lunedì 6 Dicembre 2021
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Boavista, campione di Primeira Liga ’00/’01: quando la classe operaia citofonò in paradiso

7 ' di letturaQuesta non è la classica storia di Davide che sconfigge Golia, non sarebbe rispettoso per una gente orgogliosa come quella che vive a Boavista, quartiere caldo e caloroso della città di Oporto. Qua il tifo per le Panteras assume i tratti del misticismo, della religione, se qualcuno passeggia in quelle strade non può che percepire sulla propria pelle un amore smisurato per la squadra di calcio locale. Le bandiere sono appese sopra a ogni balcone, i gagliardetti spuntano dalle finestrelle, dalle porte, una sfilata di maglie a scacchi bianco-neri riempie l’occhio del più distratto degli osservatori. Una cosa è assolutamente vietata da queste parti, parlare del Porto. I Dragoes sono l’altra metà della mela, la squadra vincente e titolata, l’anima bella e pulita di Oporto, l’argenteria preziosa e lucente da sfoggiare sulla tavola nelle occasioni più speciali. Le Panteras, invece, sono il volto meno nobile, i cugini sfortunati, ma dal cuore grande e dall’orgoglio incrollabile, animati da una fede mai vacillante che è stata premiata alla fine del campionato 2000-2001, quando il Boavista si è laureato campione di Portogallo per la prima e unica volta. Riavvolgiamo il nastro di quella stagione indimenticabile.

Una questione per pochi

Il campionato portoghese – storicamente – è condizionato dalle vittorie di tre squadre: Benfica, Porto e Sporting Lisbona. Eccezion fatta per il 1946, dove a vincere fu a sorpresa la Belenenses, l’albo d’oro è sempre stato ad appannaggio di queste tre formazioni. Questo aggiunge un valore in più all’impresa dei bianco-neri di Oporto, che arrivano ai nastri di partenza della Primeira Liga ’00/’01 come dei potenziali outsiders, visto il secondo posto conquistato l’anno precedente. La squadra non ha dei nomi altisonanti a disposizione, non ci sono delle stelle pronte a vincere le sfide da sole con un colpo di genio, con una giocata da fuoriclasse, ma si tratta di un gruppo compatto e coeso, guidato magistralmente da Jaime Pacheco, uno che da calciatore ha speso la sua carriera tra i rivali del Porto. Il suo gioco è spumeggiante, molto offensivo e armonico, ma con una difesa solida e impenetrabile.

Un gruppo solido e affiatato

A difendere la porta, troviamo una celebrità del calcio lusitano, Ricardo Alexandre Martins Soares Pereira, più semplicemente conosciuto come Ricardo. Davanti a lui operano come centrali il capitano Litos e Pedro Emanuel, mentre sulle fasce si scatenano il brasiliano Erivan, a sinistra e uno tra Rui Oscar e Nuno Frechaut, a destra. La mediana è affidata alla grinta e ai polmoni di Rui Bento e Petit, centrocampisti di rottura e di grande quantità, mentre uno tra Pedro Santos e Geraldo, completano il reparto. Daventi Pacheco ha l’imbarazzo della scelta e per il suo scacchiere può optare tra Martelinho, attaccante piccolo e veloce; Whelliton, punta brasiliana da ben undici centri nell’annata precedente; Elpidio Silva, appena arrivato dallo Sporting Braga e Duda, giocatore offensivo sbarcato dall’Alverca e in cerca di riscatto. L’uomo di maggior talento è tuttavia Erwin Sanchez, detto Platini, classico numero dieci dal piede fatato, capace di ispirare e mandare in porta i compagni con estrema facilità. Il boliviano è l’uomo in più della squadra, dai suoi piedi, dal suo estro, nascono i maggiori pericoli per gli avversari ed è la chiave perfetta per orchestrare il gioco armonico e brioso dell’undici di Pacheco.

