domenica 5 Dicembre 2021
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Fabio Simplicio, la Sicilia bella come il Brasile

5 ' di letturaQuando arriva al Palermo, c’è ancora qualcuno, magari un po’ nostalgico, che si aspetta la mezzala brasiliana facoltosa, che ha il tocco. Che regali flessuose e danzate trame di gioco in grado di allietare anche le grigie domeniche invernali. Non è più quel tempo e ci si adegua: perché Fabio Simplicio è trequartista specializzato, veloce di gamba e di pensiero, che ti spunta alle spalle o che arriva lanciato.

Se serve però, è anche mezzala di lotta, che pressa, che strappa palla e riparte. Poi vede il gioco da mezzala di governo, da ancien regime. Anche se questo non è il suo core business. Perché Fabio Simplicio si dedica piacevolmente al blitz, all’attacco della profondità. E in area, si fa sentire. Sarà un caso, ma in Italia l’ha portato un signore che capisce qualcosa di calcio e si chiama Arrigo Sacchi. Già al secondo anno al Parma la media-gol di Fabio Simplicio è salita, ma al Palermo si attendono conferme.

Il suo nuovo allenatore in rosanero poi è davvero una mezzala dalla mente aperta: si chiama Francesco Guidolin. Sul prato verde Fabio Simplicio diventa subito l’assistente ideale per il magistero dell’illustre Corini e porta quella dose di esperienza che lì in mezzo può essere utile.

Già che c’è, porta anche bene. Per i pochi distratti, alla terza di campionato, il 20 settembre c’è il derby al Barbera contro il Catania: Fabio Simplicio parte poco dopo la metà campo. Tutti guardano e lui ha il tempo di prendere la mira.

Vuole il destro. Pantanelli si aspetta il tiro ad effetto, la traiettoria rotante e si lancia. Invece il tiro è basso e centrale. Lo sorprende. Ed è un pirotecnico 5-3, un inno alla Sicilia di serie A.

A proposito, si va anche in testa alla classifica. E poco importa se lui prende un cartellino rosso. Si va a San Siro contro il Milan di Kakà. Si conoscono. Anzi, sono proprio cresciuti insieme. Il Palermo lascia sfogare, poi colpisce: Mark Bresciano, 1-0. Poi Fabio Simplicio parte dalla tre quarti, carica il destro: palo pieno. Ancora lui per l’incornata, Dida respinge corto e Amauri fa Milan – Palermo 0-2. Lui sorride come in Brasile. Poi si batte il Messina e si passa a Firenze. La classifica si fa interessante.

“Qui Palermo è uno spettacolo, sembra il Brasile. Io a calcio sapevo giocare, in Italia ho appreso solo ciò che non avevo mai fatto”. Prende la mira con tutta la forza, ma sono due tiracci . Efficaci però visto che dal flipper saltano fuori i due gol alla Sampdoria.

Prende la mira meglio: tre gol, due al Livorno, uno al Siena. Poi si veste anche da Babbo Natale, se è per i bambini. Giusto per ricordare: “Da piccolo, in Brasile non è stato facile per niente. Mancavano anche i mezzi di trasporto per andare agli allenamenti. Sono andato a fare un provino a San Paolo insieme ad altri giocatori: c’erano una trentina di ragazzi. E nel provino ho fatto benissimo” .

Il Palermo chiude il campionato al quinto posto (con qualche rimpianto). E lui sta bene come in Brasile. L’anno dopo è suo il primo gol al Barbera con incursione in area : passa ancora da quelle parti.

E, per chi non se ne fosse accorto, Fabio Simplicio ha le treccine. Poi batte i piazzati dal limite. Deve pensarci da solo con la Fiorentina, sublimandosi: partenza dalla tre quarti, saltato uno, tunnel a Donadel, Frey sdraiato.

