mercoledì 14 Aprile 2021
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Dopo 21 anni il Palmeiras torna sul tetto del Sudamerica: tutte le finali dal 1961 a oggi del Verdão

L'ex Palestra Italia, fondata nel 1914 da emigranti italiani, entra di diritto fra le grandi del continente dopo aver concesso il bis nella magica notte del Maracanà

6 ' di letturaA 22 anni dall’ultimo sogno e per interrompere la maledizione delle finali. Il Palmeiras ha alzato il 30 gennaio scorso la Copa Libertadores superando di misura il Santos. È la seconda della sua storia dopo aver disputato cinque finali. Era, peraltro, la terza finale tutta brasiliana della storia: le altre avevano visto tutte protagoniste il San Paolo, vincitore nel 2005 contro l’Atletico Paranaense e sconfitto l’anno successivo dall’Internacional de Porto Alegre.

Ma ripercorriamo tutti i tentativi, fortunati o meno, dell’ex Palestra Italia (la squadra di San Paolo è stata fondata nel 1914 da immigrati italiani) di conquistare il principale titolo sudamericano.

1961: il Verdão sbatte contro il Peñarol

Il Palmeiras finalista nel 1961

Il primo tentativo è dell’annata 1961, seconda edizione della storia della Libertadores. Il Palmeiras arriva alla manifestazione dopo aver vinto la Taça Brasil 1960, manifestazione che metteva di fronte tutte le vincitrici dei campionati statali, in finale contro il Fortaleza. L’accoppiamento ai quarti di finale è già di quelli tosti per la squadra affidata all’argentino Renganeschi, che ha preso il posto di Brandao: di fronte ci sono gli argentini dell’Independiente ma arrivano due successi, in casa e fuori, per un complessivo 3-0 a favore del Verdão. In semifinale c’è un altro Independiente, stavolta colombiano. Battaglia all’andata a Santa Fe, il ritorno è una passeggiata, anche grazie alla doppietta di Julinho, già scudettato in Italia con la Fiorentina. La finalissima è contro gli uruguaiani del Peñarol. Nella gara di andata a Montevideo brilla la stella di Alberto Spencer, il capocannoniere di tutti i tempi della manifestazione. Tutte le speranze sono riposte nella gara di ritorno, che si gioca al Pacaembù, che più tardi diventerà tradizionale sede delle gare dei rivali storici del Corinthians. Ma il gol lampo di Sasìa per gli uruguaiani spegne gli entusiasmi e non basterà per sperare nella gara di spareggio il gol di Nardo, a poco meno di un quarto d’ora dalla fine del match. In quella squadra da ricordare ci sono il terzino ‘mondiale’ Djalma Santos e Cinesinho, che arriverà nel 1962 in Italia e diventerà stella di Catania e Juventus, fra gli altri.

1968: anche il bis non sorride al Palmeiras

Il Palmeiras finalista nel 1968 contro gli Estudiantes de La Plata

Per rivedere il Palmeiras al via della sfida bisogna aspettare il 1968, dopo la vittoria di un’altra Taça Brasil, stavolta alla fine di una triplice e combattuta finale contro il Nautico di Recife. Nel girone di qualificazione è percorso netto (salvo un pareggio nell’ultima, ininfluente, giornata) contro i venezuelani del Deportivo Portugués e del Deportivo Galicia e i connazionali del Nautico. Nel girone di quarti di finale, invece, il Verdão supera, vincendo tre gare su quattro, i paraguaiani del Guaranì e i cileni dell’Universidad Catolica. Si va in semifinale ed è l’occasione per la vendetta tanto attesa con il Peñarol con cui aveva perso la coppa sette anni prima. Una vendetta che si compie con il doppio successo in Brasile e in Uruguay con un unico grande protagonista: Tupazinho, autore delle tre reti del doppio successo contro i gialloneri. Di fronte alla formazione guidata da Mario Travaglini c’è l’Estudiantes, squadra argentina di La Plata. Per decidere la sfida servono tre match: in Argentina vince l’Estudiantes rimontando negli ultimi dieci minuti il vantaggio ospite di Servilio. A San Paolo del Brasile tutto facile per i verdi paulisti, ancora sulle spalle di Tupazinho (doppietta) e con un gol di Reinaldo per il 3-1 finale. Spareggio a Montevideo, in cattedra però sale per l’Estudiantes Juan Ramòn Veròn, che mette il sigillo su tutte e tre le finali ma in quella decisiva realizza la rete che regala la prima di tre coppe consecutive: finisce 2-0, il gol di apertura era stato di Ribaudo. In campo per i brasiliani il centrocampista Ademir Da Guia, che del Palmeiras è stato il simbolo per 16 stagioni.