Una stagione cha parte col botto

Il Boavista inizia il suo campionato in trasferta, vincendo sul campo del Beira Mar per 4 a 2. Alla seconda giornata, i bianco-neri dilagano anche con l’Uniao Leiria per 4 a 0, battezzando nel migliore dei modi l’esordio nel proprio stadio, l’Estadio Do Bessa. Questo impianto sportivo è uno tra i più romantici di tutto il Portogallo, ha un sapore molto inglese, le tribune sono vicine al campo e il calore del pubblico si può toccare realmente con mano. Questo stadio sarà un grande alleato per il Boavista, nonostante la capienza ridotta a soli 7.500 spettatori – per i lavori di restauro in vista dell’Europeo – sarà un vero e proprio fortino. Alla terza giornata arriva la prima X della stagione, contro l’Estrela Amadora, mentre al turno successivo si respira già aria di sfida da vertice, contro lo Sporting Braga. Questo sarà uno degli spartiacque della stagione, perché il Braga riesce ad imporsi per 2 a 1, violando il Do Bessa. Saranno gli unici a riuscirci in tutto l’anno. Da questo momento in poi, gli uomini di Pacheco cambiano passo e inanellano un ritmo furioso.

Una marcia inarrestabile

Cinque giorni dopo, il Boavista ospita il Benfica nelle mura amiche e vince 1 a 0 con gol di Duda, autentica rivelazione, poi arriva un prezioso pareggio in trasferta contro la Belenenses, imbattuta fino a quel punto. La squadra di Oporto è consapevole della sua forza e comincia a mietere vittime in sequenza: Paços Ferreira, Maritimo, Vitoria Guimarães, tutti con risultati rotondi e conditi da un gioco davvero esaltante. Nonostante qualche pareggio fuori casa, il ruolino di marcia è inarrestabile. Il calendario di ferro delle Panteras, propone come ultima partita del girone d’andata – da giocarsi al Do Bessa – la sfida con gli odiati cugini del Porto. Il gioco del destino è davvero beffardo, proprio i Dragoes sono gli avversari da battere per il prestigio e per raggiungere la vetta del campionato. Su quel finire di gennaio dell’anno 2001, la situazione di classifica vede al comando il Porto con solo due punti di vantaggio sui bianconeri. Nella parte meno nobile di Oporto ci si gioca il titolo di campioni d’inverno, la tensione è veramente alle stelle. In città si vive con trasporto e frenesia quel momento. Nonostante uno stadio in capienza ridotta, le vie intorno all’impianto sportivo sono invase dalle sciarpe e dalle bandiere a scacchi bianco-neri. La situazione è calda, infuocata. La partita è tesa e sentita, come mai prima d’ora.

Caro Porto, sarà per la prossima volta

Il Porto è il favorito per lo scontro diretto, può contare su giocatori affermati, del calibro di: Ovchinnikov, Andrade, Esquedrinha, Capucho, Deco. Il Boavista però non ha alcuna paura e se la gioca alla pari, anzi intorno alla mezz’ora del primo tempo punge l’avversario e trova la rete del vantaggio grazie a Martelinho, uno che spesso fa gol pesanti. Il clima in campo è frenetico e saltano i nervi, specialmente a Deco, che al 60′ viene espulso per doppia ammonizione. Nonostante l’inferiorità numerica, gli ospiti portano avanti un vero e proprio assedio alla porta di Ricardo, ma senza riuscire a trovare il pareggio. Vince 1 a 0 il Boavista, davanti ai 7.500 esultanti del Do Bessa. Il Boavista fa suo il titolo di campione d’inverno e allunga la sua striscia positiva a cinque vittorie di fila e a tredici risultati utili consecutivi. La classifica recita Boavista 38 punti, Porto 37 e Sporting Lisbona 36. Il primo smacco alla parte nobile di Oporto è servito.

Legittime speranze di vittoria

Il girone di ritorno inizia nel migliore dei modi con vittorie su vittorie, mentre gli inseguitori tentennano. Però dopo il pareggio con la Belenenses, arriva un’inattesa sconfitta con il Pacos Ferreira, che rallenta la corsa del Boavista. Dopo la vittoria con la Moreirense, la sfida seguente degli uomini di Pacheco è contro il temibile Braga, la bestia nera stagionale. Esattamente come qualche mese prima, il risultato sorride al Braga per 2 a 1. La classifica si accorcia inesorabilmente, rilanciando il Benfica, adesso secondo in classifica e primo inseguitore dell’undici di Oporto, a solamente due lunghezze di svantaggio. Il calendario riserva un’altra dura prova al Boavista, perché nel periodo di peggior forma, deve giocare lo scontro diretto contro il Benfica, che viceversa si trova nel suo momento magico. L’ulteriore ostacolo è dover entrare in un’arena con un pubblico di 82.000 tifosi scatenati e appassionati, pronti a far spiccare il volo alle Aquile di Lisbona.

