mercoledì 14 Aprile 2021
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Come riempire il palmarès in 7 partite: Marcelino e lo strano rapporto con i trofei

2 ' di letturaMarcelino Garcia Toral nasce il 14 agosto 1965 a Villaviciosa, comune delle Asturie. Già da ragazzo si intravedono le sue qualità nel calcio ed il suo amore verso questo sport. Anche se gli manca sempre quel non so che: per carità, un buon giocatore, ma senza il fattore wow. Nella sua carriera si alterneranno squadre mediocri della Primera Division a formazioni della Segunda. Sarà il destino, ma a soli 28 anni Marcelino si deve ritirare dal calcio giocato per un bruttissimo infortunio al ginocchio. E a questo punto del film, metà sala si alzerebbe e tornerebbe subito a casa. Ma gli altri “temerari” assisteranno ad una storia con pochi precedenti e tanta voglia di riscatto. 

Dopo il ritiro, non vuole lasciare questo mondo che tanto gli aveva tolto, ma gli aveva restituito altrettanto. Decide di intraprendere la carriera di allenatore ed inizia subito col botto. Porta il Lealtad dalla Tercera alla Segunda guadagnandosi la chiamata dello Sporting Gijon B per poi passare alla prima squadra (con la quale fece l’esordio nella massima serie spagnola da giocatore). Con i biancorossi disputerà un paio di buone stagioni nel secondo livello senza però approdare nell’elite. Cosa che farà sulla panchina dell’Huelva che porterà fino all’ottavo posto in classifica che gli varrà il Trofeo Miguel Muñoz, premio riservato al miglior allenatore della stagione. Il suo nome inizia a girare in giro per la Spagna e dopo varie esperienze non all’altezza, arriva la chiamata del Villareal. 

Il sottomarino giallo sotto la sua guida arriverà ai vertici del calcio europeo. Marcelino prese la squadra in Segunda Division e nel giro di due anni si ritroverà al quarto posto della Liga BBVA. Una serie di ottimi piazzamenti gli consentiranno per la prima volta di calcare i grandi palcoscenici della Champions e dell’Europa League. I trofei però non arrivano e si sa, nel calcio di oggi purtroppo, l’80% delle volte fanno più che la differenza. Ma il treno della vita del coach non sembra aver terminato la sua corsa. Un anno dopo l’esonero dal Villareal, il Valencia decide di puntare su di lui con l’intenzione di costruire qualcosa di duraturo. E ci riesce: consolida la squadra nelle prime posizioni del campionato e consapevolizza il club in tutto il Vecchio Continente 

Questa volta però i trofei arrivarono, ma in una delle ultime partite con il Valencia. Dopo la finale di Copa del Rey vinta, passarono tre match prima dell’esonero. Il fumante presidente della squadra Peter Lim lo licenzia dopo alcuni screzi dovuti al calciomercato. E Marcelino si ritrova ancora una volta senza panchina, nonostante i grandi risultati. Solamente per pochi mesi però, perché l’Atheltic Bilbao ha bisogno di lui. E ad aprire la sua esperienza basca sarà la Supercoppa. Il cammino però è a dir poco rovente: sulla strada gli si pareranno le corazzate Real Madrid e Barcellona. E puntualmente il destino farà la sua parte mandando a casa entrambe e consacrando Marcelino ancora una volta come un top coach.  

In appena 7 partite ufficiali (Finale Copa del Rey 2019-Finale Supercoppa 2021), l’allenatore ha vinto più di quanto non avesse conquistato in 656 partite dalla panchina. La vita a volte può avere dei risvolti inaspettati, proprio come un film e la storia di Marcelino ne è il massimo esempio. Nolan per caso ti abbiamo dato un’idea?  

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