venerdì 26 Febbraio 2021
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1967, Racing – Independiente: la maledizione dei gatti neri di Avellaneda

2 ' di letturaQuello spazio di trecento metri assomiglia ad un luogo dell’anima. Uno di quegli interstizi interiori dove il tempo è scarificato, eroso, rimpinzato di una rabbia ancestrale. Trecento metri e la stessa città, Avellaneda. Il Cilindro e il Libertadores se ne stanno lì, a contemplarsi ogni singolo giorno. Quasi si annusano, eppure c’è un universo di distanza che danza sinuoso e in tumulto, in mezzo. Racing – Independiente è stato sempre molto di più che un semplice derby. Una sfida talmente di grana grossa che a decifrarla fai fatica, mista com’è di un intruglio che odora di pallone, politica, storia, dispetti, minacce, scontri fisici e verbali. E maledizioni, per non farsi mancare nulla.

Il 1967 sembra un anno benedetto per il Racing. Gli azul claro blancos sollevano la Copa Libertadores. Sono il secondo club argentino nella storia a riuscirci. Sapete chi ce l’aveva fatta prima? Sì: i rivali dell’Independiente. Non solo. Quelli del Racing de Avellaneda sono anche i campioni d’Argentina e infilano in bacheca pure la coppa intercontinentale, grazie al successo sui leoni di Lisbona, i cattolicissimi del Celtic. Un affronto troppo duro da deglutire per il Club Atlético Independiente. L’incredibile triplete, di fatto, sancisce una supremazia cittadina apparentemente incontrastabile.

Il Racing trionfa contro il Celtic a Montevideo: 1-0 e coppa Intercontinentale ad Avellaneda

Apparentemente. Dove non arrivano le qualità tecniche, trova infatti spazio la più macabra superstizione. Nella serata di massima gloria, quella che vede il Racing schiaffare in bacheca il titolo di campione del mondo, un gruppo di sostenitori biancorossi si infila nell’antro del nemico. L’idea gela il sangue. Gli incursori si portano dietro i cadaveri di sette gatti neri e li seppelliscono in diversi punti dello stadio. Il lugubre rito viene accompagnato da quella che poi verrà riconosciuta come la maldiciòn de los siete gatos negros“.

L’anatema scagliato produce i suoi effetti. Da quella notte, il Racing non vincerà più nulla per 34 anni di fila, fatte salve una Supercopa Libertadores e una Supercopa Interamericana. Trofei comunque nemmeno lontanamente paragonabili a quelli conquistati nell’epoca aurea. Il sortilegio verrà spezzato soltanto nel 2001, quando il club tornerà sul tetto d’Argentina. Durante questo torrenziale periodo, il Racing conoscerà anche l’infamia della retrocessione e dovrà assistere a ben sette trionfi dell’Independiente in Copa Libertadores.

La storia sconfina nella leggenda se si pensa che, malgrado anni di accurate ricerche, nessuno è mai riuscito a rinvenire gli scheletri dei poveri felini nel Cilindro. Durante i decenni, il club contattò anche esorcisti ed esperti di esoterismo, per provare a trovare una ragione spendibile a fronte di un’epoca crivellata di sventure. Anche se nessuno è mai riuscito a dimostrare che la storia fosse vera, i tifosi del Racing sono convinti che la loro malasorte sia da attribuire a questo evento. Un motivo non secondario per addensare di odio autentico l’aria già spessa che si respira attraversando quei maledetti trecento metri.

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Paolo Lazzari
Giornalista

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