venerdì 24 Settembre 2021
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Adios, Don Luis – L’ultima avventura di Luis Carniglia in Italia

5 ' di letturaIl nuovo trainer della Juventus, Luis Carniglia, è da ieri sera a Torino. È giunto a Roma nelle prime ore del pomeriggio proveniente da Buenos Aires, due ore più tardi è ripartito proseguendo per la nostra città. I timori che si nutrivano sulle sue condizioni fisiche, dopo il pauroso incidente stradale in cui rimase coinvolto nel mese di aprile, sono stati fugati dallo stesso Carniglia. Con passo agile il trainer è sceso dall’aereo, si è avvicinato al gruppo dei giornalisti che l’attendevano insieme con il vice presidente bianco-nero Giordanetti e il segretario del club Amerio. Li ha salutati con uno smagliante sorriso anche se appariva un po’ affaticato per le 16 ore complessive di volo.
“Sono veramente felice di essere tornato in questo magnifico paese – ha dichiarato – dove ho vissuto una parte importante della mia vita calcistica. Il destino stava per giocarmi un brutto scherzo, ho rischiato la vita in un incidente. È un miracolo se ora sono qui a raccontarvi come è andata. La mia auto, sulla quale viaggiavo alla periferia di Buenos Aires, è andata quasi completamente distrutta nell’urto con un autocarro. Ho riportato la frattura di due costole e di una clavicola, un ematoma al polmone. Sono stati giorni terribili. Ma adesso voglio dimenticare tutto. Ho avuto la fortuna di riacquistare interamente la mia efficienza fisica. Sono pronto a lavorare per dare alla Juventus e ai suoi appassionati la squadra che è nei loro desideri in grado di competere con le «milanesi» e gli altri squadroni del campionato. Sono tranquillo, fiducioso e ottimista”.
Quali giocatori bianconeri conosce meglio?
“Haller ha disputato tre campionati con me quando eravamo al Bologna – ha risposto Carniglia – nel primo dei quali è stato formidabile. Se riuscirò a ricondurre Haller sul suo standard normale di gioco, già avremo fatto un grosso passo avanti. Considero Helmut una grande mezz’ala. Poi ritroverò Leonardi e Menichelli che già ebbi alle mie dipendenze quando guidavo la Roma e Giuliano Sarti che allenai nella Fiorentina. Ma oltre a questi giocatori so che la Juventus ha nelle sue file nomi di prestigio come Anastasi, che vidi segnare un gran goal in Nazionale contro la Jugoslavia, Salvadore, Castano, Del Sol, per non parlare dei nuovi acquisti Vieri, un giocatore di classe che deve raggiungere un rendimento più continuo, e Morini”.
Carniglia ha dimostrato di essere perfettamente al corrente sulla situazione del nostro football: “Una volta alla settimana – ha spiegato – la televisione argentina trasmette partite del campionato che si disputa in Italia. Anche dai giornali ho potuto seguire i vari incontri. Con mio figlio avevo scommesso che avrebbe vinto lo scudetto il Milan, mentre lui aveva pronosticato la Fiorentina”.
Non pensa che, avendo ora a disposizione una formazione forte come quella juventina, avrà quasi un «obbligo morale» di vincere lo scudetto?
La domanda ha creato un leggero imbarazzo nel trainer argentino, ma Carniglia si è subito ripreso: “Dovrò prima rendermi personalmente conto della situazione della squadra. Ma i giocatori ci sono, i risultati non potranno mancare. Lo scudetto non si può preventivare. Finora, in Italia, non l’ho mai vinto. Sono arrivato tre volte secondo: una con la Fiorentina, dietro la Juventus di Sivori, Charles e Boniperti, due con il Bologna”.
Le verrà affidata una squadra che da cinque stagioni applica il medesimo schema e le cui caratteristiche sono il gioco collettivo e lo spirito agonistico. Ritiene difficile mutare la mentalità dei calciatori adattandola alle sue teorie?
