venerdì 30 Luglio 2021
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Estudiantes-Milan, più che una partita una guerra. E dopo l’Intercontinentale 1969 tre giocatori si fanno un mese di carcere

5 ' di letturaBotte da orbi, polizia, sangue sui volti e sulle maglie, nottate in carcere. E chi più ne ha più ne metta. E, nonostante corra l’anno 1969, non stiamo parlando degli anni di piombo in Italia. Ma di una partita di pallone. Che, anche per questo, è rimasta nella storia.

Una delle ‘vittime’ della garra argentina

Siamo, come detto, nell’ultimo anno dei mitici Sessanta. Le sfide per conquistare il titolo mondiale per club si giocano, come è stato a lungo, fra i vincitori della Coppa dei Campioni e quelli della Copa Libertadores del Sudamerica. E stavolta, nel mese di ottobre, la doppia partita mette di fronte il Milan di Nereo Rocco e la squadra dell’Estudiantes de La Plata, temibile squadra allenata da Osvaldo Zubeldia, detentrice del titolo intercontinentale e destinata a vincere per tre anni di fila la Libertadores.

Rivera e Malbernat a centrocampo a inizio match

Che sarà una battaglia, almeno in senso sportivo, si sa. Los Pincharratas o, più semplicemente, El Pincha, sono una formazione che alterna giocatori di grande qualità ad atleti dal grande agonismo, a volte al limite della provocazione. Fra questi c’è Carlos Bilardo, futuro allenatore della nazionale albiceleste campione del mondo. Con lui i giocatori più rappresentativi sono senza dubbio Ramòn Aguirre Suàrez, l’ala sinistra Juan Ramòn Veròn (il padre di Juan Sebastiàn, scudettato in Italia con Lazio e Inter, ma anche lui nella storia dell’Estudiante) e il capitano Oscar Malbernat, un altro terzino dalla garra da non sottovalutare, soprattutto per gli stinchi avversari.

Una formazione dell’Estudiantes del 1969

Si gioca in gara di andata e ritorno e vale la differenza reti. Sembra tutto archiviato con la sfida di San Siro dell’8 ottobre. Angelo Sormani e Nestor Combin segnano nel primo tempo per il Milan, l’oriundo brasiliano fra tris nella ripresa.

Vittoria del titolo mondiale in cassaforte per i rossoneri? Potrebbe sembrare di sì, ma in Argentina i platensi vogliono far pagare cara la goleada dell’andata ai rossoneri di Nereo Rocco. Si gioca a Buenos Aires, alla Bombonera, di solito teatro delle gesta del Boca Juniors.

L’Estudiantes schiera il suo undici migliore: Poletti, Manera, Malbernat, Aguirre Suarez, Madero, Togneri, Conigliaro, Bilardo, Taverna, Romeo, Veròn. E che per io rossoneri non sarà una passeggiata lo si capisce fin dal sottopassaggio. All’uscita, infatti, i giocatori italiani vengono investiti da una pioggia di caffè bollente. Non basta: durante le foto di rito, mentre sono schierati a centrocampo, gli undici di Rocco vengono presi a pallonate dagli avversari che si stanno scaldando. Una provocazione per alzare da subito i toni e che si dimostrerà solo un antipasto.

Oscar Malbernat, capitano dell’Estudiantes

Corre il minuto numero 16: il portiere argentino Poletti colpisce, senza conseguenze disciplinari (l’arbitro è il cileno Massaro) alla schiena l’attaccante milanista Pierino Prati. Un colpo che costringerà la punta a lasciare il posto a Rognoni dopo soli 37 minuti di gara.

Prati a terra dopo un colpo ricevuto dal portiere Poletti a palla lontana

Nel frattempo, però, Gianni Rivera ha messo in discesa anche il match di ritorno, segnando in contropiede dribblando anche il portiere. I biancorossi di La Plata, però, non si perdono d’animo e prima della fine del primo tempo ribaltano il risultato con Conigliaro e Aguirre Suarez. La ripresa, insomma, si annuncia incandescente e lo è. Soprattutto con il passare del tempo che vede ergersi il muro difensivo del Milan davanti alla porta di Cudicini.

Laddove non può la qualità prende allora il posto un po’ di frustrazione. Aguirre Suarez sceglie il suo bersaglio. È Nestor Combin, argentino di nascita ma francese di adozione, considerato un ‘traditore’ non solo per aver segnato all’andata ma anche per non aver servito la patria con il servizio militare. Al 16’ della ripresa il calciatore argentino affronta l’avversario e lo abbatte con una testata al volto rompendogli naso e zigomo. Estudiantes in dieci per il rosso diretto, ma anche il Milan, che ha già effettuato due sostituzioni, è costretto a rimanere con l’uomo in meno.

I segni della testata di Aguirre Suarez sul volto di Nestor Combin al rientro in Italia

Nel finale di partita non succede altro di rilevante, dal punto di vista calcistico. C’è tempo per l’espulsione anche di Manera e per un parapiglia nel tunnel degli spogliatoi dopo le premiazioni a centrocampo.

Ma non è ancora finita. Negli spogliatoi si presentano quattro poliziotti. Cercano, e prelevano, Nestor Combin, accusato di diserzione. La squadra intanto va all’aeroporto ma si rifiuta di tornare in Italia senza il compagno di squadra. Interviene l’ambasciata italiana, Combin riesce a dimostrare di aver assolto i suoi obblighi di leva in Francia e viene rilasciato. Finalmente il Milan può tornare a casa al gran completo.

La sfida, comunque, non mancò di avere strascichi anche disciplinari. Il portiere argentino Poletti fu radiato, il terzino Aguirre Suarez, quello della testata a Combin, squalificato per trenta partite e cinque anni di gare internazionali, Manera, l’altro espulso, per 20 giornate e tre anni di gare internazionali. Questo dal punto di vista sportivo, perché su di loro cadde anche la scure della giustizia penale della dittatura militare guidata da Juan Carlos Onganìa: arrestati, infatti, scontarono 30 giorni in carcere.

Combin tumefatto con la Coppa Intercontinentale sulla copertina della “Domenica del Corriere”

Ma quell’Estudiantes, nonostante la sfida da dimenticare della Bombonera, non fu certamente solo una squadra violenta e provocatrice. Tanto da conquistare il campionato metropolitano del 1967, tre Coppe Libertadores di fila (1968,1969,1970), una Copa Interamericana e una Coppa Intercontinentale. Giù il cappello, insomma, ai Pincharratas di Zubeldìa.

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