Nel tourbillon del calciomercato lui rimane fermo. C’è la parola di Zamparini, nientedimeno: “Se parti, sarà solo per una grande squadra”. Al terzo anno Fabio Simplicio guida la ripartenza e appoggia a Mch’edlidze: Juventus – Palermo 1-2. Poi entra in area clandestinamente su cross di Balzaretti: giustiziato anche il Milan. Ma dove la trovi una finta mezzala brasiliana che fa tre gol di seguito di testa? Altri due all’Udinese.

Ed è il momento di diventare ancora papà. A proposito, c’è una telefonata dal Brasile: è la Nazionale, proprio quella, la Seleçao. Convocato.

Dall’alto di un altro quinto posto in classifica (e di un gol a Buffon), Fabio Simplicio saluta la sua Palermo. Con la consueta conferenza stampa. Seduto, composto.

Dura meno di trenta secondi.

Poi scoppia a piangere.

“La mia avventura a Palermo è finita. Sono ancora un po’ spaccato. Sto lasciando persone molto importanti per me… dopo quattro anni ”. Poi mostra la sua maglia, la numero 30, con le firme di tutti. Si prende anche il numero di telefono di Pasquale Castellano, il magazziniere.

E non lo cancellerà più.

Ancora lacrime. Perché sa che non tornerà. E poi non rientra nei piani del direttore sportivo Walter Sabatini: “Sono andato via perché Sabatini vuole portare dei giocatori argentini, mentre io sono extracomunitario ed occupo una casella che magari per lui era scomoda”.

Alla Roma c’è una colonia di brasiliani e serve uno che s’imbuchi in area. Incredibilmente Fabio Simplicio lo fa due volte nei derby. E il 19 gennaio 2011 c’è un altro Roma-Lazio, all’ultimo respiro anche perché è Coppa Italia ottavo di finale in partita secca . Siamo sull’1-1, quando lui intuisce il passaggio laterale di Radu e parte in mezzo a quattro laziali. Lanciatissimo, si ritrova davanti al portiere e appoggia nell’angolino basso. E una corsa sotto la Sud: “Non posso andare sempre a cento all’ora. Ma da quando gioco, la squadra è difficile che perda”. Forse è anche un messaggio per qualcuno.

Tre mesi dopo, Fabio Simplicio si ritrova a Roma proprio Walter Sabatini, che anche qui vorrebbe rimpiazzarlo: “E’ arrivato già con l’idea di portare via tutti i brasiliani. E io non sono stato nemmeno convocato per il ritiro. Sono rimasto lì ad allenarmi tranquillo con l’allenatore della Primavera, aspettando la decisione della società. Il mister Luis Enrique non sapeva neanche chi fossi e nemmeno delle scelte di Sabatini. Un periodo bruttissimo, ma senza dire niente, ho lavorato, non ho mollato ed ho aspettato il mio momento. E sono rientrato in prima squadra”.

L’incredibile accade il 28 aprile del 2012, allo stadio Olimpico. Mancano solo tre minuti alla fine di Roma – Napoli, che stanno 1-2. Fabio Simplicio va in gol alla sua maniera e non esulta. E non sorride. E non abbraccia nessuno. Non ha tempo. Deve correre. Passa in mezzo a tutti. Con calma attraversa il campo. Corre. E poi sa benissimo dove andare. Qualcuno gli apre una porticina e lui può andare.

Va spedito, sale le scale della tribuna.

Adesso è veloce, come fosse in partita. Tra i compagni sale la paura: sta cercando Sabatini per la risposta. Fabio Simplicio fa ancora tre scalini.

Perchè deve arrivare dalla moglie e dal bambino che sfoggia una camicia coloratissima. Un bacio e si torna in campo. Si prende la sua parte di applausi (e un cartellino giallo).

Se ne andrà lontano : “Faccio due-tre anni in Giappone, ma poi torno a casa in Brasile”.

E mantiene. Oggi Fabio Simplicio promuove talenti perché il calcio è il suo mondo: “Ma giocando mi divertivo di più”. E apre tutti i giorni le porte del suo parco di Campinas ai più piccoli. Per sentirsi ancora bambino.

 

Grazie a “Controcalcio” e “Mediagol”

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