“La combattività non è una qualità essenziale nel football. Se schieriamo 11 corridori formeremo una squadra di rugby. Il calcio è semplice, non bisogna complicarlo. Prima di tutto pretendo dai giocatori il massimo rendimento, e a loro chiedo di giocare bene, non per raccogliere individualmente l’applauso, ma nell’interesse della squadra. Non soffoco l’estro a chi lo possiede: le doti tecniche del singolo al servizio dell’intero complesso. Per avere una grande squadra ci vogliono due o tre assi al posto giusto. Gli altri debbono amalgamarsi con essi”.
Lei conosce Heriberto e i suoi sistemi di allenamento?
“Heriberto Herrera l’ho incontrato un paio di volte. Ma non mi interessa il passato. Io pretendo soprattutto la massima disciplina e l’ordine senza i quali non si possono raggiungere traguardi importanti, ma con una certa elasticità. Altro elemento essenziale è la condizione fisica degli atleti. Penso che un giocatore che abbia superato i 25 anni ha bisogno di mantenere sempre in piena efficienza la sua condizione atletica effettuando, qualche volta, anche due allenamenti al giorno. Non posso cambiarlo dal punto di vista tecnico. Mentre è chiaro che si dovrà rivedere l’impostazione della squadra. Secondo le mie teorie, quando si è in possesso della palla bisogna attaccare tutti con la massima decisione, pronti però a ripiegare se vengono avanti gli avversari. In sostanza gli undici che scendono in campo devono saper formare un complesso omogeneo. Ho lasciato l’Independiente – ha spiegato Carniglia – perché sono abituato a lavorare con serietà. Ho trovato delle difficoltà nell’ambiente, sia fra i giocatori sia fra i dirigenti. Così mi sono dimesso. Avevo ricevuto anche altre proposte da clubs argentini. Ma ho preferito attendere gli sviluppi di alcune trattative con società italiane. Tornare in Italia è stato sempre il mio sogno da quando lasciai circa nove mesi fa il vostro paese. Ora mi si prospetta addirittura di guidare una grossa squadra come la Juventus. Mancano solo alcuni dettagli per la firma del contratto. I miei figli hanno appreso la notizia con gioia. Luis Cesare desidera laurearsi in ingegneria in Italia, la ragazza invece – ha detto sorridendo – ha interessi di carattere sentimentale”. Oggi Carniglia sottoscriverà il contratto biennale sulla base (si dice) di 35-40 milioni all’anno. Probabilmente si incontrerà con Heriberto Herrera per lo «scambio delle consegne» e prenderà un primo contatto con i giocatori. Nei prossimi giorni, Carniglia si recherà a Genova e Bologna, per affari privati.

Bruno Bernardi, da La Stampa del 19 giugno 1969

Invece la Juve faticherà tantissimo. La squadra è troppo sbilanciata: Furino e Del Sol devono farsi in otto per tappare i buchi lasciati dagli “anarchici” Bob Vieri e Haller. Le 4 sconfitte nelle prime 8 giornate (fra le quali il derby), i soli 6 punti in classifica e il distacco di 8 lunghezze dal Cagliari, fanno sì che il presidente Catella decida di esonerare il Carniglia prima che diventi problematico raddrizzare la situazione.
I bianconeri sono affidati a Ercole Rabitti, responsabile del settore giovanile, che pian piano ricostruisce il morale della truppa. Nel mercato di riparazione viene acquistato Antonello Cuccureddu, che subito diventa un punto fermo della compagine juventina. Vieri è spesso relegato in panchina, Haller comincia a far vedere di che pasta (e di che classe) è fatto.
Inizia la riscossa: la Juve risale la classifica, fermandosi tuttavia al 3° posto finale, alle spalle del Cagliari di Gigi Riva e dell’Inter. Don Luis farà le valigie e in Italia non ne sentiremo più parlare.

Articolo a cura di Stefano Bedeschi. Pubblicato su “Il Pallone Racconta”.

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