo stesso Maturana si classificava per il Mondiale, con Usuriaga di nuovo protagonista, visto che fu l’autore del gol decisivo nello spareggio contro Israele, una rete di pregiata fattura, un azione avviata dallo stesso Palomo e conclusasi in rete dopo un pregevole scambio con Luis Alfonso Fajardo.

Usuriaga non era titolare di quella Colombia, ma aveva dimostrato di essere un jolly imprevedibile, con i suoi lampi di genio che potevano cambiare la partita in qualunque momento. Per questo la sua assenza dal Mondiale lasciò molto perplessi e Maturana mai entrò nei dettagli sul reale motivo di quella mancata convocazione, alludendo a una esclusione per ragioni tecniche, anche se esistono versioni differenti. Per qualcuno fu una punizione per l’ennesimo atto di indisciplina – Palomo in più di una occasione era scappato dal ritiro – mentre altri sostennero che Usuriaga avesse avuto problemi con qualche compagno di squadra, con i senatori del gruppo che avevano imposto a Maturana l’esclusione dell’attaccante.

Usuriaga contro Paolo Maldini nella finale di Coppa Intercontinentale fra Atletico Nacional Medellin e Milan nel 1989

Dalle stelle alle stalle, dopo un 1989 da sogno Usuriaga visse un 1990 in Do minore, con il Mondiale visto in tv e con il passaggio al Malaga che si rivelò infruttuoso: in Spagna Usuriaga giocò appena 15 gare marcando solo 4 reti – fu comunque il primo colombiano a segnare un gol nella Liga -con la retrocessione della squadra in Segunda che lo riportò a Cali ad inizio 1991. In patria Usuriaga venne sempre visto come un brutto anatroccolo, un personaggio che faceva di tutto per mettersi nei guai, uno che detestava i giornalisti e che odiava la disciplina, uno che arrivava ai campi di allenamento a torso nudo, a bordo di una jeep con una decina di ragazzini seduti sul cassone, con musica sparata a tutto volume dagli altoparlanti.

Usuriaga conquistò il campionato nel 1992 con l’America de Cali ma in Colombia il suo talento fu apprezzato meno del dovuto e nel 1994 si imbarcò in una nuova avventura straniera, stavolta in Argentina. L’Independiente di Avellaneda stava cercando rinforzi per la stagione e il colombiano arrivò alla Doble Visera insieme al “Pollo” Daniel Alejandro Vidal proveniente dal Peñarol. Il Pollo e il Palomo: detto così sembrava una barzelletta, e molti, all’inizio, videro il colombiano con scetticismo. L’Independiente stava attraversando un periodo di transizione dopo i fasti degli anni Settanta e Ottanta, e Ricardo Bochini, il grande idolo degli hinchas, si era ritirato nel 1991 al termine di una carriera ricca di magie e successi, lasciando un vuoto apparentemente incolmabile.

La tifoseria era alla ricerca di un nuovo eroe da venerare, e il prescelto dal destino non poteva essere più diverso dal proprio predecessore: mentre Bochini aveva una aspetto umile, un cuoio capelluto che si era diradato progressivamente col tempo, Usuriaga era uno spilungone con le treccine afro, gli orecchini vistosi, le mani pieni di anelli e braccialetti, con catenine d’oro che gli ornavano il petto, quasi sempre lasciato scoperto.

Usuriaga tardò a carburare, poi, dopo un gol impossibile realizzato al Mono Burgos nella gara contro il Ferro Carril, il colombiano divenne parte fissa della squadra. Nei suoi esordi in Colombia Palomo era stato usato principalmente come ala destra, posizione dalla quale poteva usare la propria velocità per poi convergere al centro e concludere, mentre con l’Independiente fu spesso impiegato come centravanti, con il tecnico Miguel Ángel Brindisi che gli concesse libertà di spostarsi su tutto il fronte dell’attacco alla ricerca del punto del campo dove avrebbe fatto più danno.

Alto 1,92, fisico longilineo, grande tecnica, quando in giornata Usuriaga era talmente imprevedibile che per un marcatore risultava difficile capirne le intenzioni: poteva andarsene in velocità, caracollare e dribblare nello stretto, mentre non disdegnava nemmeno tocchetti, pallonetti liftati o rabone, colpo con cui una volta andò vicinissimo a un clamoroso gol contro il Gimnasia La Plata.

Ad Avellaneda, oltre a diventare un idolo indiscusso della tifoseria, Usuriaga riuscì finalmente a compiere un sogno, quello di finire nella copertina della prestigiosa rivista argentina El Gráfico. Accadde nell’edizione del 9 agosto 1994, quella che precedette la sfida fra Independiente e Huracán, una specie di spareggio per titolo perché le due squadre arrivarono distanziate di un solo punto. La gara fu però senza storia e il Diablo Rojo si impose per 4-0, festeggiando così la vittoria nel Torneo di Clausura.

Usuriaga nella copertina della prestigiosa rivista argentina El Gráfico

Come il 1989, anche il 1994 fu un altro anno da incorniciare, e Usuriaga fu protagonista nella cavalcata vincente nella Supercoppa Sudamericana, andando a segno contro Santos, Gremio e Cruzeiro, prima di lasciare a Sebastian Rambert – tifosi interisti, ve lo ricordate? – il palcoscenico nella vittoriosa finale contro il Boca Juniors. Ad aprile del 1995 si aggiunse inoltre un terzo trofeo alla bacheca, la Recopa Sudamericana vinta contro il Velez.

