venerdì 26 Febbraio 2021
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Barcelona-Santos 4-0: il trionfo del possesso palla

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Il 18 dicembre 2011 Barcelona e Santos si sfidarono a Yokohama per determinare la vincente del Mondiale per Club, una sfida che vide Leo Messi e Neymar incontrarsi per la prima volta su un campo di calcio. All’epoca l’argentino era senza dubbio il più forte giocatore al mondo, e qualche settimana più tardi avrebbe ottenuto a Zurigo il suo terzo Pallone d’Oro consecutivo, mentre il brasiliano, a soli 19 anni, aveva già addosso l’etichetta di crack e considerato come uno dei possibili eredi sia di Messi che di Cristiano Ronaldo nell’olimpo del calcio mondiale.

La vigilia fu carica di paragoni, e ovviamente fu tirato in ballo quel Barcelona-Santos del 1974, quando Pelè si misurò a Johan Cruyff nel Trofeo Carranza di Cádiz. Quello era solo un trofeo estivo, ma la ricorrenza bastò per il confronto: allora fu Pelè vs Cruyff, adesso era Neymar vs Messi.

Il Barcelona veniva dalla vittoria in Champions League nella stagione precedente, probabilmente il punto di perfezione più alto toccato nell’epoca Pep Guardiola. In estate, la squadra si era potenziata ulteriormente, aggiungendo Cesc Fabregas e Alexis Sanchez, una mossa che sembrava una investitura futura, visto che i due avrebbero dovuto probabilmente rimpiazzare negli anni seguenti Xavi e David Villa, all’epoca entrambi già sulla trentina.

Tuttavia, Guardiola faticò un poco a inserire i nuovi acquisti nel collaudato impianto di gioco, con un giovanissimo Thiago Alcantara che reclamava anche lui spazio. Fu una stagione in cui il tecnico catalano fu costretto spesso a cercare soluzioni alternative al classico 4-3-3 e a volte il Barcelona venne schierato con un 3-3-4 o 3-4-3 per poter sfruttare il più possibile l’abbondanza in attacco: a fine stagione vi sarebbero stati gli Europei e malgrado la necessità del turn-over nessuno aveva intenzione di perdersi minuti di gioco.

In campionato i blaugrana partirono bene, anche se il Real Madrid di Jose Mourinho fece di meglio, imponendo un ritmo impressionante. Sembrava l’anno del passaggio di testimone – così sarebbe stato alla fine, comunque – ma vincendo al Bernabéu il Clásico del 10 dicembre il Barcelona diede la netta sensazione che le cose sarebbero presto tornate al loro posto. Quel 3-1 fu un altro trionfo del “fútbol de posesión”, con Xavi e Messi a dirigere le operazioni e con Fabregas e Alexis entrambi in rete, a dare l’impressione che il Barcelona ci aveva visto giusto in estate.

Sulla scia di quel trionfo, il Barcelona si presentò in Giappone come netto favorito del Mondiale per Club, e la facile vittoria sull’Al-Sadd spedì i blaugrana in finale, dove avrebbero trovato il Santos di Muricy Ramalho che aveva battuto il Kashiwa Reysol per 3-1. Tutto come previsto, a parte che in semifinale Villa si era infortunato, rompendosi la tibia, una assenza che avrebbe poi pesato tantissimo sul resto dalla stagione.

Nemmeno Javier Mascherano e Alexis si trovavano in perfette condizioni fisiche, così Guardiola decise di ridisegnare la squadra, non tanto nei nomi, quanto nella distribuzione tattica, chissà compiendo un sogno, quello di schierare una squadra piena di centrocampisti e senza attaccanti puri. Il Barcelona scese infatti in campo con una specie di 3-7-0, dove Dani Alves agiva da ala pura, molto più avanzato del solito, con Thiago Alcantara “parcheggiato” sulla sinistra, ma con licenza di accentrarsi, e con il tridente Xavi-Busquets-Iniesta accompagnato in mezzo da Fabregas e Messi.

L’argentino quel giorno fu straordinario, ricoprendo contemporaneamente la posizione di mezzala, trequartista e “falso nueve”, il che generò possessione infinita e mandò completamente in tilt la tattica dei brasiliani, che forse si aspettavano una formazione più classica da parte del Barcelona, e che si trovarono totalmente impreparati davanti a tanta superbia tecnica,

Messi, Neymar e Xavi premiati come i migliori giocatori del torneo (foto: FIFA)

“Con el Barça hemos aprendido cómo se juega a fútbol” [Col Barça abbiamo imparato come si gioca a calcio] dichiarò a fine gara un deluso Neymar, che fu incapace di stare al passo con il rivale di giornata. Già, perché il recital blaugrana non solo produsse il 71% di possesso palla – oltre 45 minuti effettivi – ma causò un vero e proprio tiro al bersaglio verso la porta difesa da Rafael. Dopo 24 minuti la gara risultò praticamente già archiviata, grazie alle reti di Messi e Xavi, e poco prima dell’intervallo Fabregas mise fine a tutte le velleità brasiliane siglando il 3-0. A Neymar raramente arrivarono palle giocabili, e nell’unica occasione in cui riuscì a sgusciar via alla difesa blaugrana ci pensò Victor Valdes a ipnotizzarlo.

Messi completò la serata marcando il definitivo 4-0, e a fine gara gli fu consegnata una gigantesca chiave, il premio Toyota come il miglior giocatore della finale, il tutto mentre Neymar osservava invidioso la scena. Il brasiliano e l’argentino si ritrovarono comunque sul palco per la premiazione del miglior giocatore del torneo, dove Messi precedette Xavi e il proprio Neymar, e i due si scambiarono qualche parola. Meno di due anni più tardi si sarebbero ritrovati a condividere lo stesso spogliatoio, ma questa è un’altra storia…

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Juri Gobbini
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Amante della Liga e del Calcio Spagnolo Autore del libro "La Quinta del Buitre" (Amazon, 2020)

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