Una prova durissima per gli uomini di Pacheco, che però si dimostrano per l’ennesima volta ben saldi e uniti. Ricardo salva il risultato su Calado e Maniche, per il resto i bianco-neri si chiudono nelle retrovie e frammentano il gioco dell’avversario. Nel finale però, i padroni di casa vanno all’assalto della porta di Ricardo e hanno un’ultima grandissima occasione: Carlitos, entrato dalla panchina, lavora ottimamente un pallone sulla linea di fondo e va al cross; Ricardo esce, ma viene anticipato dall’intervento di testa dell’attaccante avversario, Van Hooijdonk. Il pallone si stampa sul palo con un colpo fragoroso, un rumore così assordante che spegne le speranze di sorpasso del Benfica; pur soffrendo, il Boavista esce dal Da Luz in modo immacolato e resta in testa alla classifica.

Verso la volata

Dopo la sfangata contro il Benfica, il Boavista inanella una serie positiva che rilancia alla grande le ambizioni da vertice della squadra, vincendo con Pacos Ferreira e Campomaiorense, prima di pareggiare contro il Maritimo. Le Pantere diventano ciniche e superano Farense e Vitoria Guimaraes, e quando mancano cinque giornate alla fine del campionato, arriva lo scontro diretto con lo Sporting Lisbona. La partita si gioca all’Estadio Do Bessa di Oporto e quando tutto sembra indirizzato verso lo 0-0, Martelinho aggancia un pallone al limite e lascia partire un tiro di controbalzo su cui Peter Schmeichel non riesce ad arrivare, facendo esplodere lo stadio in una gioia irrefrenabile. Con questo successo lo Sporting è ricacciato a 10 lunghezze di distanza, resta soltanto il Porto fra il Boavista e il suo primo “scudetto”.

È tempo di festeggiamenti

Il Boavista è gasato e infila tre vittorie clamorose, ma anche il Porto non molla il colpo. Quando mancano due partite alla fine del campionato, sono solamente 4 i punti che dividono le due squadre di Oporto. All’ultima giornata le Panteras devo andare nella tana dei Dragoes, quindi è meglio chiudere la questione prima di giocarsi il tutto per tutto fra le mura del nemico. Il match point si gioca contro il Desportivo Aves, ma in effetti non c’è mai partita: a metà del primo tempo, l’undici di Pacheco va in vantaggio grazie ad una punizione di Erwin Sanchez, deviata da José Soares. Nella seconda metà, Elpidio Silva e Whelliton completano l’opera: finisce 3-0. La data da segnare sul calendario è il 18 maggio 2001, il Boavista è campione di Portogallo per la prima e unica volta della sua storia. Dopo più di cinquantacinque anni di distanza dall’exploit della Belenenses, finisce l’egemonia di Benfica, Porto e Sporting Lisbona.

Le strade di Oporto si colorano finalmente di bianconero, una gioia immensa, che regala oceani di lacrime, stavolta di gioia a tutti gli appassionati e tifosi delle Pantere. A nulla serve il 4 a 0 (tripletta di Deco) che il Porto rifila al Boavista nell’ultima di campionato, i giochi sono già ampiamente compiuti. Il dio del calcio per una volta ha premiato quelli brutti, sporchi e cattivi, lasciando i belli, puliti e ricchi a guardare, leccandosi le ferite. Purtroppo per il Boavista non ci sarà un bis, e anzi nel giro di poco tempo, la crisi che ha colpito il Portogallo – sul finire della prima decade dei 2000 – avrà proprio nei bianconeri una delle sue vittime più illustri. Resta il ricordo di un’impresa titanica, fatta di coraggio e forza di volontà, in cui gli umili finalmente vincono e festeggiano con le mani al cielo, consci che un momento così va assaporato e gustato per tutta l’eternità.

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