Tuttavia, man mano che Usuriaga si metteva in evidenza sui campi, contemporaneamente si cacciava in qualche guaio. Dopo l’exploit in Argentina, il suo nome tornò in auge per la nazionale colombiana, ma nel 1995 si rifiutò di andare in tournee, tanto che alcuni compagni non si fecero pregare nel mostrare il loro dissenso, come Leonel Alvarez, il quale disse che Usuriaga avesse “del marcio in testa”. Nello stesso anno, Palomo venne poi arrestato per essere in possesso di una moto rubata, mentre nel 1997 fu trovato positivo alla cocaina in un controllo antidoping.

La squalifica fu una mazzata tremenda: 2 anni senza giocare. Usuriaga si rifugiò nel solito barrio 12 de Octubre, assieme alla sua gente, giocando a carte o disputando partitelle nei campetti polverosi, come un adolescente qualunque. Malgrado in molti gli consigliassero di andarsene da lì – in fin dei conti era un calciatore professionista -Usuriaga mai riuscì a staccarsi dal suo barrio, dove era venerato come un eroe. “Qui nel barrio Albeiro pagava gli studi ad almeno 24-25 persone, li vestiva e li manteneva” raccontò Duván Lenis Caicedo, amico d’infanzia di Usuriaga, nel documentario La Jaula del Palomo.

Scontata la squalifica, il rientro sui campo non potette essere più bizzarro: Usuriaga fu contrattato infatti dal General Paz Juniors piccolo club di Cordoba che disputava la terza serie argentina. Passare da giocare alla Bombonera o al Monumental a calcare i campi di Pergamino, General Pico o Rio Cuarto fu probabilmente uno shock per il colombiano, ma anche a Cordoba il Palomo fu investito da un affetto incredibile, quello della piccola comunità che circondava il club. Di nuovo amato dalla gente, Usuriaga rimboccò le maniche e trascinò la squadra a una storica promozione nel Nacional B, convertendosi in idolo eterno anche lì. La sua avventura a Cordoba durò solo una stagione, perché alla sua porta tornarono a bussare club più importanti, convinti che il Palomo fosse tornato. Ma Usuriaga non era più quello brillante ed esuberante visto con l’Independiente, la pausa e l’avanzare dell’età gli avevano appesantito le gambe, e di conseguenza l’avventura con gli All Boys fu deludente.

Dopo due brevi esperienze in Paraguay e Venezuela con lo Sportivo Luqueño e il Carabobo, Usuriaga era tornato per l’ennesima volta nella sua Cali. Ad inizio 2004, a 37 anni, sarebbe dovuto volare in Asia per aggiungere un ultima tappa alla sua lunga carriera, ma il Palomo non spiccò mai il volo verso l’oriente. L’11 febbraio, infatti, mentre stava giocando a carte con gli amici del barrio, una moto – guidata da un ragazzino- si avvicinò e Usuriaga fu investito da una serie di spari, che lo ferirono a morte. All’inizio si pensò a un regolamento di conti, dovuti a qualche affare losco con la malavita, oppure che Usuriaga fosse stato involontario testimone di un omicidio. In seguito, si scoprì che Palomo aveva avuto una relazione amorosa con la ex donna di un noto sicario, il quale si era vendicato facendo uccidere il calciatore.

Andrés Escobar e Albeiro Usuriaga: due talenti colombiani accumunati dallo stesso triste destino

Il giorno dopo la scomparsa di Palomo, l’Independiente tornò a giocare la Libertadores ospitando i peruviani del Cienciano, e durante il minuto di raccoglimento la Doble Visera esplose al coro di “U-SU-RIAGA, U-SU-RIAGA”, mentre il giorno del suo funerale, tutta Cali venne a salutarlo per l’ultima volta. Una montagna di gente ballando, saltando e cantando, come se di una festa si trattasse, tanto che il sacerdote arrivò addirittura a minacciare di interrompere la messa, ricordando alle persone che quella era una onoranza funebre e non un party.

La figura di Usuriaga col tempo non ha perso importanza, anzi il ricordo di Palomo è sempre vivo, soprattutto nella sua Cali e nel cuore dei tifosi dell’Independiente, come se non fosse mai scomparso. Nel 2009 successe poi un fatto curioso, quando ad Avellaneda comparve un giovane colombiano identico nell’aspetto e con tanto di treccine: il ragazzino, di nome Carlos Albeiro Ríos Usuriaga, dichiarò di essere il figlio del defunto campione, e il suo arrivo fu una specie di folgorazione, come se si trattasse di una risurrezione. Il giovane fu immediatamente aggregato alle giovanili dell’Independiente e molti sognarono già con un suo imminente debutto in prima squadra. Tuttavia, in campo c’era poco che faceva ricordare il suo presunto padre, e dopo pochi mesi se ne tornò in Colombia. In seguito, si scoprì che in realtà si trattava del nipote e non del figlio di Usuriaga: il giovane, che sognava di diventare anch’egli calciatore, fece purtroppo una fine simile a quella dello zio, visto che pure lui venne ucciso nelle strade di Cali in circostanze analoghe a quelle del Palomo.

@JuriGobbini

 

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Juri Gobbini
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Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

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