venerdì 18 Giugno 2021
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“Dani Jarque siempre con nosotros” – Iniesta, la depressione e quel gol dedicato al suo amico

Perchè soltanto una volta toccato il fondo si può risalire...

2 ' di letturaOgni bambino pensa che il suo idolo, il suo campione, sia un immortale, una sorta di “Highlander” che con la palla ai piedi è in grado di fare di tutto, impossibile da scalfire. Spesso però, e questo vale anche per i più grandi, ci si dimentica che un calciatore non è altro che una persona come noi. Per quanto possa essere brillante la sua carriera, essa è fatta di momenti di gioia e di dolore, di sconforto, e di depressione. La vita sa essere imprevedibile, e questo è quello che è successo ad un giocatore che ha fatto la storia del Barcellona, Andrés Iniesta.

Era il 2009, “Don Andrés” era nell’apice della sua carriera calcistica, quell’anno però venne martoriato da infortuni, uno dietro l’altro ma in palio a Roma, c’era la Champions League e quella finale contro il Manchester United, andava vinta e basta. “Avrei dato la vita per essere in campo in quella finale, l’ho giocata con un infortunio e ho pagato un prezzo molto alto” raccontò in seguito Iniesta. Il Barça portò a casa la Coppa ma iniziò un vero e proprio calvario per Andrés, l’anno seguente c’era anche un Mondiale da giocare. Siccome le cose non vengono mai da sole, un fulmine a ciel sereno colpì Andrés in quel caldo 8 agosto del 2009. “Dani Jarque è morto”, era in ritiro con l’Espanyol a Coverciano quando un’asistolia non gli lasciò scampo.

“Già non mi sentivo bene poi Dani morì. Quando lo seppi fu come un ko, un pugno fortissimo mi mise al tappeto, mi sentii sprofondare. Vedevo tutto nero e più passavano i giorni e più mi sentivo peggio. Non vedevo l’ora di dormire, passavo le giornate così. Non riuscivo più a controllare la mia vita” disse Iniesta.

Quando quel mostro che si chiama depressione ti attanaglia, non puoi che richiedere aiuto, da solo non sei in grado di uscirne. “I miei due psichiatri ed il mio psicologo mi hanno aiutato molto. Mi sentivo vuoto dentro” disse “Don Andrés”.

I mesi passarono, arrivò il Mondiale, Sudafrica 2010. La Spagna aveva una squadra splendida, con un gioco fenomenale. Gli iberici vinsero e partita dopo partita raggiunsero la finale, contro l’Olanda, un club ben costruito ed ostico. Era il 10 luglio, all’FNB Stadium la gara non si sbloccava, la partita andò ai supplementari ed al 116′ Iniesta segnò il gol che valse la Coppa del Mondo alla Spagna. Andrés corse, corse e si tolse la maglia, sotto la scritta “Dani Jarque siempre con nosotros”. Quel gol, era per lui, per il suo amico Dani.

Andrés Iniesta segnò il gol che valse il Mondiale alla Spagna nel 2010

“Decisi di guardare la finale – raccontò la moglie di Dani, Jessica Alvarez -, ero a casa con mia madre e mia figlia di dieci mesi. Dani sarebbe stato felice di vederla con i suoi amici. Quando Andrés calciò chiusi gli occhi. Non so perché, ma sapevo che avrebbe segnato, forse è stata intuizione, forse un presagio, forse il destino. Andrés poteva dedicare quel goal alla sua famiglia, a sua moglie, ai suoi figli, a tantissime persone. Lo ha dedicato a Dani”.

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