mercoledì 14 Aprile 2021
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Bomboneras, l’amore inscalfibile per il Boca raccontato al femminile

3 ' di letturaHanno la pelle liscia e ambrata. Oppure un esercito di rughe a solcare il volto. Indossano sorrisi larghi e lo sguardo di chi sa cosa vuol dire amare fino a strapparsi l’anima. Qualcuna sfoggia un pancione. Donne diverse per sfumature e percorsi, per età e stili di vita. Con un solo, immenso, trait d’union: la maglia del Boca Juniors, portata con passione deflagrante. Il cemento armato che riesce a dissipare le differenze.

Bomboneras: è il nome del progetto artistico del fotografo Pancho Monti, per raccontare l’infatuazione cosmica del popolo Xeneizes interamente al femminile. Prima un libro con 80 scatti, nel 2018, poi l’apertura di un canale Instagram che ha saputo conquistare uno spazio solido dribblando i dogmi stantii di uno sport, il calcio, troppo spesso declinato soltanto in un verso, quello dei maschi. “Mi recavo alla Bombonera – confessa Pancho – e tutte le volte, oltre allo spettacolo sugli spalti e sul campo, non potevo fare a meno di notarne un altro, altrettanto dirompente. Lo stadio era pieno zeppo di tifose di ogni età. Sostenevano il club come gli uomini, gridavano come loro, piangevano e gioivano come loro. Dov’era la differenza? Perché non se ne parlava mai?”.

Così Pancho afferra la macchina fotografica e comincia ad addentrarsi nel quartiere de La Boca, un pittoresco intreccio di esistenze, un crogiuolo di storie che premono per essere tramandate. La camiseta all’inizio è sempre la stessa, di quel blu chiaro che sfuma quasi in un azzurro granulare, lo sponsor Parmalat che campeggia sulla banda gialla orizzontale. Monti la estrae dal suo armadio di casa, dove è riposta come un cimelio da quando ha soltanto 8 anni. E lascia che adesso vesta le sue muse. Il calcio diventa il pretesto per raccontare pezzi di vita. I teatri che affollano il barrio. Le esistenze spesso arruffate che si dipanano con metodica lentezza, perché creatività e convivialità sono ancora i due principali invitati alla festa.

Pancho è un pescatore d’immagini che si muove con disinvoltura tra le mille pieghe di un popolo fortemente identitario. Sorprende i suoi soggetti nei momenti più implausibili e per questo naturali, scansando le pose meticolosamente studiate a tavolino: giovani ragazze, donne di mezza età e anziane vengono scolpite nel quotidiano. Una è appena uscita dal supermercato. Un’altra sta entrando in palestra. Una se ne sta appollaiata su una sedia di plastica a bordo strada, l’aria pensosa. Le sue foto sono intrise di forme sinuose, ma anche di chiome imbiancate dal tempo. Lilita aveva 91 anni quando è stata immortalata. Stringeva una lattina di Coca Cola nella mano sinistra ed esibiva una linguaccia epica, emulando l’effige dei Rolling Stones stampata sulla bevanda. “Quella è la foto che il pubblico ha amato maggiormente – ricorda Pancho – perché racchiude l’essenza irriverente degli Xeneis: non esiste un momento più giusto per amare il Boca. Il momento è sempre, a prescindere”.

Lilita, una pasionaria del Boca a 91 anni suonati

Appassionati, gli occhi cronicamente velati da una malinconia quasi carsica, orgogliosi di accedere ad una filosofia di vita che non contempla i sentimenti se non sono totalizzanti, incendiari, dilanianti in ogni senso. I supporters del Boca sono così. Maschi o femmine, non fa alcuna differenza. L’arte di Pancho infrange gli schemi ed invita ad allungare lo sguardo. L’identità Xeneize vive, inscalfibile, sotto pelle. Non ha età. Soprattutto, non conosce genere.

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Paolo Lazzari
Giornalista

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