1999: al terzo tentativo la Copa Libertadores è sua

Il Palmeiras che solleva la Coppa nel 1999

Fortunatamente per il Palmeiras non vale il detto ‘non c’è due senza tre’. E infatti al terzo tentativo riesce ad alza43 l’ambita coppa. Anche se per farlo deve aspettare 31 anni rispetto all’ultima finale. È ancora la vittoria di una Coppa del Brasile, in una doppia finale contro il Cruzeiro di Belo Horizonte, a regalare al Verdão la qualificazione alla manifestazione continentale. Il percorso per arrivare alla finalissima è irto di ostacoli, compreso il derby con il Corinthians nel girone di qualificazione: una vittoria per uno che non impedisce a entrambe le formazioni di qualificarsi agli ottavi di finale del torneo superando le paraguaiane Cerro Porteño e Olimpia Asunciòn. Quarti e semifinali regalano al Palmeiras allenato da Felipe Scolari (campione del mondo nel 2002 alla guida del Brasile e vice campione d’Europa con il Portogallo nel 2004) sfide tutte in salsa verdeoro. Prima doppia sfida ai carioca del Vasco Da Gama: il Verdão rischia in casa pareggiando 1-1, dilaga però a Rio, uscendo vittorioso per 4-2 grazie alla decisiva doppietta di Alex (due Coppe America nel palmares e una carriera sbocciata in Turchia, dove è rimasto un’icona). Sempre più difficile ai quarti dove la sfida è il derby con il Corinthians. Le due formazioni si dividono equamente posta e risultato (2-0) nelle gare casalinghe. Il ritorno, in casa della rivale paulista, si decide ai calci di rigore. E dagli undici metri arriva la qualificazione al penultimo turno, dove la sfida è con gli argentini del River Plate. Sembra in salita dopo l’1-0 dei Millionarios al Monumental ma un’altra doppietta di Alex e un gol del difensore Roque Junior confezionano il 3-0 del sorpasso nel match di casa.
La finalissima? Un po’ a sorpresa è con i colombiani del Deportivo Cali che dopo aver superato un girone di qualificazione durissimo con Velez Sarfield, River Plate e Once Caldas vincendole tutte in casa e perdendole tutte in trasferta, si era trovato un tabellone abbastanza favorevole (Colo Colo dal Cile, gli uruguaiani del Bella Vista e il Cerro Porteno dal Paraguay). Agli oltre 1000 metri di Cali si conferma la legge del padrone di casa: 1-0 e sfida rinviata al Morumbi. Evair su rigore e Oseas, inframezzati dall’1-1 di Zapata, ribaltano il risultato. Non vale, però, la regola dei gol fuori casa. Si va ai calci di rigore ed è gara vietata ai deboli di cuore: Zinho sbaglia subito ed è il portiere venezuelano Dudamel a portare subito avanti i colombiani. A ripostare la situazione in equilibrio è il palo di Bedoya. Ultimo rigore: Euller non sbaglia, Zapata la manda a lato. Il Morumbi può esultare per il primo (e unico fino a sabato scorso) titolo continentale del Verdao.

2000: ancora un’argentina dice no al successo

Il Palmeiras finalista nel 2000

Dopo il trionfo, e da campione in carica, il Palmeiras ancora targato Scolari ci riprova. Primo turno superato non senza fatica contro El Nacional di Quito, i connazionali della Juventude e i The Strongest boliviani. Servono i calci di rigore agli ottavi di finale per avere la meglio degli uruguaiani del Peñarol, rimontati dopo il 2-0 di Montevideo. Se ai quarti sembra tutto facile contro i messicani dell’Atlas al penultimo turno è ancora derby con il Corinthians. L’esito è lo stesso dopo due gare scoppiettanti: 4-3 per il Timão all’andata, 3-2 per il Verdão al ritorno. Decidono i rigori e per il Palmeiras è la quarta finale della storia. Al match decisivo c’è ancora una bestia nera argentina, il Boca Juniors di Carlos Bianchi: il terzino Arruabarrena porta due volte avanti i gialloblu, Pena ed Euller impattano in una gara maschia e agonisticamente molto sentita. Il ritorno a San Paolo è gara più tattica e non si schioda dallo 0-0. Anche in questo caso la decisione sul campione passa dai calci di rigore. Ma il Boca non sbaglia mai, il colombiano Tino Asprilla e Roque Junior, invece, si fanno incantare dal portiere Oscar Còrdoba. E per la terza volta su quattro finali il titolo finisce altrove.

2020: successo con il Santos nell’anno della pandemia

Il resto è storia recentissima, in una edizione condizionata dalla pandemia. L’impresa per la squadra affidata al portoghese Abel Ferreira, dopo aver superato nei gironi Guaranì, Bolivar e Tigre, gli ecuadoriani del Delfìn agli ottavi e il Libertad di Asunciòn ai quarti è in semifinale. 3-0 a Buenos Aires con il River Plate, rimonta sfiorata al ritorno dagli argentini. Finale tutta brasiliana al Maracanà di Rio de Janeiro contro il Santos, che Breno Lopes decide all’ottavo minuto di recupero. E le coppe in bacheca, con quella alzata da capitan Felipe Melo, diventano due.

L’ex Palestra Italia è ufficialmente fra le grandi del Sudamerica: ha raggiunto nell’albo doro Cruzeiro, Flamengo, Internacional di Porto Alegre e Nacional di Medellin. E, soprattutto, staccato gli eterni rivali del Corinthians, ancora fermi a quota uno.

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